Agrigento senz’acqua, esplode la protesta: Gli autobottisti si fermano. “Non faremo più da parafulmine ad AICA”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Stop al servizio sostitutivo in gran parte della provincia. Si fermano gli autobottisti di Agrigento, Porto Empedocle, Favara, Raffadali, Sciacca e Canicattì. “Abbiamo perso l’80% del lavoro, siamo diventati il call center di AICA. I cittadini piangono al telefono, noi non possiamo più andare avanti”.
La crisi idrica agrigentina entra nella sua fase più drammatica.
Da oggi gli autobottisti che negli ultimi anni hanno rappresentato l’unica ancora di salvezza per migliaia di famiglie, attività commerciali e strutture ricettive hanno deciso di fermarsi.
La comunicazione è arrivata dalla ditta Di Maria, ma la protesta coinvolge numerosi operatori del settore nei territori di Agrigento, Porto Empedocle, Favara, Raffadali, Sciacca e Canicattì, che hanno deciso di non aderire più al sistema imposto da AICA.
Una scelta definita dagli stessi operatori “dolorosa ma inevitabile”.
“Non vogliamo più fare da parafulmine ad AICA.”
È questa la frase che sintetizza il malessere di una categoria che racconta di avere sopportato tre anni di emergenza senza ricevere, a loro dire, alcun riconoscimento istituzionale.
“Abbiamo perso l’80% del lavoro”
Le testimonianze raccolte da Report Sicilia sono pesantissime.
Gli autobottisti spiegano di avere investito centinaia di migliaia di euro in mezzi, personale e attrezzature, ritrovandosi oggi praticamente impossibilitati a lavorare.
“Abbiamo investito nelle nostre aziende, ma oggi lavoriamo appena il 20% rispetto a prima. Abbiamo perso circa l’80% del nostro lavoro. Prima servivamo liberamente i cittadini, oggi passiamo la giornata al telefono a spiegare come fare un ticket che spesso nemmeno riesce ad essere aperto.”
Uno degli imprenditori racconta di avere otto autobotti, sei delle quali censite nel sistema AICA.
Di queste, solo tre riescono a lavorare e con una produttività drasticamente ridotta.
“Con sette mezzi arrivavamo a servire circa sessanta utenze al giorno. Oggi, con tre camion, riusciamo appena a soddisfare una quindicina di richieste.”
“Siamo diventati il call center di AICA”
La denuncia non riguarda soltanto gli aspetti economici.
Secondo gli operatori, il nuovo sistema avrebbe trasferito sugli autobottisti anche il peso delle proteste dei cittadini.
Le telefonate arrivano senza sosta.
C’è chi non riesce ad aprire il ticket.
Chi aspetta acqua da giorni.
Chi non riesce a parlare con AICA.
Chi, esasperato, chiama direttamente gli autobottisti chiedendo aiuto.
Durante una delle dirette realizzate dagli stessi operatori si ascolta una telefonata che descrive perfettamente la situazione.
L’autobottista, con tono sconsolato, è costretto a dire al cittadino:
“Le chiedo scusa, ma da quattro giorni non riuscite a fare il ticket. Arrivati al numero cinque la telefonata cade. Io capisco perfettamente il vostro disagio, ma ho le mani legate dal sistema AICA.”
Parole che fotografano una situazione ormai fuori controllo.
“Le persone piangono al telefono”
Il momento più toccante arriva quando gli operatori raccontano il rapporto con i cittadini.
“Riceviamo oltre cento telefonate al giorno. Le persone piangono al telefono. Ci chiedono acqua perché non sanno più a chi rivolgersi. E noi dobbiamo spiegare che non possiamo intervenire.”
Tra chi chiama non ci sono soltanto residenti.
Ci sono famiglie con bambini.
Persone anziane.
Disabili.
Proprietari di animali.
Abitazioni rurali prive di rete idrica.
E soprattutto titolari di strutture ricettive.
Turismo in ginocchio
Gli autobottisti confermano quanto Report Sicilia aveva già documentato nelle scorse ore.
Numerosi alberghi, B&B e case vacanza stanno vivendo una situazione drammatica.
“I titolari delle strutture ci telefonano disperati. Non riescono ad avere acqua, non riescono a fare i ticket e gli ospiti rischiano di partire. Stiamo distruggendo il turismo di Agrigento.”
Una denuncia che si aggiunge alle segnalazioni già raccolte dalla nostra redazione di imprenditori che riferiscono di avere perso decine di prenotazioni proprio a causa dell’incertezza sull’approvvigionamento idrico.
“L’acqua è un diritto, non possiamo scegliere chi servire”
Gli autobottisti contestano soprattutto l’impossibilità di intervenire liberamente.
“Noi non chiediamo di riempire piscine. Chiediamo soltanto di poter portare acqua alle persone. L’acqua è un bene primario.”
Nel loro racconto emergono situazioni che definiscono moralmente insostenibili.
“Ci capita di dover servire una piscina con numerosi viaggi mentre, dall’altra parte della strada, vive un disabile che non può ricevere nemmeno un litro d’acqua. Questo ci distrugge umanamente.”
L’appello al sindaco
Gli operatori rivolgono infine un appello diretto al sindaco di Agrigento.
“Signor Sindaco, non esiste soltanto Maddalusa. C’è Cannatello, Zingarello, Poggio Muscello e gran parte del territorio agrigentino che vive enormi difficoltà. Le persone piangono al telefono e noi non possiamo più essere lasciati soli. Si faccia carico di questa situazione.”
Una protesta che rischia di paralizzare il territorio
Con il blocco annunciato dagli autobottisti, la crisi idrica rischia ora di aggravarsi ulteriormente.
Se non interverranno rapidamente AICA, il Comune di Agrigento, l’ATI Idrico, la Prefettura e la Regione Siciliana, migliaia di cittadini, attività economiche e strutture turistiche potrebbero ritrovarsi senza l’unico servizio che, fino ad oggi, aveva consentito di tamponare le gravissime carenze della rete idrica.
La protesta degli autobottisti segna così un punto di rottura: dopo tre anni di emergenza, chi finora aveva cercato di supplire alle inefficienze del sistema afferma di non essere più disposto a sostenere, con mezzi propri e a costo della propria reputazione, un modello che ritiene non più sostenibile.
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Fonte: Report Sicilia
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