Viaggio tra gli antichi negozi di Favara, U Cirinaru. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo
Giuseppe Maurizio Piscopo intervista Mimmo Airò Farulla
Ecco la storia di uno dei primi giocattolaio di Favara nella testimonianza di Domenico Airò Farulla.
“Mio nonno vendeva cerini con la mula per questo lo chiamavano “U Cirinaru”.
Negli anni ’60 cominciò a vendere ghiaccio la famosa grattatella e sempre in quegli anni iniziò a vendere i giocattoli con la bancarella che montava a Favara e ad Agrigento.
Sempre nel 1960 venne aperto il Bazar dove si vendeva di tutto giocattoli, merceria e altro.
Ricordo, che anch’io dall’età di 12 anni andavo con lui per i paesi con la famosa “Bardinella” che era un grande panno che si annodava e si portava in spalla.
Nel 1965 mio padre aprì il primo negozio di giocattoli, prima in via Cesare Battisti, poi nella strada che porta in Piazza Cavour, accanto al circolo dei galantuomini, e subito dopo o Carmino , in Piazza Garibaldi, dove venne aperto un grande magazzino.
Nel periodo delle feste dei morti e del Natale la gente non dava neanche il tempo di esporre la merce.
I favaresi hanno sempre fretta e non sanno aspettare.
Si prendevano la merce ancora impacchettata appena scaricata dal camion.
I giocattoli in quel tempo avevano una lunga vita, venivano passati dal figlio maggiore a quello più piccolo , questo succedeva con le bambole e con le pianole.
Posso affermare che le bambole più belle del mondo erano quelle italiane.
Era il tempo di Cicciobello, dei trenini Lima che si montavano con i binari, costruiti in scala, in miniatura. Noi vendevamo le migliori bici del mondo, tutte di ottima qualità.
C’erano i giochi manuali istruttivi della ditta Clementoni, della ditta Burago, oggi finita in Cina, con le auto in scala, da costruire e assemblare, un vero rompicapo.
Ormai molte fabbriche di giocattoli si trovano a Taiwan, nel Bangladesh, e in altre nazioni. Il giocattolo più venduto negli anni ‘60 era il cavallino rosso che esiste ancora oggi, la mucca Carolina, il triciclo, il cavallo a dondolo di legno, il tricalesse , e altri giocattoli di latta, mezzi militari, in particolare camion, carri armati, pistole e fucili di tutti i modelli.
Per le bambine oltre alle bambole c’erano servizi di tè e caffè in porcellana, i servizi di pentole cucine e ferri da stiro. Il primo negozio di giocattoli è stato aperto nel dopoguerra.
Mio nonno era un venditore speciale, di buon cuore, sceglieva i giocattoli uno per uno, pensava alla felicità dei piccoli, al significato che ogni giocattolo lasciava nel cuore di ogni bambino.
Alla fine della scuola i bambini si fermavano a guardare incantati l’esposizione della vetrina dove erano esposti i giocattoli di latta, di legno, gli strumenti musicali, i trenini e qualche triciclo.
Tutti i piccoli aspettavano la festa dei morti ma quei giocattoli finivano nelle case degli altri bambini e alcuni di loro rimanevano tristi, a bocca asciutta e aspettavano che arrivasse la prossima festa dei morti.
Dopo la guerra, il primo negozio fu aperto in via Vittorio Emanuele.
Dapprima i miei familiari erano ambulanti e vendevano i giocattoli nelle feste religiose dei paesi vicini come Aragona, Comitini… Mio padre è nato nel 1926. A 12 anni prima a piedi e poi con il carretto si recava a Barletta pagando il viaggio con un sacco di fave.
A 18 anni mi raccontò che andò a Roma alla stazione Termini a vendere sigarette americane di contrabbando.
Quanti negozi di giocattoli resistono ancora a Favara?
Ne sono rimasti tre
E’ vero che i gusti dei bambini sul tema dei giocattoli stanno cambiando?
Con mia grande sorpresa sto osservando che i gusti dei bambini stanno cambiando. C’è un ritorno al giocattolo antico, c’è la ricerca di giochi manuali, dei colori che piacciono molto ai bambini di tutte le età…
L’intervista potrebbe finire qui ma desidero aggiungere un ricordo …
“Il primo giocattolo l’ho ricevuto nel lontano 1959, quando avevo sei anni, una fisarmonica Bontempi rossa che venne acquistata nel negozio di giocattoli di Cirinaro. Avevo trascorso una notte agitata per l’emozione della festa dei morti.
In quel periodo avevo combinato un sacco di monellerie, giocavo per le strade e non volevo rientrare mai a casa. Doveva arrivare il buio per fermarmi… I miei genitori mi avevano detto in maniera chiara che quell’anno avrei trovato solo carbone.
Questa cosa mi tormentò parecchio fino a togliermi il sonno della notte.
Ricordo, che la mattina della festa cercai e ricercai in ogni angolo della casa senza trovar niente. Scoppiai in un pianto irrefrenabile.
Mia madre mi consolò con un abbraccio. Mi disse di cercare ancora nell’armadio della camera degli ospiti.
Finalmente trovai il regalo infiocchettato. Con la fisarmonica fu amore a prima vista. Ha cambiato la mia vita. Nei racconti l’ho spesso descritta come uno strumento narrativo, un ponte tra la memoria, la cultura popolare siciliana e la magia del tempo che sfugge… La fisarmonica ha rievocato l’atmosfera dei saloni da barba siciliani, luoghi storici di socialità e musica. Non è un semplice oggetto, ma una compagna di vita con la quale ho raccontato le storie e gli incontri che ho avuto in diverse città del mondo, da Dario Fo a Mikis Theodorakis.
L’ho descritta come un mezzo per educare, unendo la didattica alla poesia e all’estro, come un “attimo fuggente” che ha reso la scuola dove ho fatto il maestro come un luogo magico di sogni ed atmosfere uniche.
Quel giocattolo con me è diventato la voce della Sicilia, capace di narrare l’identità, le emozioni e le storie delle persone comuni. Il regista Rosario Neri ha voluto mettere in scena nel suo film Nato a Xibet prodotto da Maurizio Macelloni per la Lorebea Film, il mio racconto dal titolo “La fisarmonica e la Merica”…
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Fonte: Sicilia On Press
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