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Agrigento, il teatrino della perdita d’acqua e la calma di AICA

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Agrigento, il teatrino della perdita d’acqua e la calma di AICA. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Diretta social sulla perdita d’acqua: Sodano e Riccobene si sbracciano, AICA risponde calma e richiama il Comune socio.

Totò, Peppino e il vigile: due che si sbracciano e uno che non si scompone

C’è una scena che ogni italiano ha nel sangue. Piazza del Duomo, Milano. Totò e Peppino, imbacuccati come per una spedizione al Polo, si piantano davanti a un vigile e cominciano a gesticolare: braccia che mulinano, dita che indicano il cielo, un italiano maccheronico condito di francese immaginario — «Noio… volevàn savoir…» — nella convinzione che quel milanese impassibile sia un forestiero da ammansire. Il vigile, imperturbabile, non batte ciglio. Più i due si agitano, più lui resta di marmo. Tutta la comicità è lì, in quello scarto: due che si affannano e uno che non si scompone.

Chi ieri sera ha aperto Facebook ha rivisto, in salsa agrigentina, esattamente quella scena. Con la differenza che i due imbacuccati indossavano la fascia e la delega, e il vigile impassibile, oggi, ha un nome e un cognome: Danila Nobile, presidente di AICA.

La scena madre: settantadue ore d’acqua, lo scavo e la diretta

Il palcoscenico è uno scavo di via Diodoro Siculo, con una condotta che — a sentire i due protagonisti — perde ormai da più di settanta ore: tre giorni abbondanti di acqua potabile che, in piena emergenza idrica, se ne va sull’asfalto trasformando la carreggiata in un ruscello. Il sindaco Michele Sodano e l’assessore Giuseppe Riccobene arrivano, inquadrano il getto, e danno vita alla diretta.

E qui bisogna riconoscere il talento scenico. La dovizia di particolari è degna di un documentario naturalistico: si misura la portata a occhio, si conta il tempo trascorso, si allarga il braccio verso la pozza come davanti a una sciagura biblica, si chiama a testimone il cittadino con la bottiglia vuota. Ogni gesto è calibrato per dire una cosa sola: guardate lo scempio, e guardate che noi siamo qui, indignati come voi. Il registro non è quello di chi ha in mano una leva da tirare, ma di chi assiste, sgomento, allo spettacolo altrui. Due passanti di riguardo.

«Pronto, AICA?»: la telefonata in mondovisione

Il colpo da avanspettacolo arriva quando il sindaco, in diretta, prende il telefono e chiama la sede competente di AICA per segnalare la perdita. In mondovisione. Un gesto che vorrebbe essere il clou dell’efficienza — ecco, io agisco, io chiamo, io pretendo — e che invece, a rivederlo a mente fredda, è il momento più rivelatore di tutti. Perché una telefonata data davanti alla telecamera, dopo settanta ore e con l’obiettivo acceso, non è una segnalazione: è una scena madre. È la differenza tra spegnere un incendio e filmarsi mentre si compone il numero dei pompieri.

Il messaggio politico, quello sì, è chiarissimo: le perdite ad Agrigento sono tante, spesso nessuno le ripara, il Comune non c’entra, e d’ora in poi AICA sarà chiamata a rispondere. Applausi in platea. Sipario.

La contro-scena: la calma olimpica di Danila Nobile

Se la prima parte è avanspettacolo, la seconda è teatro di prosa. Perché oggi AICA ha risposto, e lo ha fatto con il tono esatto del vigile milanese: nessun mulinare di braccia, nessuna indignazione di rimando. Solo una frase d’apertura che vale un intero atto: «è necessario, innanzitutto, ristabilire i fatti».

E i fatti, nella ricostruzione dell’Azienda, sono questi. Primo: di quella perdita AICA ha saputo dal video sui social, non da una segnalazione formale arrivata prima. Secondo: la mattina stessa, appreso il problema, ha attivato l’impresa esecutrice, che è intervenuta e lo ha risolto. Terzo — e qui la calma diventa affilata — la stessa velocità con cui la falla è stata chiusa dimostra che sarebbe bastato usare i canali tecnici ordinari, senza bisogno di anticipare sui social accuse gravi e minacce di denuncia.

Nessuna alzata di voce. Solo un promemoria, servito freddo: avreste ottenuto lo stesso risultato con una telefonata fatta lontano dalle telecamere.

