Il Comune modifica le sue posizioni, ma ignora il giudice nella comunicazione. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

C’è un particolare che cambia radicalmente la prospettiva della vicenda relativa all’agente della Polizia Locale Antonio Manzella.
Dopo la pubblicazione del nostro precedente editoriale siamo entrati in possesso della deliberazione della Giunta comunale n. 81 del 1° giugno 2026 GC_81_2026, adottata dall’amministrazione guidata dall’allora sindaco Francesco Miccichè.
Ed è una delibera tutt’altro che irrilevante.
La Giunta, infatti, dopo avere acquisito il parere del dirigente del Settore Personale, prende atto che non sussistono casi o esigenze eccezionali che possano motivare un dissenso alla richiesta di proroga dell’assegnazione temporanea dell’agente e, proprio per questa ragione, decide di accogliere la richiesta, autorizzando il prolungamento dell’assegnazione fino al 30 giugno 2028. Lo stesso provvedimento ricorda che l’articolo 42-bis del D.Lgs. 151/2001 consente un eventuale diniego soltanto in presenza di esigenze eccezionali e adeguatamente motivate.
E allora nasce una domanda inevitabile.
Se il Comune, con una deliberazione formalmente adottata e immediatamente esecutiva, aveva già espresso la propria volontà favorevole alla proroga, perché poche settimane dopo decide di costituirsi davanti al Tribunale del Lavoro per contrastare la richiesta dello stesso dipendente?
La determinazione sindacale con la quale il sindaco Michele Sodano autorizza la costituzione in giudizio si limita ad affermare che il Comune ritiene infondate le domande del ricorrente, senza alcun richiamo alla precedente deliberazione della Giunta comunale del 1° giugno 2026.
Ed è proprio questo il punto.
Non spetta certamente a noi stabilire quali effetti giuridici produca quella deliberazione.
Sarà eventualmente il giudice a valutare il quadro complessivo.
Ma sotto il profilo amministrativo e della trasparenza una riflessione è doverosa.
Se l’attuale amministrazione riteneva che la deliberazione della precedente Giunta fosse illegittima, inefficace, superata o comunque non condivisibile, avrebbe potuto spiegarlo apertamente.
Se invece riteneva che quel provvedimento fosse valido, allora era inevitabile confrontarsi con esso anche nella scelta di costituirsi in giudizio.
Ignorarlo del tutto lascia inevitabilmente spazio agli interrogativi.
Perché il Comune, prima di opporsi alle richieste del dipendente, non ha chiarito quale valore attribuisse a quella deliberazione?
Perché nella costituzione in giudizio non viene richiamato un atto che riguarda esattamente lo stesso oggetto?
Perché non viene spiegato se la nuova amministrazione intenda disconoscere quella decisione politica assunta soltanto pochi giorni prima dell’insediamento del nuovo sindaco?
Sono domande che meritano una risposta.
Anche perché questa vicenda, ormai, non riguarda più soltanto il destino professionale di un agente di Polizia Locale.
Riguarda la coerenza dell’azione amministrativa.
Perché i cittadini hanno il diritto di sapere se gli atti del Comune mantengono un valore indipendentemente da chi siede sulla poltrona di sindaco oppure se ogni cambio di amministrazione può cancellare, senza spiegazioni pubbliche, decisioni già assunte dall’Ente.
La continuità amministrativa è uno dei principi fondamentali della Pubblica Amministrazione.
Ed è proprio nei casi come questo che dovrebbe manifestarsi con maggiore chiarezza.
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Fonte: Report Sicilia
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