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Festa di San Calogero: costi contenuti per messe e eventi ridotti

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C’è un modo di leggere il programma di una festa che non ha niente a che fare con gli orari delle Messe: si legge ciò che manca. E nel programma della Festa di San Calogero 2026 — diffuso ieri sera su Facebook da Biagio Licata, anima de “I Tammura di Girgenti”, a una decina di giorni dall’apertura — ciò che manca è parecchio.

Per gli agrigentini non è una festa qualsiasi. È il festino della città: la devozione al santo nero supera, nei fatti e nelle strade, quella riservata a San Gerlando, patrono “ufficiale” di Agrigento. Proprio per questo il programma di quest’anno lascia un retrogusto amaro: si presenta più povero, più raccolto, quasi ripiegato sull’altare.

Un programma a ridosso, e senza il logo del Comune

La prima cosa che salta agli occhi è il foglio in sé. Diffuso il 25 giugno per una festa che si apre il 3 luglio, arriva tardi — e arriva senza il logo del Comune di Agrigento. Il programma vive interamente nello spazio religioso e confraternale: la Basilica, il Santuario dell’Addolorata, le associazioni dei portatori e dei tamburi. L’ente comunale, dal foglio, è assente.

Da solo, un logo mancante direbbe poco. Ma non è un dettaglio isolato. A pochi giorni dall’inizio, la stampa locale registrava che mancavano ancora “il calendario ufficiale della festa di San Calogero e indicazioni chiare sul contributo economico del Comune” (ReportSicilia, giugno 2026), a fronte di una “grave situazione finanziaria del Bilancio comunale“. Il Comune defilato sul foglio è la fotografia di un Comune defilato nei fatti.

Una festa che si fa quasi tutta preghiera

Scorrendo i dieci giorni, il programma è una lunga successione di celebrazioni: Messe all’alba e alla sera, pellegrinaggi delle parrocchie, l’Adorazione Eucaristica e il “Roveto Ardente”, la liturgia penitenziale comunitaria, le due solenni processioni serali con i flambeaux. La spina dorsale liturgica è ricca, ordinata, sentita. È la festa nella sua dimensione di fede, e su questa nulla da eccepire.

Il problema è l’altra metà: quella civile, culturale, popolare. Qui l’offerta si assottiglia fino a quasi sparire, e quel poco che resta è concentrato a ridosso dell’inizio e affidato al volontariato delle associazioni. Per onestà va elencato per intero: l’inaugurazione del 3 luglio con “U Venniri a Villa” e i giochi di piazza in piazza Stazione; il 4 luglio il pellegrinaggio in Vespa del Vespa Club, l’intrattenimento della banda e l’”Antinna di S. Calogero”; il 7 luglio la mostra estemporanea di inchiostratura “Taccuini di Girgenti” dell’artista “U Giurgintanu”. Tutto qui. A reggere la parte “viva” e di richiamo sono, ancora una volta, i “Portatori di San Calogero” e “I Tammura di Girgenti”.

Non è il nulla, ma è pochissimo. Negli anni passati il calendario si arricchiva di serate musicali, eventi artistici, appuntamenti gastronomici e sportivi: proposte che erano il vero valore aggiunto della festa e ne facevano un richiamo cittadino oltre i confini della devozione. Quest’anno quel valore aggiunto è evaporato.

Quel che resta: banda, sagra del grano, fuochi e mercatini

Restano, intatti, i contorni di sempre: il Complesso Bandistico “G. Verdi” di San Biagio Platani che gira per le vie della città, le motoape e i carretti siciliani parati, l’alborata con lo sparo dei mortaretti, i giochi pirotecnici a chiudere le due domeniche, la fiera con i suoi mercatini e, naturalmente, la Sagra del Grano alla sua XLI edizione. Sono il tessuto tradizionale del festino, e per fortuna ci sono.

Ma sono, appunto, l’ossatura: non il “di più”. La delusione non riguarda ciò che è rimasto, riguarda ciò che è stato tolto.

Tredicimila euro: meno di 1.500 al giorno

Sul versante dei numeri, il Comune avrebbe stanziato per l’occasione 13mila euro. Una cifra che, distribuita sui nove giorni che vanno dal 4 al 12 luglio, fa meno di 1.500 euro al giorno: 1.444, per la precisione. Per la festa identitaria di una città che fino all’anno scorso si fregiava del titolo di Capitale italiana della Cultura, è una dote esigua.

Il numero va ancorato a un atto formale (determina o impegno di spesa pubblicato all’albo pretorio) e va chiarito se quei 13mila euro coincidano o meno con un altro meccanismo emerso nelle scorse settimane. Perché il contesto, qui, conta più della cifra.

Il convitato di pietra: la festa che rischiava di saltare

Dietro il programma magro c’è un retroscena che spiega quasi tutto. Una Consulta comunale dell’Imposta di Soggiorno — riferisce la cronaca locale — ha preso atto della “grave situazione finanziaria del Bilancio comunale” e del “rischio effettivo di annullamento della Festa di San Calogero a causa della mancata erogazione del contributo comunale”, proponendo di sostenerla direttamente con i fondi della tassa di soggiorno (nella misura dell’1,4%).

Tradotto: la festa più amata dagli agrigentini ha rischiato di non farsi, e per portarla in strada si è dovuto cercare un canale di finanziamento alternativo. La liturgia abbondante e gli eventi ridotti all’osso non sono una scelta di stile: sono il volto visibile di una difficoltà di cassa.

Un punto di equità, qui, è doveroso. Il nuovo Consiglio comunale si insedia proprio oggi e la nuova amministrazione muove i primi passi: programma e dotazione di bilancio della festa sono stati definiti prima, in una fase di transizione. La festa in tono minore non è imputabile a una giunta che deve ancora governare un solo giorno; le sue radici stanno nella fragilità strutturale dei conti cittadini e in un contributo deciso tardi e in modo incerto.

Una delusione che riguarda l’identità della città

Va detto chiaro: la fede non c’entra, e anzi quella parte del programma è solida e curata; tra le novità, le celebrazioni si spostano quest’anno nella Basilica B.M.V. Immacolata. Ciò che si è assottigliato è l’investimento collettivo della città nella propria festa più popolare — quel di più che trasforma una devozione in un appuntamento di tutti.

San Calogero è il santo che la città sente più suo. Vederlo onorato con tanta preghiera e così pochi mezzi non è uno scandalo: è una piccola, eloquente cartina di tornasole. Racconta una Agrigento che fatica a finanziare anche ciò che ama di più. E questo, più di qualsiasi delibera, è ciò che lascia delusi.

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Fonte: Report Sicilia

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