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Quando il sindaco cambia, la responsabilità della spazzatura si sposta?

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Un  post su facebook coglie nel segno con una sintesi che vale più di un editoriale: «da “vergogna sindaco” a “vergogna agrigentini vastasi” è stato un battito di ciglia».

Sei parole che fotografano l’intera questione.

 Assistiamo a un fenomeno che meriterebbe uno studio antropologico.

Per anni, sotto la sindacatura di Francesco Miccichè, le strade di Agrigento erano sporche per una ragione semplice e cristallina per molti leoni da tastiera di ieri: il sindaco era un incapace.

La spazzatura non cadeva dal cielo, non la portavano i cittadini, non c’entravano abitudini o inciviltà: era lì, ammucchiata, perché c’era lui a Palazzo dei Giganti.

Bastava il suo nome sulla porta a generare discariche.

Poi, in poche settimane, è accaduto il miracolo.

Si è insediato Michele Sodano e i sacchetti che prima erano la prova provata dell’incapacità amministrativa sono diventati, di colpo, la prova dell’inciviltà degli agrigentini.

Stessi cumuli, stesso odore, stesse strade — ma significato ribaltato di centottanta gradi.

Notevole, davvero, questa capacità della popolazione di trasformarsi in massa.

Sotto Miccichè gli agrigentini erano evidentemente cittadini modello, attenti, ligi, che differenziavano col contagocce e non gettavano nulla per terra: se le strade erano sporche, era colpa esclusiva del Comune.

Dal giorno dell’insediamento di Sodano, gli stessi identici cittadini si sono risvegliati “vastasi”, maleducati, sporcaccioni geneticamente predisposti a trasformare ogni angolo in microdiscarica.

Un mutamento di costume così rapido che neanche le rivoluzioni culturali.

Cosa sia cambiato, a parte la targhetta sulla scrivania del sindaco, resta un mistero che attende ancora spiegazione.

C’è poi il dettaglio più gustoso, quello che ai tifosi sfugge: dare dei “vastasi” agli agrigentini significa insultare proprio l’elettorato che ha mandato Sodano in Comune.

Per difendere il sindaco, i suoi sostenitori finiscono per definire incivile e maleducata la stessa cittadinanza che lo ha votato.

Una strategia comunicativa raffinatissima: salviamo il candidato affondando il popolo.

Complimenti.

E qui il paradosso diventa quasi poetico, perché Sodano è stato eletto sulla bandiera della trasparenza radicale.

La promessa era guardare la realtà in faccia, mostrarla, non nasconderla.

 Salvo che i primi a praticare il contrario sono proprio i suoi fan: davanti alla stessa identica realtà di prima — i cassonetti che traboccano, le discariche abusive che spuntano negli stessi posti di sempre — non la fotografano, la riscrivono.

Non negano i rifiuti: ne cambiano il responsabile a seconda di chi siede in giunta.

È trasparenza a corrente alternata, accesa quando il sindaco è l’avversario, spenta quando è il proprio.

Il punto, quello serio dentro il sarcasmo, è che la responsabilità istituzionale non si trasferisce con il cambio di poltrona.

Il Comune ha gli stessi obblighi sulla gestione del ciclo dei rifiuti che aveva sei mesi fa; la SRR ATO 4 è la stessa, le criticità del sistema sono le stesse, gli appalti e i servizi di raccolta non sono cambiati di natura per intervento dello Spirito Santo.

Se la spazzatura per strada era una colpa amministrativa quando comandava Miccichè, lo è esattamente nella stessa misura adesso. Le due cose non possono essere vere a fasi alterne. O la responsabilità del sindaco esiste sempre, o non è mai esistita: scelgano i tifosi quale versione tenere, ma non possono averle entrambe a comodo.

La verità, naturalmente, sta nel mezzo — comportamento dei cittadini e organizzazione del servizio contano entrambi, sempre, sotto qualsiasi amministrazione.

Ma è proprio questa verità adulta che lo sguardo di parte si rifiuta di vedere: prima colpa al cento per cento del sindaco, oggi colpa al cento per cento dei “vastasi”.

Mai una sfumatura, mai una coerenza.

 L’unica costante reale, in tutto questo, è la spazzatura: quella resta lì, indifferente alle narrazioni. Tutto il resto — l’indignazione, le accuse, le assoluzioni — è stagionale, e cambia colore con la giunta.

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Fonte: Report Sicilia

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