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Pediatria a Licata in crisi: solo due medici per nove posti disponibili

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Pediatria a Licata in crisi: solo due medici per nove posti disponibili. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

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Ospedale-Licata

Tra pediatri e neonatologi, l’ASP di Agrigento dovrebbe contare su 29 medici in dotazione organica, ma ne sono in servizio appena 16:    otto su undici al San Giovanni di Dio di Agrigento, sei su nove al Barone Lombardo di Canicattì e soltanto due su nove al San Giacomo d’Altopasso di Licata, dove i posti previsti sarebbero sei pediatri e tre neonatologi.

È la fotografia di un presidio periferico ridotto al lumicino, con due soli medici a coprire un servizio che ne richiederebbe nove.  

Il “tampone”: la mobilità d’urgenza da Agrigento

Per non chiudere, l’Azienda ha adottato una soluzione-cerotto: spostare a turno medici da Agrigento verso Licata. Il ricorso sistematico alla mobilità d’urgenza dei dirigenti, in particolare dall’Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Agrigento, è proprio ciò che ha fatto scattare la denuncia del sindacato CIMO. È il meccanismo che tiene formalmente in piedi il reparto, ma a costo di indebolire l’unità di provenienza e di logorare il personale.  

La denuncia sindacale (CIMO, aprile 2026)

Il segretario regionale CIMO Giuseppe Bonsignore ha contestato la legittimità della prassi: la mobilità d’urgenza, secondo il contratto nazionale, andrebbe riservata a situazioni eccezionali e temporanee, mentre qui viene usata in modo continuativo per coprire una carenza strutturale.

Il sindacato segnala inoltre il superamento dei limiti temporali, la mancata rotazione del personale, turni e pronta disponibilità che non garantiscono riposi adeguati, con aumento del rischio di burnout e di errore clinico.

La sintesi di Bonsignore è netta: non si può gestire una carenza strutturale come se fosse un’emergenza, scaricandone il peso sui professionisti. A questo si aggiungono i disagi logistici degli spostamenti tra Agrigento e Licata.  

La replica dell’ASP (maggio 2026)

La direzione strategica ha risposto rivendicando la volontà di potenziare, non chiudere. L’Azienda dichiara di aver attivato tutte le procedure possibili per reclutare personale: bandi pubblici, concorsi, graduatorie vigenti, professionisti in quiescenza, graduatorie di altre aziende e, in via residuale, agenzie interinali. Sulla mobilità interna, l’ASP la inquadra come misura straordinaria prevista dal contratto e contenuta entro il limite massimo di trenta giorni annui; nello stesso comunicato osserva, con una punta polemica, che alcune criticità sarebbero state enfatizzate da singoli professionisti per rappresentare il proprio disagio — passaggio che ha irritato la categoria.

La risposta operativa

A inizio mese è arrivato un primo rinforzo concreto: tre nuovi dirigenti neonatologi destinati alla pediatria diretta da Giuseppe Gramaglia e alla neonatologia diretta da Maria Curtopelle, proprio in considerazione della grave carenza all’ospedale di Licata. È un tampone più solido del precedente, ma resta da verificare se basterà a riportare il presidio entro i parametri di sicurezza. 

Il convitato di pietra: la soglia dei 500 parti

Sopra tutto pesa il vincolo normativo. Lo standard nazionale (impianto Balduzzi) considera a rischio i punti nascita sotto i 500 parti l’anno, che possono restare aperti solo con una deroga ministeriale del Comitato Percorso Nascita. Per Licata non è uno scenario teorico: il Ministero aveva già concesso una deroga proprio perché il punto nascite non raggiungeva i cinquecento parti annui, subordinandola a una serie di interventi strutturali di sicurezza. Ogni indebolimento dell’organico riavvicina quindi lo spettro della chiusura per via amministrativa, a prescindere dalla volontà locale.  

La posta in gioco per i cittadini

Il bacino del San Giacomo non è solo Licata: vi afferiscono anche Palma di Montechiaro e diversi paesi limitrofi. Chiudere — o anche solo intermittere — il reparto significherebbe spostare parti e urgenze pediatriche su Agrigento o Gela, in un territorio già penalizzato dalla viabilità.

E una dimensione civica viva: le ostetriche del punto nascita sono scese in piazza in occasione della loro giornata internazionale, rivendicando politiche di rafforzamento della professione.  

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Fonte: Report Sicilia

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