Il colpo di scena: il RUP è un tecnico del Comune

Ma il vero rovesciamento — quello che in commedia si chiama agnizione, il momento in cui si scopre chi è davvero chi — arriva dopo. AICA ricorda che quella perdita non riguarda una rete già ultimata e consegnata, bensì un cantiere ancora aperto: le opere del Primo Stralcio per l’ottimizzazione della rete idrica cittadina, non ancora completate né prese in carico dall’Azienda per la gestione ordinaria. AICA ne è la stazione appaltante, ma nella fase esecutiva operano soggetti distinti, ciascuno con le sue responsabilità: l’impresa che esegue, il direttore dei lavori che controlla, e il RUP, il responsabile del procedimento.

E il RUP — ecco la battuta che chiude il secondo atto — è un tecnico interno al Comune di Agrigento.

Tradotto dal linguaggio dei comunicati: il sindaco si è filmato mentre denunciava un guasto su un cantiere il cui responsabile del procedimento siede negli uffici di Palazzo dei Giganti. Prima di comporre il numero di AICA in diretta, sarebbe bastato bussare a una porta in casa propria. La perdita non era in territorio nemico: era in un cantiere di cui il Comune ha, dentro le sue mura, la figura tecnica di garanzia.

Il socio che si indigna di se stesso

C’è poi il livello che trasforma la commedia in paradosso. AICA non è un’entità aliena piovuta sulla città: è un’azienda speciale consortile, costituita dagli stessi Comuni agrigentini. Agrigento non è un cliente scontento del gestore. Ne è socio fondatore, e — da Comune capoluogo, il più popoloso — con ogni probabilità il socio che pesa di più. Il sindaco, di persona o per delega, siede nell’organo che indirizza l’Azienda, ne nomina i vertici e all’occorrenza li revoca.

Da qui l’osservazione, garbata ma tagliente, con cui la presidente chiude il cerchio: sorprende che una simile rappresentazione arrivi dal primo cittadino di un Comune socio, dal quale dovrebbero discendere un particolare dovere di conoscenza dei procedimenti, leale collaborazione e tutela dell’immagine di un’azienda pubblica partecipata. È il vigile che, con la stessa faccia di marmo, fa notare ai due forestieri che forestieri non sono affatto: scusate, ma la casa è pure vostra.

Oltre il teatrino: chi ha davvero il secchio in mano

Fin qui la commedia. Ma un giornale non è un botteghino, e due precisazioni sono d’obbligo, perché la risata non copra i fatti.

La prima: l’emergenza idrica di Agrigento è reale, drammatica e antica. Le condotte non le ha bucate Sodano, insediato solo l’11 giugno 2026; la rete è stata ereditata malandata, con un contenzioso che viene da lontano e un gestore in affanno. Che il Comune batta i pugni sul tavolo, e abbia diffidato AICA il 29 luglio, è di per sé legittimo e persino doveroso. Il problema non è che protesti: è come lo faccia. Un conto è esercitare i poteri di socio e di controllore che lo statuto già gli mette in mano; un altro è travestirsi da spettatore indignato per prendere in prestito l’innocenza dei cittadini.

La seconda, per non scambiare la calma per neutralità: anche la serenità di AICA è una posa che conviene. L’Azienda non è un arbitro imparziale sopra le parti. Sulla gestione della rete idrica e sul maxi appalto pendono inchieste giudiziarie — con la presunzione d’innocenza per tutti — nelle quali gli stessi investigatori hanno segnalato ritardi e inerzie della stazione appaltante. La compostezza con cui oggi rimanda la palla al Comune è impeccabile sul piano retorico, ma non cancella il fatto che, sul terreno, l’acqua continua a mancare.

E qui finisce ogni comicità. Perché mentre il sindaco recita la parte della vittima e la presidente quella del vigile imperturbabile, le uniche vittime senza aggettivi restano fuori dall’inquadratura: i cittadini di quella via, che pagano la bolletta, aggirano la pozza e riempiono il secchio. Come nei sequel di Fantozzi, il copione dell’estate agrigentina si ripete uguale a se stesso: stessa perdita, stessa diretta, stesso scambio di responsabilità. Cambia solo la data. E ogni anno, a ripulire il disastro sull’asfalto, restano gli stessi.

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Fonte: Report Sicilia

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