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Agrigento – Quando l’opposizione diventa un nemico: L’odio social non può sostituire il confronto democratico

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Agrigento – Quando l’opposizione diventa un nemico: L’odio social non può sostituire il confronto democratico. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 5 min

C’è una domanda che, dopo le elezioni amministrative di Agrigento, dovrebbe porsi tutta la politica.

Che senso ha continuare ad alimentare uno scontro personale quando il voto dei cittadini ha già deciso chi governa la città?

La democrazia funziona perché esistono una maggioranza e un’opposizione.

La maggioranza governa.

L’opposizione controlla.

È sempre stato così.

Ed è giusto che sia così.

Una buona opposizione non rappresenta un problema per la democrazia.

Al contrario.

La rende più forte.

Controlla gli atti.

Verifica la correttezza delle procedure.

Segnala eventuali criticità.

Propone soluzioni alternative.

Costringe chi governa a motivare meglio le proprie scelte.

In una democrazia matura l’opposizione non è un nemico.

È una garanzia per tutti, anche per chi governa.

Ed è proprio questo il principio che sembra essere stato dimenticato.

Durante la campagna elettorale il sottoscritto è stato indicato pubblicamente come bersaglio dall’onorevole Ismaele La Vardera.

Non perché avessi insultato qualcuno.

Non perché avessi diffuso notizie false.

Ma perché ero contemporaneamente candidato sindaco ed editore di Report Sicilia.

Un giornale che, paradossalmente, negli anni aveva raccontato molte delle battaglie dello stesso La Vardera, contribuendo a farle conoscere anche nel territorio agrigentino.

Da quel momento il confronto politico ha progressivamente lasciato spazio ad altro.

Non si discutevano più i programmi.

Non si discutevano più le idee.

Si iniziava a colpire la persona.

E desidero smentire ancora una volta una narrazione che continua ad essere alimentata.

Non ho mai impostato la mia campagna elettorale contro Michele Sodano.

Mai.

Le mie osservazioni hanno riguardato esclusivamente aspetti politici.

Ho semplicemente chiesto che Ismaele La Vardera mantenesse ad Agrigento lo stesso atteggiamento che continua ad avere all’Assemblea Regionale Siciliana.

Alla Regione continua a chiedere trasparenza.

Continua a denunciare presunte incoerenze.

Continua a proporre iniziative come i test antidroga per chi ricopre incarichi pubblici.

Continua ad attaccare determinati sistemi politici.

Ad Agrigento, invece, mi sono limitato a chiedere perché quelle stesse battaglie non trovassero spazio nel dibattito locale.

Perché non venissero poste le stesse domande.

Perché non venisse utilizzato lo stesso metro di giudizio nei confronti di tutti.

Erano domande politiche.

Richieste di coerenza.

Nulla di personale.

Nulla contro Michele Sodano.

Nulla che potesse giustificare il clima di ostilità che si è creato.

Poi le elezioni sono finite.

I cittadini hanno scelto.

E il primo a prenderne atto pubblicamente sono stato proprio io.

L’8 giugno 2026 ho diffuso una nota stampa nella quale riconoscevo la vittoria di Michele Sodano, gli rivolgevo gli auguri di buon lavoro e dichiaravo che la campagna elettorale era conclusa. Invitavo inoltre tutti al rispetto della volontà democratica espressa dagli agrigentini.

Da quel momento non ho più svolto alcuna iniziativa politica contro la nuova amministrazione.

Anzi.

Con il direttore responsabile, il vicedirettore e tutta la redazione di Report Sicilia abbiamo assunto una decisione precisa.

Raccontare soltanto la cronaca.

Pubblicare gli atti.

Informare i cittadini.

Senza esprimere giudizi politici sulla nuova amministrazione almeno fino a quando non sarà possibile valutarne concretamente l’operato.

Una scelta di responsabilità.

Una scelta che avrebbe dovuto contribuire a rasserenare il clima.

E invece è accaduto l’esatto contrario.

Ogni articolo diventa motivo di attacco.

Ogni notizia diventa un pretesto.

Ogni giornalista diventa un avversario.

Ogni editore diventa un bersaglio.

Gli ultimi episodi verificatisi dopo l’articolo del collega Francesco Di Mare sono soltanto l’ennesima dimostrazione di un fenomeno ormai evidente.

Non si contesta il contenuto.

Non si discutono i documenti.

Non si entra nel merito delle notizie.

Si colpisce chi le pubblica.

E, quasi con sorprendente puntualità, compaiono sempre gli stessi commenti, gli stessi toni, gli stessi tentativi di ridicolizzare o delegittimare.

Sarà certamente una coincidenza.

Come sarà una coincidenza che molti degli interventi più aggressivi arrivino da persone che non vivono nemmeno quotidianamente Agrigento o da ambienti che sembrano preferire il sarcasmo all’argomentazione.

Ma il punto non è questo.

Il punto è che nessun leader politico dovrebbe mai sentirsi soddisfatto se attorno al proprio modo di fare politica si sviluppa un clima nel quale l’insulto sostituisce il confronto.

Le parole hanno un peso.

I toni hanno conseguenze.

L’esempio conta.

E chi riveste un ruolo pubblico dovrebbe essere il primo a disinnescare tensioni, non ad alimentarle.

Oggi la mia preoccupazione non riguarda soltanto me.

Riguarda la mia famiglia.

Riguarda le persone che lavorano accanto a me.

Per questo motivo sento il dovere di dichiarare pubblicamente che, se questo clima di ostilità e di odio sociale dovesse continuare, mi rivolgerò formalmente al Prefetto e alle competenti autorità di pubblica sicurezza affinché valutino la situazione e adottino ogni iniziativa ritenuta opportuna per la tutela della mia persona e della mia famiglia.

Non perché qualcuno mi abbia impedito di scrivere.

Continuerò a farlo.

Non perché abbia paura delle critiche.

Le ho sempre accettate.

Ma perché quando il dissenso politico si trasforma in delegittimazione personale permanente, una società democratica ha il dovere di interrogarsi.

Le elezioni sono finite.

La politica dovrebbe tornare ad essere confronto.

L’opposizione dovrebbe poter controllare senza essere considerata un nemico.

L’informazione dovrebbe poter raccontare i fatti senza essere trasformata nel bersaglio di campagne personali.

Perché una democrazia non si misura da quanto è forte chi governa.

Si misura soprattutto da quanto è libero chi controlla il potere.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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