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Maddalusa in crisi idrica: il comitato di quartiere diffida Sindaco e Prefetto

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Maddalusa in crisi idrica: il comitato di quartiere diffida Sindaco e Prefetto. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Agrigento manifestazione per l'acqua fonte l'amico del popolo

A Contrada Maddalusa, ad Agrigento,  cresce la preoccupazione per una situazione che, secondo il Comitato di quartiere, avrebbe ormai superato il limite della normale difficoltà quotidiana. La vicenda è al centro di un atto di diffida e messa in mora indirizzato al sindaco del Comune di Agrigento e, per conoscenza, al prefetto, alla Protezione civile, all’Asp e ad altri enti competenti. Il documento è firmato dagli avvocati Teres’Alba Raguccia ed Enzo Gianmaria Cardella, nell’interesse del Comitato di quartiere Contrada Maddalusa, rappresentato dal presidente Michele Mallia.

Una zona senza rete idrica pubblica

Nel testo della diffida viene descritta una condizione ritenuta grave: i residenti di Contrada Maddalusa, area abitata dell’hinterland agrigentino, vivrebbero da oltre quarant’anni senza opere di urbanizzazione primaria, in particolare senza condotta idrica pubblica e senza rete fognaria. Una carenza che, secondo quanto riportato nell’atto, avrebbe costretto nel tempo molte famiglie a ricorrere all’approvvigionamento tramite autobotti private, con costi a proprio carico e senza un servizio pubblico stabile.

La situazione si sarebbe aggravata nei primi giorni di maggio 2026, quando AICA avrebbe comunicato lo stop all’autorizzazione del trasporto idrico tramite autobotti per alcune unità immobiliari prive dei requisiti indicati. La diffida segnala che l’ultima fornitura risalirebbe al 9 maggio 2026 e che, alla data dell’atto, le riserve d’acqua sarebbero ormai esaurite.

I rischi per famiglie e soggetti fragili

Il Comitato parla di una vera emergenza igienico-sanitaria. La mancanza prolungata di acqua potabile, si legge nel documento, può incidere sulle più semplici pratiche di igiene personale e domestica, con possibili rischi per la salute pubblica. La preoccupazione riguarda soprattutto anziani, disabili, persone allettate, soggetti immunocompromessi e nuclei familiari già in condizioni di fragilità.

Il timore espresso nella diffida non riguarda solo l’aspetto sanitario. L’assenza di risposte concrete, secondo i legali, potrebbe alimentare esasperazione sociale e problemi di ordine pubblico, specie con l’avvicinarsi della stagione estiva.

“A fronte di tale emergenza, i legali, in nome e per conto dei residenti, hanno presentato formale istanza in data 27 maggio 2026 al Sindaco e al Prefetto di Agrigento, chiedendo l’adozione urgente di provvedimenti in deroga per la ripresa dell’approvvigionamento idrico. Tale istanza è stata trasmessa e acquisita agli atti dell’Amministrazione – si legge nell’atto di diffida –  Analogamente, in data 28 maggio 2026, l’Ufficio del Sindaco di Agrigento ha anch’esso trasmesso comunicazione al Prefetto di Agrigento (acquisita al prot. n. 38581 del 28.05.2026), riconoscendo la gravità della situazione e chiedendo la convocazione di un tavolo tecnico per l’adozione di soluzioni, anche temporanee, a scongiurare l’imminente pericolo.

Nonostante il riconoscimento dell’urgenza e il doppio sollecito istituzionale proveniente sia dai legali dei residenti che dallo stesso Sindaco, ad oggi, 12 giugno 2026, non risulta adottato alcun provvedimento contingibile e urgente, né è stato convocato e concluso con esiti concreti alcun tavolo tecnico operativo, né è stato garantito il ripristino del servizio idrico in favore dei residenti di Contrada Maddalusa.”

Le richieste al Sindaco e al Prefetto

Il Comitato chiede al sindaco di Agrigento di adottare entro tre giorni un’ordinanza urgente per riattivare un servizio regolare di autobotti, garantendo priorità ai nuclei più fragili. Viene sollecitata anche la valutazione di soluzioni tecniche temporanee e la convocazione di una conferenza di servizi con Comune, Prefettura, Asp, Protezione civile, AICA e Regione Siciliana.

In subordine, la diffida chiede al prefetto di esercitare i propri poteri di vigilanza e coordinamento e, in caso di mancato intervento, di valutare l’attivazione dei poteri sostitutivi.

Una richiesta che fotografa il livello di allarme raggiunto dai residenti di Maddalusa, dove l’acqua non è più solo un servizio mancante, ma una questione di salute, dignità e sicurezza.

La diffida conclude con l’elenco delle responsabilità civili e penali

RESPONSABILITÀ CIVILI E PENALI

Responsabilità penale per omissione di atti d’ufficio — Art. 328 c.p.

Si avverte che il perdurante inadempimento delle Autorità destinatarie è suscettibile di integrare il reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio, previsto e punito dall’art. 328, comma 1, c.p. il quale punisce il pubblico ufficiale che indebitamente rifiuta un atto che deve essere compiuto senza

ritardo per ragioni di igiene e sanità pubblica.

Nella fattispecie in esame ricorrono tutti gli elementi costitutivi del reato:

  • la qualità di pubblico ufficiale in capo al Sindaco e al Prefetto;
  • l’obbligo giuridico di provvedere, fondato sulle norme sopra richiamate;
  • la conoscenza e l’ammissione della situazione di pericolo provata dalle predette note del 27 e del 28 maggio 2026;
  • la perdurante inerzia nonostante le reiterate sollecitazioni formali;
  • la sussistenza di ragioni di igiene, sanità pubblica e incolumità che impongono l’intervento senza ritardo.In proposito, la Cass. Pen., Sez. VI, n. 1657/2020 ha affermato che l’inerzia prolungata a fronte di esposti dei cittadini configura il rifiuto implicito, suscettibile di integrare il reato continuato. Si richiama altresì l’art. 40, comma 2, c.p. in forza del quale il Sindaco, quale soggetto titolare di una posizione di garanzia in materia di salute pubblica, risponde penalmente anche per omissione: non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo.
  • Responsabilità civile e obbligo risarcitorio — Art. 2043 c.c.L’omissione di atti dovuti da parte della Pubblica Amministrazione, qualora produca un danno ingiusto ai cittadini, obbliga l’Ente e il titolare dell’organo inadempiente al risarcimento del danno ai sensi dell’art. 2043 c.c.

    I danni patiti dai residenti di Contrada Maddalusa non si limitano ai profili strettamente sanitari, ma comprendono:

    • il danno biologico derivante dalla privazione di acqua potabile e dalle condizioni di precarietà igienica;
    • il danno non patrimoniale per la grave alterazione della qualità della vita, lo stato di ansia e lo stress cagionato dalla prolungata e ingiustificata privazione di un bene primario;
    • il danno patrimoniale rappresentato dai maggiori costi sostenuti dai residenti per l’approvvigionamento idrico di emergenza.
    • Si richiama altresì l’art. 185 c.p. in forza del quale ogni reato che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, ai sensi delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui. L’obbligo risarcitorio, in caso di declaratoria di responsabilità penale, si estenderà anche all’Ente di appartenenza”.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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