Sinistra Italiana Agrigento e quell’immagine, la più contestata della città: un autogol. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il comunicato e un’immagine che lo smentisce
Il documento firmato dalla consigliera comunale Irene Fucà e dal segretario provinciale Pasquale Cucchiara sulla sorte delle abitazioni in zona A è un testo che si può criticare — e che abbiamo criticato — per le sue reticenze e le sue formule elastiche. È un ragionamento politico, discutibile ma argomentato.
A corredarlo, sulla pagina Facebook del partito Sinistra Italiana che ha formato il comunicato, c’è però una fotografia. Ed è la fotografia che negli ultimidecenni ha fatto più danni all’immagine di Agrigento di qualunque inchiesta: un tempio dorico appiattito su una muraglia di palazzi, come se le colonne finissero dove cominciano i balconi.
L’effetto è stato immediato e prevedibile. Sotto il post si è aperta una discussione : decine di commenti, molti dei quali ruotano non attorno alla zona A ma attorno alla scelta dell’immagine. “Falsi come una moneta da tre euro”, “non vi vergognate”, “contribuite a violentare la reputazione della città”. Il comunicato è sparito sotto la foto. È il destino di chi affida a un’immagine un compito che l’immagine non può svolgere.
Non è un fotomontaggio. È peggio
Sgombriamo subito il campo da una scorciatoia che nel dibattito agrigentino torna ciclicamente: parlare di “falso” e di “fotomontaggio”. Allo stato non risulta che immagini di questa famiglia siano manipolate, e chiamarle false è un errore che indebolisce chi lo commette.
Quello che accade è un fenomeno ottico elementare e perfettamente legittimo: una focale lunga, usata da un punto molto arretrato, comprime i piani di profondità. Soggetti distanti chilometri l’uno dall’altro finiscono nella stessa inquadratura con dimensioni apparenti simili. Nulla viene aggiunto, nulla viene tolto. Semplicemente, la distanza viene abolita.
Ed è per questo che è peggio di un fotomontaggio. Un fotomontaggio si denuncia. Uno scatto autentico costruito per suggerire una cosa che non è vera si difende dietro la propria autenticità: ma è tutto vero, guarda. È vero il tempio, sono veri i palazzi, è vera la pellicola. È falsa soltanto la relazione tra le cose — che poi è l’unica informazione che quella foto pretende di trasmettere.
Qualche numero, per misurare l’abolizione. Dal Tempio della Concordia alla Cattedrale di San Gerlando, sulla collina di Girgenti, corrono in linea d’aria poco meno di tre chilometri. Al margine meridionale della città moderna, l’asse del viale della Vittoria, poco più di due. In mezzo ci sono la collina dei templi, l’area archeologica di San Nicola, la valle. Il teleobiettivo li fa evaporare in un fotogramma.
Il precedente che tutti fingono di aver dimenticato
Agrigento questa battaglia l’ha già combattuta, e l’ha vinta. Il 20 febbraio 2018 il Corriere della Sera pubblicò, a corredo di una recensione di Corrado Stajano al libro di Tomaso Montanari sull’articolo 9 della Costituzione, uno scatto che ritraeva le colonne del Tempio di Ercole con i palazzi alle spalle. La didascalia parlava di edilizia cresciuta “a ridosso” della Valle dei Templi.
Ne seguirono giorni di polemiche, la richiesta di rettifica del sindaco Lillo Firetto, l’ipotesi di un’azione legale a tutela dell’immagine del Comune. E infine la nota del quotidiano milanese: la testata prese atto dell’inesattezza della didascalia e si scusò per aver urtato la sensibilità della città, pur confermando l’autenticità dello scatto e le intenzioni di tutela del fotografo.
È una distinzione che vale la pena rileggere con attenzione, perché è precisamente la nostra. Il negativo era autentico. Era la didascalia a mentire. La parola incriminata era una sola: “a ridosso“.
Sinistra Italiana Agrigento, nel 2026, quella parola non l’ha scritta. L’ha pubblicata sotto forma di immagine,.Ha voluto dirla senza doverla firmare ? Sembra che per molti commentatori del post sia così.
Il bersaglio sbagliato
C’è poi un dettaglio che, in un post dedicato alla zona A, dovrebbe risultare imbarazzante: i palazzi inquadrati non c’entrano nulla con l’oggetto del comunicato.
Il documento parla di Maddalusa, cioè dell’edilizia abusiva sorta all’interno del perimetro di inedificabilità assoluta, verso il mare. Il fotogramma mostra invece la collina di Girgenti: i “tolli” della grande espansione degli anni Cinquanta e Sessanta, la città della frana del 19 luglio 1966, che in zona A non sta e che nessuno propone di abbattere.
Detto altrimenti: l’immagine accusa visivamente decine di migliaia di agrigentini che non sono parte del contenzioso, che abitano case regolari e che non hanno alcun provvedimento pendente. È un’accusa collettiva rivolta al bersaglio sbagliato, in calce a un testo che invocava — testualmente — proporzionalità.
Cosa si poteva pubblicare
Non è una richiesta di censura delle immagini. È una richiesta di esattezza, che è cosa diversa e più impegnativa.
Esistevano alternative ovvie e a costo zero. Una ripresa aerea o da drone, che restituisce le distanze reali e che proprio le associazioni ambientaliste agrigentine hanno usato per smontare le compressioni prospettiche. Una fotografia di Maddalusa, cioè del luogo di cui il comunicato parla. Oppure — la scelta più coraggiosa — una semplice cartografia con il perimetro della zona A sovrapposto al costruito: un’immagine che non emoziona nessuno e che informa tutti.
Chi chiede legalità agli altri deve pretendere esattezza da sé stesso. Vale per le ordinanze, vale per i bilanci, vale anche per le didascalie.
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Fonte: Report Sicilia
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