Agrigento e i 44 milioni: cassa piena, mani legate, ma…. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il supplizio di Tantalo dentro Palazzo dei Giganti
C’è una figura, nel mito greco, che spiega la contabilità pubblica meglio di qualunque manuale di ragioneria. Tantalo, condannato a stare immerso fino al mento in un lago le cui acque si ritraggono ogni volta che abbassa le labbra, sotto rami carichi di frutti che il vento solleva appena tende la mano. Acqua ovunque, e non una goccia da bere. Frutta a portata di sguardo, e mai a portata di bocca.
È più o meno la posizione in cui si trova, in questi giorni d’agosto, chi prova a capire chi abbia ragione tra l’ex sindaco Francesco Miccichè e il suo successore Michele Sodano. Da una parte un numero che luccica — 44 milioni in cassa — brandito come prova di buona amministrazione. Dall’altra un Comune in esercizio provvisorio, che davanti a una richiesta da diciannovemila euro per le passerelle dei disabili in spiaggia deve rispondere: i soldi ci sono, ma non si possono toccare. Il lago e i frutti di Tantalo, appunto.
La domanda che i cittadini si fanno è semplice, e merita una risposta altrettanto netta: se in cassa ci sono davvero 44 milioni, perché il Comune «non può fare nulla»? La risposta, come spesso accade quando la politica riduce la contabilità a slogan, è che hanno ragione tutti e due, ma nessuno dei due dice tutta la verità.
Che cosa ha detto Miccichè
Il 3 agosto, attraverso un’intervista, l’ex primo cittadino ha rotto il silenzio con un titolo che è già una linea difensiva: «Ho lasciato i conti in ordine e 44 milioni in cassa, basta menzogne». Miccichè elenca, una per una, le affermazioni del successore che lo hanno ferito: la «situazione finanziaria estremamente critica», i «conti in rosso», la «precedente classe politica che ha rovinato un Comune lasciandolo senza risorse», i «debiti accumulati negli anni», e infine quel passaggio più insidioso di tutti — «somme spese con destinazione diversa rispetto a quelle previste che rischiano di essere richieste indietro».
Alla rappresentazione dello «sfacelo» Miccichè contrappone la fredda aritmetica: una cassa cresciuta da 21 a 44 milioni di euro, un bilancio «in equilibrio» che tiene l’ente lontano dallo spettro del dissesto, un «tesoretto di finanziamenti» che quantifica in 135 milioni.
Vale la pena ricordare, per onestà cronologica, che i numeri dell’ex sindaco hanno avuto una crescita interessante a seconda dell’occasione. Alla conferenza di fine mandato del 3 giugno la cassa era «passata dagli 8 milioni del 2020 ai 41 milioni del 2024»; il giorno della proclamazione di Sodano, l’11 giugno, i lavori finanziati erano «103 milioni»; oggi la cassa è 44 milioni e i finanziamenti 135. Non è, di per sé, una contraddizione: la cassa può essere cresciuta ancora tra fine 2024 e inizio 2026, e «lavori finanziati» e «tesoretto di finanziamenti» possono misurare perimetri diversi. Ma è un promemoria utile: un numero senza data e senza perimetro non dimostra nulla. Vale per Miccichè come per Sodano.
Che cosa risponde Sodano
Il nuovo sindaco ribatte con un argomento che ha il fascino dell’evidenza: se in cassa ci fossero davvero 44 milioni liberamente spendibili, il Comune non si troverebbe in esercizio provvisorio, e in una situazione in cui ancora bisogna chiudere il consuntivo 2025 e preventivo 26-29, non sarebbe ancora fermo al palo. Quei 44 milioni, sostiene, sono in gran parte somme già vincolate: non un tesoretto da distribuire, ma denaro con un cartellino sopra. L’argomento è efficace, e in buona parte fondato. Ma contiene una scorciatoia logica che è bene smontare, perché è proprio lì che si nasconde la verità che interessa ai cittadini.
La prima verità: la cassa non è l’avanzo
Qui serve una distinzione che la politica tende a evaporare e che invece regge tutto il ragionamento. Il fondo di cassa non è il denaro che una giunta può decidere di spendere.
Il fondo di cassa è la fotografia del conto di tesoreria in un dato istante: quanti soldi ci sono, punto. Il rendiconto 2024 indicava un saldo di tesoreria di 41.214.306,07 euro. Ma lo stesso rendiconto, dopo aver sottratto accantonamenti obbligatori, somme vincolate e somme destinate agli investimenti, evidenziava una parte disponibile negativa di circa 24,3 milioni: un disavanzo da ripianare. Tradotto: il Comune aveva molti soldi sul conto e, contemporaneamente, un buco nella parte davvero libera del risultato di amministrazione.
Non è una stranezza agrigentina, è la grammatica della contabilità pubblica. La Ragioneria generale dello Stato distingue quattro pezzi dell’avanzo — accantonato, vincolato, destinato agli investimenti e libero — e soltanto l’ultimo rappresenta una disponibilità discrezionale. Quando la parte disponibile è negativa, l’ente è contabilmente in disavanzo anche se il conto in banca è pieno.
