Di Rosa risponde alla Chiesa: “Restituiamo il potere ai cittadini. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Il richiamo al voto consapevole e alla responsabilità dei cittadini, lanciato dall’Arcidiocesi attraverso la nota firmata da mons. Alessandro Damiano e don Mario Sorce, trova una condivisione solo parziale da parte del candidato sindaco Giuseppe Di Rosa, che rilancia con toni duri contro il sistema politico locale.
«Il potere più grande è nelle mani dei cittadini – afferma Di Rosa – ed è proprio da qui che dobbiamo ripartire. Ma ad Agrigento questo potere è stato negli anni svuotato, condizionato e manipolato da logiche che nulla hanno a che vedere con il bene comune»
Parole che trasformano il messaggio pastorale in una vera e propria denuncia politica. Per Di Rosa, infatti, il problema non è soltanto culturale o legato alla partecipazione, ma strutturale: un sistema che negli anni avrebbe impedito ai cittadini di esercitare realmente la propria sovranità.
La nota dell’Arcidiocesi descrive un clima politico caratterizzato da ritiri improvvisi, simboli concessi e poi revocati e scelte contraddittorie. Un quadro che, secondo il candidato civico, conferma quanto da tempo denuncia.
«È una politica ripiegata su sé stessa – sostiene – costruita su accordi, appartenenze e interessi, che ha allontanato i cittadini dalle istituzioni. Non è un caso se oggi molti agrigentini non credono più nella politica: hanno visto sempre gli stessi gestire potere e risorse»
Ma è nel passaggio successivo che arriva l’affondo più netto.
«Non basta invitare al voto consapevole – aggiunge Di Rosa – bisogna dire con chiarezza chi ha impedito finora che quel voto fosse davvero libero. Quando nelle liste troviamo gli stessi nomi, le stesse famiglie e gli stessi interessi che hanno governato e distrutto questa città, il problema è strutturale»
Nel mirino anche la gestione delle risorse pubbliche, con un riferimento diretto ai fondi legati ad Agrigento Capitale Italiana della Cultura.
«Chi oggi si presenta come nuovo – attacca – spesso è espressione di quel sistema che ha gestito appalti e risorse, compresi i 20 milioni di euro della “Capitale della Cultura”, senza lasciare nulla alla città. Qui si è consumata una spartizione»
Infine, l’appello diretto agli elettori, che diventa anche un posizionamento politico preciso nella campagna elettorale.
«Il richiamo della Chiesa è giusto – conclude – ma oggi serve un atto di coraggio: rompere con il passato. Il voto è potente solo se è libero da condizionamenti. Io rappresento un’alternativa civica, libera da partiti e potentati. Se il potere è davvero dei cittadini, è il momento di dimostrarlo»
Un intervento che segna un ulteriore innalzamento dei toni nella campagna elettorale agrigentina, spostando il confronto dal piano dei programmi a quello, più profondo, della legittimità del sistema politico che ha governato la città negli ultimi anni.
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Fonte: Report Sicilia
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