Servizio idrico, Agrigento alza il muro contro la salvaguardia di Palma: “Pronti a portare gli atti alla Corte dei Conti”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo
Si preannuncia un nuovo fronte di scontro all’interno dell’ATI idrica di Agrigento. Il Comune capoluogo ha formalizzato la propria opposizione alla proposta del Consiglio direttivo dell’Assemblea territoriale idrica relativa al riconoscimento dei requisiti per la gestione autonoma del servizio idrico integrato da parte del Comune di Palma di Montechiaro.
La presa di posizione è contenuta in una nota trasmessa all’ATI, nella quale l’amministrazione agrigentina chiede il ritiro in autotutela della proposta deliberativa numero 19 del 31 agosto 2026. In alternativa, Palazzo dei Giganti annuncia un voto nettamente contrario in sede di Consiglio direttivo e, successivamente, nell’Assemblea dei sindaci.
La contestazione poggia su una serie di rilievi giuridici, tecnici ed economici. Secondo il Comune di Agrigento, la richiesta di salvaguardia presentata da Palma di Montechiaro sarebbe già stata respinta nel 2021 dal commissario ad acta regionale e non potrebbe essere nuovamente esaminata a distanza di anni. L’amministrazione agrigentina contesta inoltre la possibilità di considerare come un semplice “refuso di stampa” il precedente diniego e richiama il carattere perentorio dei termini previsti dalla normativa.
Ma nel mirino finiscono anche i rapporti tra Palma di Montechiaro e il gestore unico AICA. Agrigento ricorda che il Comune palmese aveva approvato lo statuto dell’Azienda speciale consortile e sottoscritto nel luglio 2021 l’atto costitutivo di AICA, entrando dunque nel perimetro del gestore unico d’ambito. Per il Comune capoluogo, questo rappresenterebbe un elemento incompatibile con il riconoscimento di una successiva autonomia gestionale.
Un altro passaggio riguarda l’intervento della Regione. L’assessore Giuseppe Riccobene (in foto) richiama la diffida del Dipartimento Acqua e Rifiuti del 2024 con la quale Palma di Montechiaro era stata invitata a consegnare opere e impianti ai fini del successivo trasferimento ad AICA. Secondo Agrigento, l’eventuale riconoscimento della salvaguardia da parte dell’ATI rischierebbe quindi di interferire con un procedimento regionale già avviato.
Sul piano tecnico, Palazzo dei Giganti mette in discussione anche la sussistenza dei requisiti necessari per la gestione autonoma. Nella documentazione richiamata dalla nota viene evidenziato, tra l’altro, che nei periodi di maggiore siccità il Comune di Palma deve integrare l’approvvigionamento acquistando acqua da Siciliacque. Vengono inoltre citate le condizioni della rete idrica, risalente agli anni Sessanta, e la necessità di interventi di ripristino sulle porzioni maggiormente deteriorate.
Agrigento richiama anche la questione della depurazione, citando il sequestro preventivo dell’impianto comunale eseguito nel marzo 2025 per l’assenza di autorizzazione allo scarico, oltre alle problematiche inserite nei dossier dell’ATI e nelle procedure di infrazione europee. Nel documento vengono contestati anche i profili tariffari e il fatto che il Comune, secondo la ricostruzione dell’amministrazione agrigentina, avrebbe operato al di fuori del sistema tariffario unico e dei controlli d’ambito sulla qualità del servizio.
La questione, però, non è soltanto tecnica. Per Agrigento il riconoscimento della gestione autonoma produrrebbe una disparità di trattamento tra i Comuni dell’ambito. Il capoluogo e gli altri enti che hanno trasferito reti, impianti e personale ad AICA, sostiene la nota, hanno sostenuto i costi necessari all’avvio e alla gestione del servizio. La concessione della salvaguardia a Palma di Montechiaro rischierebbe invece di lasciare a un singolo Comune la gestione delle proprie utenze e delle relative entrate tariffarie, mantenendo al contempo i vantaggi derivanti dalla partecipazione al sistema d’ambito.
Ed è proprio il capitolo economico a rendere ancora più duro lo scontro. Secondo il Comune di Agrigento, il mancato trasferimento ad AICA delle circa 8.260 utenze attive di Palma di Montechiaro avrebbe conseguenze sul piano finanziario e sulla sostenibilità del piano economico dell’azienda consortile, sottraendo flussi tariffari destinati anche agli investimenti comuni.
Da qui l’ultimatum politico e istituzionale. Agrigento chiede formalmente il ritiro della proposta e, in subordine, pretende che la propria opposizione venga integralmente inserita nei verbali delle riunioni dell’ATI, anche a tutela delle responsabilità degli amministratori contrari al provvedimento.
La posizione del capoluogo è dunque netta: voto contrario alla proposta e, qualora la salvaguardia venisse approvata, la richiesta di trasmettere gli atti alla Procura regionale della Corte dei Conti, all’ANAC e all’assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità, sollecitando l’eventuale attivazione dei poteri ispettivi e sostitutivi.
La partita si sposta ora sul terreno dell’ATI. Il confronto, alla luce della posizione assunta da Agrigento, si annuncia particolarmente acceso: da una parte la proposta di riconoscere a Palma di Montechiaro la gestione autonoma, dall’altra il fronte contrario che considera quella scelta non soltanto giuridicamente contestabile, ma potenzialmente dannosa per gli equilibri economici e gestionali dell’intero sistema idrico provinciale.
Una decisione che, comunque vada, rischia di avere conseguenze ben oltre il singolo Comune e di riaprire una delle questioni più controverse degli ultimi anni nella gestione del servizio idrico agrigentino.
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Fonte: Scrivo Libero
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