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Crisi idrica ad agrigento, 1.583 richieste di autobotte: I privati restano fermi ma sono pronti a ripartire. E se i numeri non li tiriamo fuori noi, chi li dà?

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Crisi idrica ad agrigento, 1.583 richieste di autobotte: I privati restano fermi ma sono pronti a ripartire. E se i numeri non li tiriamo fuori noi, chi li dà?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 7 min

La schermata che Report Sicilia pubblica parla chiaro: 1.583 richieste generate sulla piattaforma utilizzata per il servizio delle autobotti e, nel momento in cui è stata scattata la fotografia, il contatore delle richieste completate segna zero. Intanto gli autobottisti privati convenzionati con AICA restano fermi, pur dichiarandosi disponibili a riprendere immediatamente il servizio.

La crisi idrica agrigentina continua così a mostrare tutte le proprie contraddizioni. E ancora una volta sono i numeri, quelli che troppo spesso nessuno sembra preoccuparsi di comunicare pubblicamente, a consentire di comprendere la reale dimensione del problema.

1.583.

È questo il numero che compare sulla piattaforma nella schermata arrivata a Report Sicilia.

Naturalmente occorre essere precisi: dalla sola immagine non è possibile stabilire se le 1.583 richieste corrispondano ad altrettanti utenti differenti, quale sia l’arco temporale nel quale sono state generate o quante siano ancora effettivamente da evadere. Proprio per questo AICA dovrebbe chiarirlo immediatamente.

Ma una cosa è certa: il numero esiste ed è enorme.

E allora torniamo a fare una domanda che ormai sta diventando quasi imbarazzante: se Report Sicilia non va a cercare i numeri, chi si preoccupa di comunicarli agli agrigentini?

1.583 richieste generate, zero completate nella schermata

Nella parte superiore della piattaforma si legge il numero 1.583 accanto alla voce relativa alle richieste generate. A fianco, il contatore delle completate riporta zero.

Non vogliamo attribuire a quel dato un significato diverso da quello che possiamo documentare.

Potrebbe esserci un problema di aggiornamento, potrebbe trattarsi di richieste accumulate in un determinato periodo, potrebbero esserci consegne già effettuate ma non ancora registrate come completate.

Benissimo.

AICA lo spieghi.

Dica quanti dei 1.583 interventi risultino ancora da effettuare, quanti siano stati eseguiti, da quando si siano accumulate quelle richieste e quale sia oggi il tempo medio necessario per ricevere un’autobotte.

Sono informazioni che dovrebbero essere pubblicate spontaneamente durante un’emergenza di queste dimensioni.

e le autobotti private continuano a rimanere ferme

Nel frattempo prosegue il blocco delle autobotti private convenzionate con AICA.

Ed è proprio qui che emerge uno dei paradossi più difficili da spiegare ai cittadini.

Gli operatori hanno fatto sapere di essere pronti a tornare immediatamente a prestare il servizio, ma chiedono garanzie e regole chiare, a cominciare dalla possibilità di distribuire l’acqua a chi ne abbia necessità nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e delle disposizioni applicabili.

La posizione manifestata dagli autobottisti è molto netta: loro acquistano l’acqua e la rivendono nell’ambito della propria attività e non intendono essere trasformati, di fatto, in dipendenti di AICA.

Il concetto espresso dagli operatori è semplice: «Noi compriamo l’acqua e la rivendiamo. Non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo diventare dipendenti di AICA».

Naturalmente convenzioni, regolamenti e normativa devono essere rispettati. Ma proprio per questo chiediamo che vengano resi pubblici.

Qual è esattamente il rapporto che lega questi operatori ad AICA? Quali obblighi hanno assunto? Chi stabilisce a chi possano consegnare l’acqua? In forza di quale disposizione? Quali sono i punti dai quali possono approvvigionarsi?

Non servono interpretazioni.

Servono gli atti.

gli autobottisti: «garantite l’acqua a tutti e ripartiamo»

La disponibilità degli operatori, per quanto ci viene riferito, c’è: sono pronti a tornare sulle strade anche immediatamente.

Chiedono però una condizione fondamentale: certezza delle regole e garanzia che l’acqua possa raggiungere chi ne ha bisogno.

Una questione che inevitabilmente riporta al caso Maddalusa e alle altre aree nelle quali le limitazioni al rifornimento attraverso autobotte hanno provocato una situazione che Report Sicilia denuncia ormai da mesi.

E allora qualcuno deve assumersi la responsabilità di decidere.

Non possono essere gli autotrasportatori a stabilire autonomamente chi abbia diritto all’acqua e chi no. Ma non si può neppure pretendere che operatori economici privati vengano trattati come dipendenti del gestore se il rapporto giuridico esistente non lo prevede.

Si mettano sul tavolo convenzioni, regolamenti e disposizioni.

E si trovi una soluzione.

