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Rete idrica, la Procura chiude le indagini: Il peso politico di Roberto Di Mauro e la domanda che Agrigento non può più evitare

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Rete idrica, la Procura chiude le indagini: Il peso politico di Roberto Di Mauro e la domanda che Agrigento non può più evitare. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

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AGRIGENTO – L’avviso di conclusione delle indagini notificato dalla Procura della Repubblica di Agrigento rappresenta un passaggio fondamentale nell’inchiesta che da oltre un anno interessa la gestione della rete idrica e una serie di appalti pubblici in Sicilia.

Si tratta di un atto che non costituisce una sentenza né un accertamento definitivo di responsabilità. Gli indagati, infatti, devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva. Tuttavia, il documento depositato dalla Procura contiene una ricostruzione estremamente articolata dei rapporti che, secondo gli investigatori, si sarebbero sviluppati tra politica, apparato amministrativo e imprenditoria.

Tra i nomi di maggiore rilievo compare quello dell’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità Roberto Di Mauro, al quale vengono contestate ipotesi di reato particolarmente gravi.

il presunto “sistema”

L’impianto accusatorio della Procura parte da una contestazione centrale: l’esistenza di una presunta associazione per delinquere finalizzata a pilotare appalti pubblici, orientare procedure amministrative e favorire determinati interessi economici.

Secondo gli inquirenti, Roberto Di Mauro avrebbe rappresentato il riferimento politico del gruppo, mentre il dirigente regionale Sebastiano Alesci avrebbe costituito il principale punto di raccordo operativo tra la politica e la macchina amministrativa.

Nell’avviso di conclusione delle indagini si sostiene che Di Mauro avrebbe esercitato la propria influenza per indirizzare scelte amministrative, nomine tecniche, finanziamenti regionali e procedure riguardanti opere pubbliche considerate strategiche.

Si tratta, naturalmente, di contestazioni che dovranno essere vagliate nel contraddittorio processuale.

il ruolo contestato nell’appalto della rete idrica

Uno dei capitoli più importanti dell’indagine riguarda il maxi appalto della rete idrica di Agrigento.

Secondo la Procura, Roberto Di Mauro seguiva costantemente l’evoluzione dell’intervento e veniva aggiornato sulle problematiche dell’appalto direttamente dal dirigente Sebastiano Alesci.

Nel provvedimento viene inoltre ricostruita una presunta attività finalizzata a sostenere il completamento dell’opera attraverso iniziative amministrative e finanziarie.

Tra gli elementi richiamati dagli investigatori figura anche la proposta di anticipare circa dieci milioni di euro in favore di AICA mediante una variazione di bilancio regionale, operazione che, secondo la Procura, avrebbe consentito di sostenere economicamente l’intervento sulla rete idrica.

L’indagine, inoltre, richiama le contestazioni già formulate dall’ANAC sulla gestione dell’appalto e sulle criticità emerse durante l’esecuzione dei lavori.

un’inchiesta che va oltre Agrigento

La rete idrica rappresenta soltanto uno dei filoni investigativi.

L’avviso di conclusione delle indagini richiama infatti una pluralità di opere pubbliche, tra cui l’impianto di compostaggio di Ravanusa, gli interventi di via Trilussa, lo stadio “Dino Liotta” di Licata, la viabilità provinciale e altre procedure amministrative sulle quali la Procura ritiene di aver individuato un comune metodo operativo.

È proprio da questa inchiesta che, come ormai emerge anche dalle recenti ordinanze relative alla vicenda Mosella, sono nati ulteriori sviluppi investigativi che hanno portato ad altre indagini e arresti.

il peso politico di Roberto Di Mauro

Accanto al profilo giudiziario esiste però un’altra questione che riguarda direttamente la politica.

Roberto Di Mauro continua infatti a ricoprire il ruolo di deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana ed è ancora oggi uno degli esponenti politici più influenti della provincia di Agrigento.

La sua area politica mantiene una presenza significativa nelle istituzioni locali.

Ad Agrigento partecipa agli equilibri dell’attuale amministrazione comunale attraverso propri rappresentanti in Giunta, ha avuto un ruolo determinante nella formazione degli assetti del Libero Consorzio Comunale e continua ad avere una presenza capillare nei Comuni della provincia attraverso numerosi amministratori e consiglieri comunali.

Nel solo Comune di Agrigento, l’area politica riconducibile a Di Mauro può contare su cinque consiglieri comunali, confermando un peso che va ben oltre il semplice ruolo di deputato regionale.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che alimenta il dibattito politico.

Giuseppe Di Rosa: “lo chiamavo sistema Agrigento”

Molto prima che le indagini sulla Mosella e sulla rete idrica arrivassero agli sviluppi odierni, il giornalista Giuseppe Di Rosa aveva iniziato a parlare pubblicamente di quello che definiva il “sistema Agrigento”.

Negli anni, attraverso numerosi articoli e inchieste pubblicate su Report Sicilia, Di Rosa ha sostenuto che non ci si trovasse davanti a singoli episodi isolati, ma a un metodo consolidato di gestione del potere capace di incidere sulle grandi opere pubbliche, sugli enti partecipati, sugli affidamenti e sugli equilibri amministrativi della provincia.

Una tesi che per lungo tempo è rimasta confinata nel dibattito politico e giornalistico, ma che oggi trova inevitabilmente nuova attenzione alla luce delle contestazioni formulate dalla Procura.

Naturalmente spetterà esclusivamente alla magistratura accertare se tali contestazioni troveranno conferma nelle aule di giustizia.

la domanda che nessuno sembra voler affrontare

Al di là delle responsabilità penali, che dovranno essere accertate nel processo, esiste però una questione che riguarda la politica.

Se uno dei più autorevoli esponenti politici della provincia è destinatario di contestazioni così rilevanti e continua, al tempo stesso, a rappresentare un punto di riferimento determinante negli equilibri istituzionali locali, è inevitabile interrogarsi sulle conseguenze politiche di questa vicenda.

Perché nessuno apre una riflessione sul modello di governo che ha caratterizzato Agrigento negli ultimi anni?

Perché nessuno si interroga sull’opportunità di prendere le distanze da un sistema che la Procura descrive come un intreccio tra politica, apparato amministrativo e interessi economici?

Sono domande politiche, non giudiziarie.

Ed è proprio qui che si colloca il tema del cosiddetto “sistema Agrigento”: non come una verità già accertata, ma come una questione che oggi, alla luce degli atti della Procura e delle numerose inchieste ancora aperte, non può più essere liquidata come una semplice polemica.

L’impressione è che, mentre la magistratura continua il proprio lavoro, la politica continui invece a muoversi come se nulla fosse cambiato.

E forse è proprio questo il vero interrogativo che oggi Agrigento dovrebbe porsi.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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