La Vardera accende le polemiche: l’odio sui social continua a dividere. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Editoriale dell’editore Giuseppe Di Rosa
Ci sono momenti nei quali il giornalismo deve fermarsi e riflettere.
Non sulle notizie.
Non sugli articoli.
Ma sul clima che si crea attorno a chi quelle notizie le racconta.
Perché ciò che sta accadendo ad Agrigento negli ultimi mesi non riguarda soltanto Report Sicilia, non riguarda soltanto il sottoscritto e non riguarda nemmeno una singola vicenda politica.
Riguarda il livello di civiltà del confronto pubblico.
Riguarda il rispetto delle idee diverse.
Riguarda il diritto di un cittadino, di un giornalista e di un editore di esprimere liberamente le proprie opinioni senza diventare bersaglio di campagne di delegittimazione personale.
Molti ricorderanno bene come tutto ebbe inizio.
Durante la campagna elettorale per il Comune di Agrigento, l’onorevole Ismaele La Vardera decise di attaccare pubblicamente il sottoscritto nel corso di una conferenza stampa che ebbe vasta eco cittadina e regionale.
Un attacco che non era rivolto soltanto al candidato sindaco Giuseppe Di Rosa.
Era rivolto soprattutto all’editore di Report Sicilia.
Ad una testata giornalistica che negli anni aveva raccontato numerose iniziative, battaglie e denunce dello stesso La Vardera, contribuendo a farle conoscere nel territorio agrigentino quando altri preferivano ignorarle.
Eppure, improvvisamente, l’editore di quel giornale diventò un problema.
Diventò il bersaglio da colpire.
Diventò il soggetto da screditare.
Molti cittadini che assistettero a quella conferenza stampa ebbero la sensazione che si stesse cercando una contrapposizione personale più che un confronto politico.
Da quel momento in poi il livello dello scontro cambiò radicalmente.
Non si discutevano più programmi.
Non si discutevano più progetti.
Non si discutevano più soluzioni per la città.
Si iniziò a discutere delle persone.
Della loro credibilità.
Della loro storia.
Delle loro famiglie.
E questo rappresenta un confine che la politica non dovrebbe mai oltrepassare.
Desidero inoltre smentire categoricamente una narrazione che alcuni continuano a diffondere.
Non ho mai condotto una campagna elettorale di attacco nei confronti di Michele Sodano.
Mai.
Chiunque abbia seguito le mie dirette, le mie interviste, i miei comunicati e i miei interventi pubblici può verificarlo facilmente.
Le mie osservazioni non hanno mai riguardato la persona di Michele Sodano.
Le mie critiche hanno riguardato esclusivamente questioni di carattere politico e di coerenza.
Per mesi ho semplicemente chiesto che l’onorevole Ismaele La Vardera mantenesse ad Agrigento lo stesso atteggiamento che continua ad avere all’Assemblea Regionale Siciliana.
Nulla di più.
Ancora oggi, all’ARS, La Vardera conduce battaglie sulla trasparenza, sui controlli, sulla legalità e sulla verifica dei comportamenti della classe politica.
Ancora oggi propone iniziative che puntano a verificare la coerenza e la credibilità di chi ricopre incarichi pubblici.
Ad Agrigento, invece, alcune di quelle stesse battaglie sono improvvisamente scomparse dal dibattito pubblico.
Quando a Palermo propone test antidroga per la classe politica, ad Agrigento quella stessa richiesta non è mai stata avanzata.
Quando a livello regionale attacca determinati sistemi politici e determinate appartenenze, ad Agrigento non ha ritenuto di porre le stesse questioni pur in presenza, all’interno dello schieramento che sosteneva il candidato poi eletto sindaco, di figure provenienti da quelle stesse tradizioni politiche che altrove vengono frequentemente criticate.
Queste erano osservazioni politiche.
Richieste di coerenza politica.
Domande legittime.
Non odio.
Non attacchi personali.
Non campagne contro Michele Sodano.
Domande che qualsiasi cittadino avrebbe avuto il diritto di porre.
Poi le elezioni sono finite.
I cittadini hanno scelto.
Michele Sodano è stato eletto sindaco di Agrigento.
E il sottoscritto è stato probabilmente uno dei primi a riconoscerlo pubblicamente.
