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Crisi idrica: risanare i gestori prima di cambiare il sistema AICA

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Crisi idrica: risanare i gestori prima di cambiare il sistema AICA. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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AGRIGENTO – La politica regionale torna a discutere del futuro di Siciliacque. Da un lato il deputato regionale Ismaele La Vardera propone di riportare la società sotto il controllo pubblico, sostenendo che un bene essenziale come l’acqua non possa essere governato dalla logica del profitto. Dall’altro, però, cresce una domanda che sempre più cittadini si pongono: siamo sicuri che il problema della provincia di Agrigento sia davvero Siciliacque?

Perché, se si analizzano i numeri e gli atti degli ultimi anni, emerge una realtà ben diversa.

Il vero nodo sembra chiamarsi AICA.

Il rischio di guardare il bersaglio sbagliato

Nel corso dell’audizione all’Assemblea Regionale Siciliana, Ismaele La Vardera ha parlato di un’AICA “sotto ricatto” da parte di Siciliacque, mentre il sindaco di Agrigento Michele Sodano ha denunciato i danni economici provocati dall’attuale gestione.

Dichiarazioni legittime sul piano politico.

Ma che rischiano di spostare l’attenzione dal problema principale.

AICA non paga Siciliacque perché Siciliacque è privata.

AICA non paga perché da anni presenta uno squilibrio economico-finanziario che le impedisce di onorare regolarmente i propri impegni.

Se domani Siciliacque fosse interamente della Regione, il problema rimarrebbe identico.

Perché qualsiasi soggetto che fornisce acqua – pubblico o privato – deve essere pagato.

Altrimenti il sistema collassa comunque.

La Regione ha già evitato il fallimento

Negli ultimi anni la Regione Siciliana è intervenuta più volte per evitare il tracollo del sistema idrico agrigentino.

L’ultimo intervento, con il trasferimento di circa 20 milioni di euro, ha consentito ad AICA di superare una fase estremamente critica e di evitare conseguenze ancora più pesanti sulla continuità del servizio.

Non si può quindi sostenere che la Regione sia rimasta immobile.

Ha già salvato il sistema almeno una volta.

Il problema è capire se sia corretto continuare a utilizzare risorse pubbliche per tamponare una gestione che continua a produrre nuovi debiti senza affrontarne le cause.

Prima la legalità, poi le riforme

È qui che la proposta politica dovrebbe forse cambiare ordine di priorità.

Prima di discutere dell’acquisizione di Siciliacque, occorrerebbe costruire un gestore pubblico realmente efficiente.

Occorrerebbe verificare il rispetto dei contratti.

Accertare le responsabilità amministrative.

Ripristinare equilibri economici e finanziari.

Pretendere bilanci trasparenti.

Ridurre le perdite della rete.

Recuperare la morosità.

Far funzionare il sistema.

Solo dopo si potrà ragionare serenamente sul futuro dell’intero comparto idrico siciliano.

Diversamente il rischio è quello di trasferire gli stessi problemi da una società ad un’altra.

La richiesta di commissariamento

È proprio per questo che negli ultimi mesi si è fatta sempre più insistente la richiesta di un commissariamento di AICA e dell’ATI Idrico.

Non come atto politico.

Ma come conseguenza dell’incapacità dimostrata dagli organi ordinari di riportare il sistema entro condizioni di normalità.

I sindaci non sono soggetti esterni.

Sono i componenti dell’ATI Idrico.

Sono loro che approvano regolamenti.

Sono loro che esercitano il controllo sul gestore.

Sono loro che rappresentano l’assemblea dei soci.

Quando il controllore coincide con il controllato e il sistema continua a produrre squilibri economici, debiti e disservizi, è inevitabile interrogarsi sull’efficacia degli strumenti ordinari.

Ed è proprio in questi casi che la legge prevede strumenti straordinari.

Il ruolo del Prefetto e della Regione

Se una gestione produce effetti sull’ordine pubblico, sulla salute dei cittadini, sull’economia del territorio e sulla continuità di un servizio pubblico essenziale, le istituzioni superiori non possono limitarsi ad assistere.

Il Prefetto, per quanto riguarda la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, e l’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità, per le competenze di vigilanza sul servizio idrico, hanno il dovere di valutare se ricorrano i presupposti previsti dalla legge per un intervento sostitutivo.

Non sarebbe una sconfitta della politica.

Sarebbe l’applicazione delle norme quando gli strumenti ordinari non riescono più a garantire l’interesse pubblico.

Un appello a La Vardera

Ed è proprio qui che si inserisce una riflessione rivolta al deputato regionale Ismaele La Vardera.

L’Assemblea Regionale Siciliana ha bisogno di un parlamentare che guardi agli interessi dell’intera Sicilia, non soltanto alle dinamiche della politica agrigentina.

Prima di chiedere una rivoluzione dell’intero sistema idrico siciliano sarebbe opportuno pretendere che ogni gestore rispetti le regole.

Che ogni amministrazione risponda delle proprie responsabilità.

Che ogni sindaco faccia la propria parte.

Perché non può essere Agrigento, con un sistema che da anni vive grazie a continui interventi straordinari e produce milioni di euro di debiti, a indicare il modello da seguire per tutta la Sicilia.

Prima si costruisce una gestione pubblica efficiente, trasparente e capace di stare sul mercato.

Poi si potrà discutere dell’acquisizione di Siciliacque.

Invertire questo percorso significherebbe mettere a rischio l’intero sistema idrico regionale.

E sarebbero ancora una volta i cittadini siciliani a pagarne il prezzo.

L’acqua non ha colore politico.

Ma nemmeno può essere amministrata senza responsabilità, senza conti in ordine e senza il rispetto delle regole.

È da qui che dovrebbe partire qualsiasi riforma.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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