Arnone, lo sceriffo dietro le sbarre da oltre due mesi: cosa succede ora?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
E’ uscito stamattina un articolo su Il Fatto Quotidiano, a firma di Giuseppe Lo Bianco, sul perdurare della carcerazione di Giuseppe Arnone, conosciuto con l’appellativo di sceriffo, per le sue continue e coraggiose battaglie contro il malaffare in genere e quello in politica e nella pubblica amministrazione.
La detenzione in carcere di Giuseppe Arnone (che in passato ha pure subito l’onta della carcerazione cautelare, poi accertata come ingiusta) è un paradosso: il paladino della legalità che viene arrestato.
Arrestato perché aveva -per ultimo- accusato gravemente il giudice Luigi Birritteri, originario di Agrigento, l’ex ministro Angelino Alfano, anch’egli agrigentino, i quali l’avevano denunciato per diffamazione e calunnia, ottenendone la condanna a 3 anni e 4 mesi che, aggiunta ad altre condanne (sempre per diffamazione) ha fatto superare il limite dei 4 anni di condanna che gli ha aperto le porte del carcere.
Ciò è avvenuto dopo che egli aveva fatto ricorso in Cassazione contro la condanna, inviando però il ricorso un giorno dopo la scadenza dei termini, tanto che il ricorso è stato ritenuto irricevibile.
Giuseppe Arnone è un personaggio sui generis, ma di certo non è un delinquente. Una sorta di Don Chisciotte -è stato talvolta definito. Ed ha spesso fatto la guerra a magistrati, politici, amministratori locali, persino giornalisti e colleghi suoi avvocati. C’è stato un periodo in cui se l’è presa, addirittura, con pressoché l’intera procura della repubblica e i giudici del tribunale di Agrigento. Con accuse che sono state poi accertate come infondate.
Ma il personaggio è questo: divisivo, spesso protagonista di accuse e invettive e pubbliche denunce. Oggi, il penalista Salvatore Pennica – a commento di un post su facebook del consigliere comunale Giampiero Carta– ha scritto che “gli avvocati ai quali lui -come a molti concittadini- non ha risparmiato invettive e attacchi personali dovremmo fare una battaglia ideale. Concordo che non si può andare in carcere per diffamazione. Però nel caso di Arnone il caso tecnico è più articolato. Perché non raccogliamo le firme per sensibilizzare Mattatella?” .
Ecco: è una buona idea. L’art. 87 della Costituzione, al penultimo comma, dice che il Presidente della Repubblica “può concedere grazia e commutare le pene”. Il pezzo di oggi su Il Fatto Quotidiano ricorda che al giornalista Alessandro Sallusti, nel 2012, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano commutò la pena degli arresti domiciliari -a cui era stato condannato per diffamazione- in sanzione pecuniaria.
Sarebbe davvero una buona idea raccogliere le firme per una istanza di commutazione della pena da inoltrare pec al Presidente della Repubblica per il tramite del ministero della giustizia/dipartimento per gli affari di giustizia, chiedendo di approfondire il caso della detenzione carceraria che riguarda Giuseppe Arnone.
Probabilmente i suoi avvocati già lo hanno fatto o la stanno facendo, ma un’altra istanza con raccolta firme potrebbe essere rafforzativa.
Se l’avvocato Salvatore Pennica darà corso alla sua idea di “raccogliere le firme per sensibilizzare Mattarella”, magari facendolo insieme al consigliere comunale Giampiero Carta che -sempre sui social- si è detto disponibile a parlarne, probabilmente nel giro di pochi giorni si raccoglierebbero un bel po’ di firme.
Insomma, sarebbe davvero l’ora di fare qualcosa di immediato e di concreto per la scarcerazione di Giuseppe Arnone, evitando così che il caso resti un argomento di dibattito e imbocchi invece la strada della pragmaticità che potrebbe infine sortire un risultato umanitario e di sostanziale equità.

L’articolo Il caso Arnone: lo sceriffo in carcere da oltre due mesi proviene da Sicilia ON Press.
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Fonte: Sicilia On Press
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