Protesi al pene pagate con soldi pubblici, terremoto all’ospedale di Agrigento: cinque medici indagati per associazione a delinquere. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo
Un’inchiesta giudiziaria scuote l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Cinque medici risultano indagati nell’ambito di un’indagine della Procura che ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, peculato e falso commesso da pubblico ufficiale. Al centro degli accertamenti ci sono oltre cento interventi per l’impianto di protesi peniene che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati effettuati a carico del Servizio sanitario nazionale anche in assenza dei requisiti necessari.
L’indagine riguarda fatti collocati tra il 2018 e la fine del 2023 e coinvolge due reparti ospedalieri e cinque medici, tra cui tre primari, uno dei quali risulta essere stato licenziato in una vicenda ancora oggetto di contenzioso legale.
Un passaggio decisivo dell’inchiesta risale al luglio 2025, quando i carabinieri del Nas di Palermo effettuarono perquisizioni in alcuni reparti del nosocomio agrigentino, acquisendo 112 cartelle cliniche relative a pazienti sottoposti agli interventi.
I casi esaminati comprendono tre operazioni nel 2018, sette nel 2019, otto nel 2020, nove nel 2021, 22 nel 2022, 44 nel 2023 e 19 nel 2024. Numeri che hanno attirato l’attenzione degli investigatori e spinto ad approfondire le modalità con cui venivano autorizzate e finanziate le prestazioni.
Le protesi peniene non rientrano ordinariamente tra le prestazioni garantite dai Livelli essenziali di assistenza (Lea), salvo specifiche condizioni cliniche e indicazioni previste. In molti casi, pertanto, i costi dell’intervento e del dispositivo ricadono sul paziente. Il prezzo di una singola protesi può superare gli ottomila euro, a seconda della tipologia, senza considerare le ulteriori spese sanitarie.
L’ipotesi della Procura è che, nell’ospedale di Agrigento, alcune procedure siano state invece finanziate con risorse pubbliche nonostante i pazienti, secondo quanto contestato, non possedessero i requisiti per accedere alla copertura del servizio sanitario. Un meccanismo che, se confermato, avrebbe potuto determinare un danno economico per la sanità pubblica.
A sollevare i primi interrogativi sarebbe stata la stessa Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, che aveva avviato verifiche dopo alcune segnalazioni. Tra gli elementi finiti sotto osservazione anche l’elevato numero di pazienti provenienti da fuori Sicilia e la promozione delle attività attraverso i social network.
Sul caso erano intervenuti anche gli ispettori dell’assessorato regionale alla Salute. Successivamente, l’inchiesta è approdata sul tavolo della Procura di Agrigento, con il pubblico ministero Alessia Battaglia che coordina gli accertamenti e ha chiesto una proroga delle indagini.
La vicenda resta nella fase preliminare. Le contestazioni dovranno essere verificate attraverso gli approfondimenti investigativi e non costituiscono una prova di colpevolezza a carico dei medici coinvolti. Sarà la prosecuzione dell’inchiesta a chiarire se gli interventi siano stati eseguiti nel rispetto delle regole e se vi siano state eventuali irregolarità nell’utilizzo delle risorse pubbliche.
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Fonte: Sicilia24h
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