Rinvio del consiglio comunale: il Sindaco non può più rimandare l’azione della giunta. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il primo Consiglio comunale della nuova consiliatura si è aperto con le prime scintille politiche. Al centro della seduta la richiesta di rinviare l’elezione del presidente del Consiglio comunale, una scelta che ha inevitabilmente acceso il dibattito sia dentro l’aula che all’esterno.
Normale dialettica politica? Forse. Ma osservando ciò che è accaduto, più che qualcosa di più sembra esserci qualcosa di meno: meno politica, meno capacità di sintesi e meno autonomia decisionale.
Il centrodestra, che in Consiglio comunale dispone dei numeri per eleggere il presidente dell’assemblea, non è riuscito a trovare una convergenza. I quindici consiglieri eletti nelle liste che sostenevano Dino Alonge e i quattro consiglieri dell’area di Luigi Gentile, oggi raccontati come un gruppo unitario di diciannove consiglieri, hanno preferito rinviare la scelta.
Ma rinviare non significa avere trovato l’unità.
Significa semplicemente che quell’unità, almeno per il momento, non esiste.
È evidente che all’interno del centrodestra si stanno confrontando posizioni diverse, probabilmente legate anche alle legittime ambizioni dei singoli consiglieri e delle forze politiche che li sostengono. Nulla di scandaloso. La politica vive di mediazioni, accordi e compromessi. Il problema nasce quando tutto questo finisce per rallentare il funzionamento delle istituzioni mentre la città continua ad attendere risposte.
Agrigento oggi ha bisogno di altro.
Ha bisogno del bilancio di previsione, di affrontare definitivamente la crisi idrica, di intervenire sul decoro urbano, sulla manutenzione delle strade, sui servizi e su tutte quelle emergenze che da troppo tempo attendono soluzioni.
Fin qui, dunque, la responsabilità politica del rinvio riguarda chi, pur disponendo della maggioranza dei consiglieri comunali, non è riuscito ancora a trovare un’intesa.
Ma proprio su questo punto meritano una riflessione anche le dichiarazioni rilasciate dal consigliere del Partito Democratico Gianpiero Carta nel corso dell’intervista realizzata dal giornalista Elio Di Bella.
Nel tentativo di evidenziare le conseguenze del mancato insediamento degli organi consiliari, il consigliere Carta finisce infatti per sostenere la linea del sindaco Michele Sodano, lasciando intendere che l’amministrazione comunale non possa iniziare realmente a lavorare finché non saranno completate le nomine delle cariche del Consiglio comunale.
È una tesi che, però, non trova riscontro nell’ordinamento degli enti locali.
È corretto affermare che il Consiglio comunale debba approvare gli atti fondamentali riservati dalla legge alla propria competenza, primo fra tutti il bilancio di previsione.
Ma proprio sul bilancio sorge spontanea una domanda: il documento è forse già pronto?
Se lo è, il percorso amministrativo è già tracciato. La proposta di bilancio venga portata in giunta, approvata dall’esecutivo e trasmessa immediatamente al Consiglio comunale. Così, non appena l’aula eleggerà il proprio presidente e completerà il suo insediamento, i consiglieri potranno trovare il principale strumento finanziario dell’ente già depositato e iniziare subito l’esame, senza perdere altro tempo.
Se, invece, il bilancio non è ancora pronto, allora il problema non è certamente l’assenza del presidente del Consiglio comunale, ma riguarda il lavoro preparatorio che spetta alla struttura amministrativa e alla giunta.
Da questo a sostenere che il sindaco e la giunta siano sostanzialmente impossibilitati ad amministrare ce ne passa.
Il sindaco è pienamente nelle proprie funzioni.
La giunta è pienamente nelle proprie funzioni.
Gli assessori sono pienamente nelle proprie funzioni.
La giunta può riunirsi e deliberare su tutte le materie attribuite alla propria competenza.
Il sindaco può emanare direttive, ordinanze, atti di indirizzo, coordinare l’attività amministrativa, convocare i dirigenti, fissare priorità, verificare lo stato dei procedimenti e pretendere che gli uffici producano gli atti necessari.
Gli assessori possono predisporre regolamenti, piani, proposte di deliberazione, progetti e tutta l’attività istruttoria necessaria affinché, una volta insediato definitivamente il Consiglio comunale, l’aula trovi già pronti gli atti da discutere e approvare.
In altre parole, tutto ciò che rientra nelle competenze del sindaco e della giunta può essere fatto fin da subito.
Ciò che richiede il voto del Consiglio comunale dovrà naturalmente attendere l’insediamento completo dell’assemblea.
Sono due piani completamente diversi.
Per questo motivo attribuire il rallentamento dell’azione amministrativa esclusivamente alla mancata elezione del presidente del Consiglio rischia di trasformarsi in un alibi politico che non trova fondamento nella legge.
Il centrodestra dovrà assumersi davanti ai cittadini la responsabilità di avere rinviato una scelta che avrebbe potuto compiere.
Ma, allo stesso tempo, il sindaco Michele Sodano non può utilizzare questo rinvio per giustificare un eventuale rallentamento dell’attività amministrativa.
La città non aspetta il presidente del Consiglio per vedere pulite le strade, per trovare gli uffici al lavoro, per vedere predisposti gli atti, per conoscere le priorità dell’amministrazione o per avere una programmazione concreta.
Il sindaco è stato eletto per governare.
La giunta è stata nominata per amministrare.
Il Consiglio comunale dovrà fare la propria parte quando sarà pienamente operativo.
Nel frattempo, però, nessuno può sostenere seriamente che Agrigento sia costretta a restare immobile.
Perché gli strumenti amministrativi per iniziare a governare esistono già. La legge li mette a disposizione del sindaco e della giunta fin dal loro insediamento. Utilizzarli o meno non dipende dal presidente del Consiglio comunale, ma esclusivamente dalla volontà politica e amministrativa di chi oggi guida Palazzo dei Giganti.
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Fonte: Report Sicilia
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