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Il sogno è finito. Adesso Agrigento si sveglia con il Gay Pride e con i problemi di sempre

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Il sogno è finito. Adesso Agrigento si sveglia con il Gay Pride e con i problemi di sempre. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Lo avevo scritto pochi giorni fa. «Ho fatto un sogno».

Sognavo il Gay Pride che percorreva via Atenea, il salotto buono di Agrigento. Un corteo colorato, musica, bandiere, slogan. Nel sogno mi chiedevo se davvero fossimo arrivati a questo punto. Poi mi sono svegliato. E avevo tirato un sospiro di sollievo: per fortuna era stato solo un sogno. Purtroppo mi sbagliavo.

Il prossimo 29 agosto quel sogno diventerà realtà. Il Gay Pride sfilerà davvero lungo la strada principale della città. E non si tratta di un’iniziativa privata semplicemente autorizzata, ma di un evento patrocinato dall’amministrazione comunale. Ed è qui che nasce la riflessione. Perché nessuno mette in discussione la libertà di manifestare o il diritto di ogni persona a vivere la propria esistenza con dignità e rispetto. In uno Stato democratico questi diritti appartengono a tutti e devono essere tutelati. Ma un conto sono i diritti. Un altro conto sono le priorità politiche. Agrigento vive una delle stagioni più difficili della sua storia recente.

Le famiglie convivono con il problema dell’acqua. Le strade sono un percorso a ostacoli. Il decoro urbano continua a essere una chimera. Le periferie aspettano risposte. Il commercio langue. I giovani continuano a fare le valigie. Il traffico è caotico. I servizi arrancano. E mentre tutto questo accade, quale messaggio arriva da Palazzo dei Giganti? Il Gay Pride.

Sembra quasi una fotografia perfetta di questa amministrazione: tanta attenzione a ciò che fa rumore, molta meno a ciò che serve davvero. Ci avevano raccontato la favola del cambiamento. Avevano promesso una città diversa nel giro di poche settimane. Dovevano arrivare idee nuove, una macchina amministrativa efficiente, una rivoluzione capace di cancellare anni di immobilismo.

La rivoluzione, invece, almeno finora, sembra essere tutta negli eventi. Agrigento continua a perdere pezzi, ma si organizza la passerella. I cittadini chiedono acqua, ricevono manifestazioni. Chiedono strade sicure, ricevono slogan. Chiedono pulizia, ricevono bandiere. Chiedono programmazione, ricevono eventi.

È davvero questa l’idea di città che si vuole costruire?

Perché amministrare significa stabilire delle priorità. E le priorità raccontano molto più di qualsiasi conferenza stampa o post sui social. Una città che ancora fatica a garantire i servizi essenziali dovrebbe concentrare ogni energia nel risolvere i problemi quotidiani dei suoi cittadini. Tutto il resto viene dopo. Molto dopo.

Qualcuno dirà che un patrocinio non costa nulla. Forse economicamente. Politicamente, invece, vale tantissimo. Perché significa dire ai cittadini: questa iniziativa rappresenta una delle immagini che vogliamo dare di Agrigento. E allora la domanda è inevitabile. È davvero questa l’immagine di cui la città aveva bisogno nel pieno di una crisi amministrativa, infrastrutturale e sociale?

Qualche giorno fa avevo raccontato un sogno. Oggi non posso più definirlo tale. È diventato realtà.

E, francamente, c’è ben poco da festeggiare.

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Fonte: Sicilia24h

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