Nuove rivelazioni di Accetti: l’operazione Orlandi contro Giovanni Paolo II. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Tornano a far discutere le dichiarazioni attribuite a Marco Accetti sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. In un lungo dialogo, Accetti propone una più chiara ricostruzione della vicenda, sostenendo che il rapimento sarebbe stato collegato a un’operazione politico-strategica volta a colpire l’immagine di Giovanni Paolo II e a influenzare il contesto internazionale dell’epoca.
Secondo Accetti l’obiettivo principale non sarebbe stato il Vaticano in quanto istituzione italiana, né tantomeno i servizi segreti dello Stato italiano. “Noi non ci saremmo mai fidati degli italiani o della Città del Vaticano”, afferma, indicando invece una matrice riconducibile all’Est europeo e, in particolare, alla Stasi, il servizio di sicurezza della Germania Est.
Nel dialogo viene più volte ribadita l’idea che il caso sarebbe nato come pressione indiretta collegata alla vicenda di Mehmet Ali Ağca, con lo scopo di “far cambiare idea ad Agca” e favorire una ritrattazione rispetto alle accuse rivolte al blocco orientale dopo l’attentato del 1981 al Papa polacco.
“Nessun coinvolgimento delle istituzioni italiane”
Uno dei passaggi centrali riguarda il presunto ruolo di collaboratori italiani. Accetti sostiene che vi sarebbero stati “fiancheggiatori” operativi sul territorio nazionale, ma estranei alle istituzioni:
“La Stasi non poteva far nulla in Italia senza una collaborazione degli italiani. Ma non appartenevano allo Stato, anzi spesse volte usavano i servizi come infiltrati”.
Secondo questa impostazione, eventuali contatti con apparati italiani sarebbero stati considerati dagli stessi organizzatori troppo rischiosi, poiché avrebbero potuto trasformarsi in un “tranello” da parte dei servizi segreti italiani.
Nel colloquio emerge anche un riferimento ai comunicati diffusi durante il caso Orlandi. Accetti sostiene che il nome del Papa non venisse mai citato direttamente proprio per evitare che apparisse evidente il vero obiettivo politico dell’operazione:
“Coinvolgevamo la Curia, Casaroli, ma il Papa mai. Era fatto apposta”.
Il riferimento alla Stasi e al “ricatto sessuale”
Nella parte finale del dialogo, Accetti definisce il caso Orlandi come una “storia semplice”, fondata su un presunto “ricatto sessuale dipinto”, cioè costruito artificialmente per esercitare pressione politica e mediatica.
Secondo il racconto, il vero mandante sarebbe stato “l’Oriente”, mentre i soggetti italiani avrebbero avuto soltanto funzioni di tramite operativo.
Il colloquio contiene inoltre riferimenti alla cosiddetta “lettera delle Belle More”, alla “falsa informativa SISDE” e ad altri episodi da anni al centro di dibattiti, come il caso Garramon e il caso Skerl, ipotesi investigative e controversie giudiziarie.
I riferimenti ai casi Skerl e Garramon
Durante la conversazione vengono citati anche altri episodi collegati da Accetti allo stesso ambiente operativo. In particolare, Accetti richiama il caso di Caterina Skerl e quello di Garramon, sostenendo che vi sarebbe una continuità tra le persone coinvolte e che questo “potente” gruppo, al di sopra del governo, avesse anche operato per rapire e uccidere Josè Garramon nonché Catherine Skerl.
A un certo punto l’interlocutore spiega anche il collegamento con la sparizione della bara della Skerl, eseguito da questo gruppo di “potere” che poi, tramite un amica di Accetti, lo rese noto, acquisendo così ancora più autorità e incutendo paura per il gesto.
Alla domanda sulla bara Accetti risponde: “L’ambiente è quello, l’omicidio Skerl, la bara. Certo che sì”.
“Io non posso inventare”
Nel corso del dialogo, Accetti sostiene di aver ricostruito i fatti attraverso “decine e decine di indizi”, ribadendo più volte di non avere conoscenza completa dell’intera vicenda: “Non si può sapere tutto, devi sempre diffidare da quelli che dicono di sapere tutto”.
Una frase che sembra delimitare un confine, forse veritiero, o magari precauzionale, nel spiegare bene chi e cosa fosse questo gruppo di altissimo potere al di sopra delle parti, anche della stessa città del Vaticano.
Le dichiarazioni si inseriscono in un contesto che, a oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, continua a essere segnato da elementi contrapposte, testimonianze controverse e piste investigative mai definitivamente identificate.
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Fonte: Report Sicilia
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