Torna la richiesta di commissariamento per la crisi idrica: i cittadini chiedono soluzioni rapide. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Quando un’emergenza si ripete ogni anno, quando i debiti aumentano, quando il servizio continua a peggiorare e quando le tensioni sociali crescono giorno dopo giorno, la domanda non è più se il sistema funzioni, ma se chi è chiamato a governarlo sia ancora nelle condizioni di farlo.
È da questa considerazione che torna con forza la richiesta di un intervento straordinario dello Stato e della Regione sulla gestione del servizio idrico agrigentino.
Una richiesta che non nasce oggi.
Da mesi Report Sicilia racconta una crisi che non riguarda soltanto la mancanza d’acqua, ma un sistema amministrativo e gestionale che continua a produrre criticità sotto il profilo economico, finanziario e organizzativo.
I numeri sono ormai noti.
AICA ha accumulato negli anni decine di milioni di euro di debiti verso Siciliacque, ai quali si aggiungono le esposizioni verso fornitori, le criticità evidenziate dagli organi di controllo, le difficoltà nella riscossione, una rete colabrodo e una gestione che continua a vivere in una condizione di evidente squilibrio finanziario.
Per evitare il collasso sono già stati necessari ripetuti interventi della Regione Siciliana, culminati con il trasferimento di circa 20 milioni di euro che ha consentito di scongiurare il blocco della fornitura idrica.
Ma il problema non sembra essersi risolto.
Nel frattempo i cittadini continuano a subire turnazioni sempre più lunghe, interi quartieri rimangono senza acqua per giorni, le zone non servite dalla rete vivono una situazione di crescente disagio e le attività economiche pagano un prezzo altissimo.
Le responsabilità dei sindaci
C’è poi un altro elemento che non può più essere ignorato.
I sindaci non sono spettatori della vicenda.
Sono i componenti dell’Assemblea Territoriale Idrica e, attraverso gli organismi previsti dalla legge, esercitano il controllo sul gestore pubblico.
Sono loro ad approvare regolamenti, indirizzi e scelte strategiche.
Ed è proprio su questo punto che negli ultimi mesi si è concentrata gran parte delle critiche.
Secondo numerosi osservatori, l’ATI non avrebbe esercitato con la necessaria efficacia le proprie funzioni di indirizzo e controllo, lasciando che la situazione degenerasse fino all’attuale emergenza.
Una crisi che non è più soltanto amministrativa
La crisi idrica ha ormai assunto una dimensione che va ben oltre gli aspetti tecnici.
Interessa la salute pubblica.
Interessa l’ordine pubblico.
Interessa l’economia dell’intera provincia.
Agrigento vive di turismo.
Sciacca, Licata, Porto Empedocle, Realmonte e le località balneari affrontano la stagione estiva con migliaia di presenze.
In tutta la provincia operano circa 39 mila imprese, mentre i residenti sono oltre 413 mila.
A questi si aggiunge un enorme patrimonio di seconde case e abitazioni destinate al turismo stagionale.
Una gestione dell’acqua che non garantisca continuità mette inevitabilmente in difficoltà famiglie, alberghi, ristoranti, attività commerciali, strutture ricettive e comparto produttivo.
Per questo motivo la crisi non riguarda soltanto AICA.
Riguarda l’intero sistema economico della provincia.
La richiesta di un intervento straordinario
Proprio alla luce di questo quadro torna a farsi strada la richiesta di un intervento sostitutivo delle istituzioni competenti.
Secondo i sostenitori di questa tesi, una volta accertata l’incapacità degli organismi ordinari di riportare la gestione entro condizioni di equilibrio economico e di garantire un servizio adeguato, dovrebbero essere attivate le procedure previste dall’ordinamento.
In particolare viene richiamato il ruolo del Prefetto per i profili legati alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e quello dell’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità per quanto riguarda i poteri di vigilanza sul servizio idrico integrato.
La richiesta è chiara.
Valutare se sussistano i presupposti per un commissariamento della gestione, ritenendo ormai insufficiente l’azione degli organi amministrativi attualmente in carica.
Non si può continuare così
Negli ultimi mesi la politica ha discusso dell’acquisto di Siciliacque, della governance, delle responsabilità del passato e delle possibili riforme.
Ma i cittadini continuano a chiedere una sola cosa.
Aprire il rubinetto e trovare l’acqua.
È una richiesta elementare.
Ed è probabilmente il parametro più semplice con cui misurare il funzionamento di un servizio pubblico essenziale.
Se dopo anni di emergenze, interventi finanziari straordinari, debiti milionari e continui allarmi il sistema continua a non garantire un servizio regolare, è inevitabile che qualcuno inizi a chiedersi se non sia arrivato il momento di applicare gli strumenti che la legge mette a disposizione per ripristinare legalità, efficienza e tutela dell’interesse pubblico.
Perché in uno Stato di diritto i cittadini non possono diventare ostaggio delle inefficienze di un sistema.
E quando le procedure ordinarie non riescono più a garantire un diritto fondamentale come l’accesso all’acqua, spetta alle istituzioni valutare se sia necessario intervenire con strumenti straordinari previsti dall’ordinamento.
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Fonte: Report Sicilia
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