Agrigento – Autorità d’Ambito vince causa: più acqua ai Comuni dell’Aica. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Avranno anche l’acqua del pozzo Monnafarina i comuni agrigentini dell’Aica, grazie alla favorevole definizione del ricorso giurisdizionale a cui si è opposta l’Assemblea Territoriale Idrica di Agrigento/ATO 9, presieduta da Giovanni Cirillo e difesa dall’avvocato Girolamo Rubino.
Infatti, il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha respinto il ricorso del Comune di Santo Stefano Quisquina -rappresentato dal sindaco Francesco Cacciatore e difeso dall’avvocato Giovanni immordino– che non voleva la realizzazione del pozzo Monnafarina e della relativa condotta di adduzione all’acquedotto Voltano.
Il Comune di Santo Stefano Quisquina non fa parte dei comuni agrigentini consorziati nell’azienda che gestisce il servizio idrico, poiché -in base ad una legge regionale- può gestire in proprio le reti del servizio idrico integrato. Così aveva proposto ricorso avverso un progetto che, alimentando con nuove risorse idriche l’acquedotto del Voltano, avrebbe potuto incidere sfavorevolmente sulla quantità d’acqua di cui dispone il Comune ricorrente.
Ma il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha scritto la parola “fine” (almeno in questa sede) su una accesa disputa relativa alla gestione delle risorse idriche agrigentine, rigettando integralmente il ricorso proposto dal Comune di Santo Stefano Quisquina avverso il progetto per la realizzazione del pozzo “Monnafarina” e della relativa condotta di adduzione all’acquedotto Voltano.
Il caso
La vicenda affonda le sue radici nello stato di crisi idrica e di emergenza regionale proclamato per far fronte alla drammatica siccità dell’isola. Per mitigare gli effetti della carenza d’acqua, l’Azienda Idrica Comuni Agrigentini aveva varato un piano straordinario di interventi.
Tra le opere strategiche figurava la realizzazione di un nuovo pozzo in contrada Monnafarina, situato geograficamente nel territorio di Castronovo di Sicilia (PA), ma interconnesso con il sistema “Voltano”. Un’opera blindata anche dal Piano d’Ambito dell’ATO 9 di Agrigento.
Il patrocinio legale delle parti
Il Comune di Santo Stefano Quisquina – difeso dall’avv. Giovanni Immordino – era insorto impugnando la determinazione decisoria della Conferenza dei Servizi. Il timore dell’amministrazione locale era che il nuovo prelievo potesse prosciugare o compromettere irreversibilmente la risorsa idrogeologica da cui si approvvigiona la propria comunità, in assenza di adeguate e preventive prove di emungimento e di portata sul bacino della Quisquina.
L’ Assemblea Territoriale Idrica Agrigento – Ambito Territoriale 9 si è costituita in giudizio con il patrocinio dell’avv. Girolamo Rubino.
La tesi formalistica del ricorrente
Davanti al collegio presieduto dal dott. Antonio Pietro M. Lamorgese, il Comune ricorrente ha giocato la carta del vizio formale, denunciando la violazione delle norme sul procedimento (L. 241/1990) per l’utilizzo della modalità semplificata ed asincrona.
I giudici del Tribunale Superiore hanno però smontato la tesi formalistica, stabilendo che, a seguito delle riforme legislative, la modalità ordinaria e regolare è proprio quella asincrona.
La valutazione dell’impatto idrico
Il cuore del rigetto risiede tuttavia nella valutazione scientifica dell’impatto idrico.
I progettisti incaricati hanno confutato la tesi dell’unicità del bacino acquifero della Quisquina paventata dal Comune, evidenziando che gli studi presentati dall’ente locale erano datati o non pertinenti poiché riferiti a un bacino distante e distinto (quello della sorgente di Capo Favara).
Il Tribunale ha ricordato che i giudici non possono sostituirsi alle valutazioni di merito e scientifiche degli organi tecnici della Pubblica Amministrazione se non in presenza di macroscopiche e palesi illogicità, qui del tutto insussistenti.
Il pagamento delle spese di giudizio
Il verdetto è severo anche sotto il profilo economico.
Il Comune di Santo Stefano Quisquina è stato infatti condannato a rifondere le spese di giudizio liquidate in complessivi 9.000 euro a favore delle controparti.
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Fonte: Sicilia On Press
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