CGA sostiene il concorso per ricercatori all’Università di Palermo: il merito prima di tutto. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

PALERMO – Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana mette un punto fermo su una questione destinata ad avere effetti su numerosi concorsi universitari e pubblici: il merito scientifico non può essere ridotto a una semplice somma matematica di attestati e titoli.
Con una sentenza depositata il 3 giugno 2026, il CGA ha respinto l’appello presentato da un candidato che aveva contestato l’esito della selezione per un posto di ricercatore in Geografia presso il Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo.
Il ricorrente aveva impugnato la vittoria di un’altra candidata sostenendo che la commissione esaminatrice avrebbe dovuto attribuire un punteggio analitico e dettagliato per ogni singolo titolo presentato, anziché esprimere una valutazione complessiva per categorie, come attività didattica, ricerca scientifica e partecipazione a convegni.
Una tesi che però non ha convinto né il TAR Palermo in primo grado né il Consiglio di Giustizia Amministrativa in appello.
La candidata risultata vincitrice della procedura si è costituita in giudizio con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino, Giuseppe Impiduglia e Giuseppe Gatto, ottenendo il definitivo rigetto delle contestazioni.
Secondo il CGA, infatti, le commissioni concorsuali sono chiamate a formulare un giudizio “complessivo, sintetico, unitario e globale” sui candidati e non una mera contabilizzazione numerica dei titoli posseduti.
I giudici amministrativi hanno chiarito che pretendere una scomposizione analitica di ogni attestato produrrebbe soltanto un inutile aggravio burocratico, rischiando di rendere ingestibili le procedure concorsuali universitarie.
Il principio affermato dalla sentenza appare particolarmente rilevante perché ribadisce il valore della discrezionalità tecnica delle commissioni esaminatrici, le quali devono valutare non soltanto la quantità dei titoli, ma soprattutto il loro “pregio intrinseco” e la coerenza del percorso scientifico e professionale dei candidati.
Il CGA ha inoltre ricordato che il giudice amministrativo può intervenire sull’esito di un concorso soltanto in presenza di macroscopici errori, evidenti travisamenti dei fatti o manifeste illogicità.
Una pronuncia che potrebbe costituire un precedente importante anche per future controversie in ambito universitario e nei concorsi pubblici, dove sempre più spesso le valutazioni delle commissioni vengono contestate sulla base di meri calcoli numerici.
Per effetto della decisione del CGA, la ricercatrice vincitrice potrà continuare a svolgere regolarmente il proprio incarico presso l’Università degli Studi di Palermo.
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Fonte: Report Sicilia
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