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Ipocrisia in campagna elettorale: assolti i propri, colpiti gli avversari

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Ipocrisia in campagna elettorale: assolti i propri, colpiti gli avversari. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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C’è una regola non scritta che sembra dominare questa campagna elettorale: gli amici degli altri sono impresentabili, i propri sono statisti. Gli alleati degli avversari sono un problema, i propri diventano improvvisamente una risorsa. È il trionfo del doppio standard, dell’ipocrisia elevata a metodo politico.

Negli ultimi giorni abbiamo assistito all’ennesimo tentativo di costruire una narrazione tanto semplice quanto discutibile: colpire un candidato attraverso alcune personalità che lo sostengono, trasformando il dibattito politico in un tribunale permanente dove l’imputato è sempre e soltanto l’avversario.

Ma se davvero il criterio di valutazione deve essere quello delle compagnie politiche, allora la domanda è inevitabile.

Si indicano Di Mauro e Gallo come elementi sufficienti per formulare giudizi politici pesanti nei confronti di Alonge. Bene. Ma allora è legittimo chiedersi: per chi votano l’onorevole Capodicasa, Ida Carmina, Davide Faraone, Giovanni Panepinto, Michele Catanzaro, Gambino, Lauricella, Provenzano e Cambiano? Non sostengono forse lo schieramento che fa a capo al tuo “Controcorrente” oppure vendono salsicce? Cioè, spiega come funziona? Guarda, caro Ismaele che il messaggio che passa è surreale. Da una parte ci sarebbero i “cattivi”, i “pericolosi”, quelli da additare al pubblico ludibrio. Dall’altra, invece, una schiera di santi laici improvvisamente elevati a simboli del rinnovamento, della cultura, della legalità e dell’antimafia, detentori del verbo.

I di cui sopra sono forse figure estranee alla competizione elettorale? Oppure sostengono apertamente il tuo candidato Michelino (adesso vili e meno vili, porci e meno porci, ruffiani e meno ruffiani, lecchini e meno lecchini, paraculi e meno paraculi, sguazzavertuli e meno sguazzavertuli si scatenano contro il sottoscritto sui social…)?

Perchè te li scrolli di dosso? Perchè non parli dei tuoi? Aggiungo: ti posso assicurare una cosa; non escludo che Mirello Crisafulli, fresco sindaco di Enna, abbia fatto diverse telefonate in quel di Agrigento per far votare esattamente il tuo candidato. Però, Ismaè, fatti dire chi è Mirello…

Torniamo ai nomi. Perché se due nomi bastano a costruire un atto d’accusa contro Alonge, allora nove nomi dovrebbero almeno imporre una riflessione altrettanto rigorosa dall’altra parte. Invece no.

Accade qualcosa di straordinario. I sostenitori dell’avversario diventano automaticamente motivo di sospetto, mentre quelli del proprio schieramento vengono elevati a simboli del cambiamento, della cultura politica, della legalità e dell’antimafia. Una sorta di miracolo elettorale che si ripete puntualmente ogni cinque anni. È una rappresentazione che offende l’intelligenza degli elettori.

I cittadini conoscono i protagonisti della politica locale e regionale. Conoscono i percorsi, le alleanze, le amicizie, le contraddizioni e le convenienze che hanno accompagnato per anni la vita pubblica. Pensare di poter dividere il mondo tra buoni e cattivi in base al candidato sostenuto significa sottovalutare la maturità di una comunità.

La verità è che quando mancano gli argomenti si cercano i bersagli. Quando mancano le idee si costruiscono nemici. Quando manca il coraggio del confronto si preferisce la delegittimazione personale.

Ma le campagne elettorali non dovrebbero servire a questo. Dovrebbero essere il luogo in cui si discute di sviluppo, lavoro, servizi, sicurezza, infrastrutture e futuro. Dovrebbero essere il momento in cui i candidati spiegano cosa intendono fare e come intendono farlo.Trasformarle in una gara a chi trova il sostenitore più scomodo significa certificare il fallimento della politica.

Chi oggi punta il dito contro gli altri dovrebbe prima avere l’onestà di guardare dietro le proprie spalle.

Perché il problema non sono gli amici degli avversari. Il problema è pretendere che quelli degli altri siano sempre un difetto e quelli propri sempre una virtù.

E questa, più che politica, si chiama semplicemente ipocrisia.

No Ismaè, no…

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Fonte: Sicilia24h

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