Perché mentre le istituzioni discutono, le richieste aumentano.

autobottisti disponibili, 1.583 richieste sulla piattaforma: perché il sistema rimane bloccato?

È questa la domanda centrale.

Se esiste una mole così rilevante di richieste e contemporaneamente esistono operatori dotati di autobotti che dichiarano di essere pronti a riprendere il servizio, per quale ragione non si riesce a trovare immediatamente una soluzione?

Quante autobotti private sono ferme?

Quanti viaggi effettuavano quotidianamente prima del blocco?

Quanti metri cubi d’acqua riuscivano complessivamente a distribuire?

Quanto è diminuita la capacità del servizio sostitutivo dopo il loro stop?

E soprattutto: quante delle 1.583 richieste potrebbero essere smaltite rimettendo immediatamente in funzione il sistema?

Sono questi i numeri che vogliamo.

e intanto il comune racconta di “prestare” l’autobotte

In tutto questo è arrivata anche la narrazione del Comune che avrebbe “prestato” un’autobotte per fronteggiare le difficoltà.

Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo.

Le autobotti sono mezzi della Protezione Civile e sono state acquistate con fondi destinati proprio alla Protezione Civile e alla gestione delle emergenze.

Forse il sindaco Sodano, quando quei mezzi venivano acquistati, era all’estero. Ma questo non cambia la loro natura né la ragione per la quale sono stati acquistati.

Non si tratta quindi di un’autobotte che qualcuno, per particolare generosità, decide oggi di “prestare” agli agrigentini.

Quei mezzi esistono proprio per essere utilizzati nelle emergenze.

E se quella che Agrigento sta vivendo oggi non è un’emergenza idrica, qualcuno dovrebbe spiegare cosa altro dovrebbe accadere perché possa essere definita tale.

Presentarne l’utilizzo quasi come una concessione straordinaria rischia soltanto di manipolare la percezione della notizia.

Gli agrigentini non hanno bisogno di propaganda.

Hanno bisogno dell’acqua.

una o più autobotti pubbliche possono sostituire il servizio dei privati?

Anche qui torniamo inevitabilmente ai numeri.

Quante autobotti della Protezione Civile sono oggi concretamente operative?

Quanti viaggi possono effettuare quotidianamente?

Qual è la loro capacità?

E soprattutto, possono realmente sostituire il volume di servizio assicurato fino a poco tempo fa dagli operatori privati?

Non basta fotografare un’autobotte e annunciarne l’impiego.

Bisogna spiegare quante richieste riesca a soddisfare.

Perché davanti a una piattaforma che mostra 1.583 richieste generate, il problema non è più raccontare che un mezzo è stato messo in strada.

Il problema è capire quanto tempo occorra per smaltire quella domanda.

AICA, ATI e comune pubblichino finalmente tutti i dati

Report Sicilia chiede quindi che AICA, ATI Idrico e Comune di Agrigento rendano pubblici i numeri completi dell’emergenza.

Quante richieste di autobotte sono attualmente inevase? Quante ne vengono soddisfatte ogni giorno? Qual è il tempo medio di attesa? Quante autobotti private sono ferme? Quante erano operative prima del blocco? Quanti viaggi garantivano quotidianamente? Quanti mezzi pubblici sono oggi disponibili? Quanti litri vengono complessivamente distribuiti ogni giorno?

E soprattutto: cosa rappresentano esattamente quelle 1.583 richieste che compaiono sulla piattaforma?

Perché non dovrebbe essere necessario attendere Report Sicilia per conoscere dati di questo genere.

Durante un’emergenza idrica la trasparenza non è un optional.

basta comunicati, servono acqua e numeri

La fotografia della situazione è paradossale.

1.583 richieste generate sulla piattaforma.

Zero completate nel contatore visibile al momento dello screenshot.

Autobottisti privati fermi.

Gli stessi operatori che dichiarano di essere disponibili a ripartire immediatamente.

E dall’altra parte il Comune che presenta come un “prestito” l’utilizzo di mezzi della Protezione Civile acquistati proprio per affrontare le emergenze.

Qualcosa evidentemente non funziona.

E mentre Comune, AICA e ATI discutono di competenze, convenzioni, diffide e responsabilità, a pagare continuano a essere i cittadini.

Report Sicilia continuerà a fare quello che dovrebbe essere normale in una situazione del genere: cercare gli atti, verificare i fatti e soprattutto pubblicare i numeri.

Perché quei numeri raccontano molto più di qualsiasi comunicato.

Oggi ce n’è uno che dovrebbe costringere tutti a dare spiegazioni:

1.583.

Adesso AICA dica agli agrigentini cosa rappresenta esattamente quel numero, quante di quelle richieste siano ancora in attesa e quanto tempo servirà per soddisfarle.

E soprattutto si spieghi perché, davanti a una domanda di queste dimensioni, le autobotti private disponibili a lavorare continuino a rimanere ferme.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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