Ho fatto un sogno: il Gay Pride ad Agrigento. Poi mi sono svegliato…. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Eventi.
Cosa sta succedendo
Stanotte ho fatto un sogno. Di quelli strani, vividi, quasi cinematografici.
Ho sognato che Agrigento si preparava ad ospitare il Gay Pride. Sì, proprio lui. Carri allegorici, musica, bandiere arcobaleno, migliaia di persone provenienti da ogni parte d’Italia che sfilavano lungo il Viale della Vittoria, fino al cuore della città.
Nel sogno vedevo il Comune organizzare tavoli tecnici, conferenze stampa, manifesti colorati e persino amministratori impegnati a spiegare che “Agrigento è una città aperta, moderna e inclusiva”. Poi, però, il sogno ha iniziato a prendere una piega ancora più surreale.
Immaginavo i soliti moralisti già pronti a stracciarsi le vesti, i leoni da tastiera scatenati sui social, i commenti indignati, le polemiche infinite, le telefonate alle radio locali, le raccolte firme e le immancabili accuse reciproche. Ed è stato proprio lì che ho capito che stavo sognando.
Perché, piaccia o no, Agrigento è una città bellissima, ricca di storia e tradizioni, ma socialmente e culturalmente ancora molto distante dall’essere pronta ad affrontare serenamente un evento di questo tipo.
Non è una questione di diritti, che appartengono a tutti e non dovrebbero mai essere messi in discussione. È una questione di maturità collettiva.
Basta osservare le reazioni che, ancora oggi, provocano temi molto meno divisivi. Figuriamoci cosa accadrebbe davanti ad una manifestazione nazionale come il Gay Pride. Le discussioni durerebbero mesi.
I social diventerebbero un’arena. I bar si trasformerebbero in studi televisivi improvvisati. E probabilmente qualcuno riuscirebbe perfino a collegare il tutto alle buche nelle strade, all’acqua che manca e ai parcheggi. Nel mio sogno, però, c’era anche un altro particolare.
Qualcuno sosteneva che questa sarebbe stata la grande innovazione della nuova amministrazione comunale.
Confesso che lì ho sorriso nel sonno. Perché, se davvero qualcuno pensasse che il cambiamento di Agrigento passi da un evento simbolico come questo, forse avrebbe sbagliato l’ordine delle priorità.
Prima vengono i servizi. Prima viene l’acqua. Prima vengono le strade. Prima viene il decoro urbano. Prima viene una città capace di accogliere turisti dodici mesi l’anno.
Poi si può discutere di tutto il resto. Il bello dei sogni, però, è che sono liberi. mPossono portarci ovunque. Anche ad immaginare una Agrigento che ospita il Gay Pride senza trasformarlo in una guerra ideologica. Una città nella quale nessuno si scandalizza per una bandiera e nessuno si sente provocato da una manifestazione autorizzata. Una città capace di discutere senza urlare.
Ecco, forse questo sì che sarebbe il vero sogno. Poi è suonata la sveglia. Ho aperto Facebook. E ho capito che, almeno per il momento, era davvero soltanto un sogno.
Amen.
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Fonte: Sicilia24h
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