L’ultimo mio intervento politico risale infatti all’8 giugno 2026 quando, attraverso una nota stampa, rivolsi al nuovo sindaco gli auguri di buon lavoro, riconobbi il risultato elettorale e dichiarai pubblicamente che la campagna elettorale era conclusa. In quella stessa nota invitavo tutti al rispetto della volontà democratica espressa dagli agrigentini e al superamento delle contrapposizioni elettorali.
Da allora non vi sono stati attacchi politici.
Non vi sono state polemiche.
Non vi sono state iniziative contro il nuovo sindaco.
Al contrario.
Con il direttore responsabile, il vicedirettore e l’intera redazione di Report Sicilia è stata condivisa una precisa linea editoriale.
Raccontare esclusivamente i fatti.
Raccontare la cronaca amministrativa.
Raccontare le decisioni istituzionali.
Raccontare ciò che accade.
Senza esprimere giudizi politici preventivi sulla nuova amministrazione almeno fino a quando non vi saranno risultati concreti da valutare.
Abbiamo deciso di concedere il tempo necessario per governare.
Abbiamo deciso di aspettare i risultati.
Abbiamo deciso di limitarci all’informazione.
Eppure gli attacchi continuano.
Continuano sui social.
Continuano nei commenti.
Continuano nei tentativi di delegittimazione.
Gli ultimi episodi verificatisi dopo la pubblicazione dell’articolo del collega Francesco Di Mare sul caso Piraino ne rappresentano soltanto l’ennesima dimostrazione.
Non si è discusso della notizia.
Non si è discusso dei fatti.
Non si è discusso del contenuto dell’articolo.
Si è preferito colpire il giornale.
Si è preferito colpire il giornalista.
Si è preferito colpire l’editore.
E questo dovrebbe fare riflettere tutti.
Perché quando la politica finisce ma l’odio continua, significa che qualcuno ha seminato qualcosa che va ben oltre il normale confronto democratico.
Significa che si è alimentata una contrapposizione personale.
Significa che si è trasformato il dissenso in ostilità.
Significa che si è costruito un clima che rischia di produrre conseguenze ben più gravi delle polemiche da tastiera.
Oggi la mia preoccupazione non riguarda più soltanto la mia persona.
Riguarda la mia famiglia.
Riguarda i miei affetti.
Riguarda le persone che lavorano accanto a me.
Perché sempre più spesso il bersaglio non è più soltanto Giuseppe Di Rosa.
Il bersaglio diventa tutto ciò che lo circonda.
Ed è per questo motivo che sento il dovere di lanciare un appello pubblico alle istituzioni.
Al Prefetto di Agrigento.
Alle autorità di pubblica sicurezza.
A tutti coloro che hanno il compito di vigilare sulla serenità della convivenza civile.
Non sto chiedendo privilegi.
Non sto chiedendo protezioni particolari.
Sto semplicemente rappresentando una preoccupazione che ritengo seria e concreta.
E per la prima volta sento il dovere di dichiararlo pubblicamente.
Se questa continua campagna di odio, di delegittimazione personale e di ostilità dovesse proseguire, mi vedrò costretto a rivolgermi formalmente alle competenti istituzioni affinché vengano rappresentate e valutate le mie preoccupazioni per la tutela della mia persona e della mia famiglia.
Perché nessuno dovrebbe aspettare che accada qualcosa prima di segnalare un clima che rischia di diventare pericoloso.
Le elezioni sono finite.
Lo ha riconosciuto per primo chi oggi scrive queste righe.
Lo dimostra la nota pubblica di congratulazioni inviata al nuovo sindaco.
Lo dimostra il silenzio politico mantenuto nelle settimane successive.
Lo dimostra la linea editoriale adottata da Report Sicilia.
Forse è arrivato il momento che qualcuno riconosca che una vittoria elettorale non dovrebbe mai trasformarsi in una licenza per continuare ad alimentare divisioni, rancori e ostilità.
Agrigento ha bisogno di confronto.
Ha bisogno di rispetto.
Ha bisogno di pluralismo.
Ha bisogno di informazione libera.
Non ha bisogno di odio.
Perché una città cresce quando si confronta sulle idee.
Una città si indebolisce quando inizia a considerare nemici coloro che la pensano diversamente.
Agrigento, conferenza stampa shock: attacco a Report Sicilia e al giornalismo libero
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

