Sodano: “Agrigento non è indifferente, si schiera al fianco del popolo palestinese”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
All’apertura della mostra “La carta e il sangue” il sindaco parla di guerra, ruolo dell’Italia e dell’Occidente e vocazione mediterranea della città: «Chiunque può lasciare un pensiero e non essere complice di una tragedia globale»
AGRIGENTO – Il momento più politico dell’inaugurazione della mostra “La carta e il sangue” arriva quando Michele Sodano smette i panni del semplice padrone di casa e dice, senza formule diplomatiche, da che parte intende stare il Comune di Agrigento.
«Il Comune di Agrigento non è indifferente, ma si schiera. Si schiera al fianco del popolo palestinese».
È la frase che accende l’applauso della sala e che sintetizza l’intervento pronunciato oggi, 7 ottobre, dal sindaco all’apertura dell’esposizione dedicata al conflitto israelo-palestinese. Un intervento nel quale la mostra diventa lo sfondo per una riflessione molto più ampia sulla guerra, sulle responsabilità della comunità internazionale e sul ruolo che può assumere anche una città come Agrigento. Sodano parte da un ringraziamento al professor Francesco Rizzo, che indica come l’ideatore del progetto. Ma quasi subito sposta il discorso dal piano culturale a quello civile e istituzionale.
La mostra, spiega, rappresenta un’occasione per informare i cittadini su una crisi che definisce drammatica. E, secondo il sindaco, davanti a quanto sta accadendo in Medio Oriente non è possibile per un’amministrazione comunale limitarsi all’indifferenza.
«Agrigento deve prendere posizione»
È questo il nucleo dell’intervento. Sodano rivendica per la città il diritto di esprimere una posizione su una guerra che, pur svolgendosi lontano dalla Sicilia, coinvolge direttamente il Mediterraneo e i suoi equilibri. Nel suo discorso il sindaco parla di oltre 70 mila palestinesi uccisi e definisce quanto sta accadendo a Gaza una «follia genocida», riferendosi alle politiche del governo israeliano. Una definizione che il primo cittadino pronuncia davanti al pubblico e che accompagna con un riferimento alla giustizia internazionale: il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Il provvedimento della Corte è del 21 novembre 2024 e riguarda accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità nell’ambito della situazione in Palestina. Per Sodano il tema è anche quello della credibilità della comunità internazionale e dell’applicazione delle sue regole. Ma il passaggio più significativo del discorso riguarda il ruolo dell’Italia.
L’appello all’Italia
Il sindaco non si ferma alla posizione del Comune. Guarda a Roma e, più in generale, ai Paesi occidentali. «Noi, in quanto Paese occidentale, con le scelte anche del nostro stesso governo, non possiamo non influenzarlo», afferma Sodano, chiedendo che l’Italia faccia la propria parte affinché si arrivi a un’azione concreta capace di fermare la guerra.
È un appello che porta una questione di politica internazionale dentro una sede istituzionale locale. Per Sodano, infatti, prendere posizione significa anche assumersi una responsabilità: «Chiunque prenda una posizione, chiunque lasci un pensiero», dice, può scegliere di non essere «complice di una tragedia assolutamente globale». Non è quindi soltanto una mostra, nella lettura del sindaco. È un’occasione per parlare ai cittadini e per affermare che anche una comunità locale può intervenire nel dibattito pubblico quando sono in gioco guerra, pace e diritti.
La “culla del Mediterraneo”
Il sindaco lega questa scelta alla storia stessa di Agrigento. La città, dice, deve tornare a essere «culla del Mediterraneo», un luogo dal quale possa partire un messaggio forte di pace.
Ma anche in questo passaggio Sodano evita di parlare della pace come concetto astratto. Nel suo intervento la collega alla sofferenza dei palestinesi e alla necessità che quella tragedia «in qualche modo deve terminare».
È qui che, nelle parole del sindaco, la mostra assume anche un significato politico: le mappe raccontano confini, territori, trasformazioni e divisioni e diventano il punto di partenza per parlare delle conseguenze che le decisioni politiche hanno sulle popolazioni.
L’iniziativa “Israele e Palestina in 10 mappe”, con Laura Canali, propone infatti una lettura geografica del conflitto attraverso dieci tavole che attraversano la storia dei territori, dagli accordi Sykes-Picot alla situazione di Gaza e della Cisgiordania, passando per Gerusalemme Est, Golan, risorse idriche e insediamenti.
Un saluto che diventa una dichiarazione politica
È questo, alla fine, il dato più rilevante dell’intervento. Sodano non ha utilizzato il tradizionale linguaggio neutro dei saluti istituzionali, ma ha scelto di esplicitare una posizione, collegandola anche alla vocazione mediterranea di Agrigento.
«Non possiamo rimanere indifferenti» è il concetto che attraversa il suo discorso. Una presa di posizione che trasforma l’inaugurazione anche in un momento politico e chiama in causa non soltanto la città, ma l’Italia e più in generale l’Occidente.
La mostra è stata inaugurata nella Cappella Santa Sofia del complesso del Teatro Pirandello. A seguire, Laura Canaliha tenuto la lectio magistralis. L’iniziativa è promossa da StuporArt, con il patrocinio del Comune di Agrigento e la collaborazione della Fondazione Teatro Luigi Pirandello e del MUDIA.
Per Agrigento, però, il passaggio destinato a restare è quello pronunciato dal sindaco: «Il Comune di Agrigento non è indifferente, ma si schiera. Si schiera al fianco del popolo palestinese».
All’iniziativa era presente anche l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano, mentre a portare il saluto istituzionale del Consiglio comunale è stato il presidente Giovanni Civiltà. Nel suo intervento Civiltà ha richiamato il ruolo di Agrigento come città del dialogo tra i popoli del Mediterraneo e la necessità, davanti alla crisi umanitaria, di «promuovere conoscenza, favorire il confronto libero, educare alla complessità». Leggi anche: Agrigento, il Medio Oriente letto attraverso le mappe: Civiltà, «La cultura è uno strumento di pace»