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Agrigento – “Anime”, nella Chiesa Madre di Favara il teatro diventa memoria: emozioni e applausi per le vittime innocenti della mafia

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“Anime”, nella Chiesa Madre di Favara il teatro diventa memoria: emozioni e applausi per le vittime innocenti della mafia

Angelo Jay

Una Chiesa Madre gremita, il silenzio del pubblico, le voci degli attori che attraversano la navata e trasformano il dolore in memoria. A Favara “Anime” ha regalato una serata intensa di teatro e impegno civile, nel ricordo di tutte le vittime innocenti della mafia.

Dentro la Chiesa Madre, dove le voci incontrano la memoria

Entro nella Chiesa Madre di Favara e tutto sembra avere un ritmo diverso.                        Le ombre accarezzano gli spazi, il pubblico attende, l’atmosfera si fa raccolta.
Poi arrivano le voci. Una dopo l’altra attraversano la chiesa, riempiono l’aria, raggiungono gli sguardi.                                                                                                                   E, quasi senza accorgertene, non stai più semplicemente assistendo a uno spettacolo. Sei dentro una storia che parla di dolore, coraggio e memoria.

È questo il cuore di “Anime”, l’opera di Antonella Morreale, diretta insieme a Franco Sodano e portata in scena dalla Compagnia Teatrale Arcobaleno. Dopo il successo ottenuto anche a Roma, lo spettacolo ha trovato nella suggestiva Chiesa Madre di Favara una cornice di grande intensità.

Ad aprire la serata è la voce della giornalista e moderatrice dell’area Padre Pino Puglisi del Consiglio Pastorale cittadino (CPC) Lilia Alba che, con eleganza e sensibilità, accompagna il pubblico dentro le prime emozioni dello spettacolo, quasi prendendolo per mano e conducendolo, parola dopo parola, verso il cuore più profondo della rappresentazione da lei definita quale atto vivo di “resistenza culturale”. Le parole del monologo introduttivo, poi, scritto appositamente per l’occasione dalla stessa ed interpretato dall’arciprete e presidente del CPC Don Nino Gulli, aprono lentamente la strada: la voce si posa sul silenzio della chiesa, l’atmosfera si fa più intensa e, per un istante, sembra che tutto intorno si fermi.

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È l’attimo che precede la scena, quello in cui l’emozione comincia già a prendere forma, in cui si intrecciano teatro, comunità e impegno civile

Quando le anime tornano a farsi voce

Sul palco non c’è un solo protagonista. È l’intero racconto a diventarlo.                            Gli interpreti danno vita a una prova corale intensa, fatta di parole, sguardi, movimenti e silenzi. Ogni scena aggiunge un frammento a una memoria più grande, restituendo il dolore, il coraggio e soprattutto l’umanità di vite spezzate troppo presto.
La rappresentazione si muove tra realtà e dimensione simbolica.                                     Le “anime” evocate dallo spettacolo non appartengono soltanto al passato: rivivono nelle parole, nei ricordi e in ciò che hanno lasciato.
Ed è proprio qui che lo spettacolo trova la sua forza più profonda: rendere vicine storie che rischierebbero di restare soltanto nomi, date o pagine di cronaca.                Particolarmente significativa la presenza dei più piccoli, che porta con sé uno dei messaggi più forti della serata: la memoria può continuare a vivere solo se viene consegnata alle nuove generazioni.

A rendere ancora più intensa l’atmosfera sono state le musiche di Gioacchino Marrella, che hanno accompagnato i passaggi più profondi della rappresentazione, lasciando emergere anche quelle emozioni che le parole, da sole, non sempre riescono a raccontare.  Dietro la scena, il lavoro coordinato dalla direttrice Virna Paolocà ha dato armonia e continuità all’intero spettacolo, accompagnandone con sensibilità ogni passaggio.

“Anime” è andato in scena, volutamente,  a pochi giorni da una data che l’Italia non può dimenticare. Il 19 luglio 1992, nella strage di Via D’Amelio, vennero uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.                                                                           La vicinanza dello spettacolo a quell’anniversario dà alla rappresentazione un significato ancora più forte. Ma “Anime” non nasce per celebrare semplicemente una ricorrenza.     Nasce per custodire ciò che il tempo non deve cancellare: la memoria.                 Ed è proprio lì che il teatro va oltre la scena e diventa coscienza, riflessione, presenza viva.

L’emozione resta oltre la scena

Alla fine arrivano gli applausi.                                                                                          Forti, partecipati, pieni di quella commozione che resta quando le parole hanno già detto tutto.                                                                                                                        Dentro la Chiesa Madre di Favara rimane l’immagine di una comunità raccolta attorno alla memoria, mentre le voci dello spettacolo sembrano continuare a vivere anche dopo l’ultima scena.                                                                                                                          Poi il silenzio ritorna. Esco dalla Chiesa Madre con la sensazione che qualcosa sia rimasto lì dentro e che qualcosa, invece, sia venuto via con me.                                      Un’emozione. Un pensiero. Una memoria da custodire.                                                   Ed è forse proprio così che “Anime” continua davvero.

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Fonte: Sicilia On Press

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