L’immagine è quella di una famiglia con centomila euro sul conto corrente che, però, deve ottantamila di mutuo, tasse, lavori già commissionati e fatture scadute. Il saldo bancario esiste, è persino confortante da guardare, ma non coincide con la ricchezza spendibile. Chi dice «ho centomila euro» dice il vero; chi immagina di poterli spendere tutti si sbaglia.
Su questo Sodano ha ragione: presentare i 44 milioni come una somma consegnata libera al successore è un’informazione vera ma incompleta. E Miccichè, va detto con altrettanta chiarezza, non ha mai prodotto il prospetto che scioglierebbe il dubbio: quanta di quella cassa è vincolata, quanta accantonata, quanta destinata, quanta davvero libera.
La seconda verità: l’esercizio provvisorio non c’entra con la cassa
Ed eccoci alla scorciatoia di Sodano. L’esercizio provvisorio non è la prova che i soldi non ci sono. È la conseguenza di una cosa diversa: la mancata approvazione del bilancio di previsione entro i termini di legge.
Un Comune ricchissimo di liquidità può stare in esercizio provvisorio se non ha approvato il bilancio; un Comune con le casse vuote può averlo approvato in tempo. Le due cose viaggiano su binari separati. Durante l’esercizio provvisorio, l’articolo 163 del Testo unico degli enti locali impone di spendere «per dodicesimi», vieta l’indebitamento e consente in sostanza solo le spese correnti e gli interventi di somma urgenza. Il blocco alle scelte nuove scatta a prescindere da quanti milioni ci siano sul conto.
La prova provata è arrivata a fine luglio, quando la Cgil ha chiesto al sindaco Sodano e all’assessora Roberta Lala di usare i 19.000 euro già presenti in un capitolo di bilancio per le passerelle e le sedie job destinate ai disabili in spiaggia. Risposta dell’amministrazione: la somma esiste, ma non è spendibile «poiché il Comune è in esercizio provvisorio per assenza del bilancio 2025, non ancora approvato». Diciannovemila euro fermi non perché vincolati, ma perché manca lo strumento che autorizza a spenderli. Il supplizio di Tantalo in scala municipale.
Ne discende che la frase di Sodano — «se ci fossero 44 milioni non saremmo in esercizio provvisorio» — è imprecisa. L’esercizio provvisorio non racconta se la cassa è piena o vuota: racconta che il bilancio non è stato approvato. La versione corretta, e più scomoda per entrambi, suona così: i 44 milioni ci sono, ma sono in larga parte vincolati; e comunque, finché il bilancio 2025 resta fermo, non si spende liberamente un euro nuovo, vincolato o no.
Attenzione, però, a non regalare a Miccichè un alibi speculare. Che il bilancio non sia stato approvato nei tempi è un fatto, ed è un fatto che pesa: un ente in salute il bilancio lo chiude per tempo. Il mancato varo dello strumento finanziario è un campanello, non una prova d’innocenza per la gestione precedente.
Allora, con 44 milioni il Comune «non può fare nulla»?
È la domanda vera, e la risposta onesta è: falso che non possa fare nulla; falso anche che possa fare tutto.
Che cosa fanno, oggi, quei 44 milioni? Parecchio, e di utile. Una cassa robusta consente al Comune di pagare stipendi, fornitori e imprese senza affanni, di anticipare le spese dei progetti finanziati in attesa dei rimborsi di Stato, Regione e Unione europea, e soprattutto di non ricorrere all’anticipazione di tesoreria, cioè di non chiedere soldi in prestito alla banca tesoriera pagandoci sopra gli interessi. Non è poco: è la differenza tra un ente che respira e uno che boccheggia. Da questo punto di vista Miccichè ha argomenti solidi, e sarebbe scorretto derubricare la liquidità a zavorra.
Che cosa non fanno, oggi, quei 44 milioni? Non finanziano le scelte nuove. Non pagano le passerelle dei disabili, non aprono cantieri discrezionali, non coprono eventi o assunzioni decise dalla nuova giunta. E per due motivi che Sodano tende a fondere in uno solo: perché l’esercizio provvisorio congela le spese nuove (motivo temporaneo, che si scioglie approvando il bilancio), e perché una fetta consistente di quel denaro è comunque vincolata, accantonata o già impegnata (motivo strutturale, che resta anche a bilancio approvato).
La sintesi, allora, è questa: i 44 milioni non sono un tesoretto da spartire, ma non sono nemmeno acqua di Tantalo del tutto. Sono la garanzia che il Comune paga i suoi conti; non sono la cassaforte da cui attingere per le promesse elettorali. Chi li racconta come un forziere e chi li racconta come un miraggio stanno usando, entrambi, mezze verità.
Il conto che nessuno dei due ha ancora pubblicato
Il modo per chiudere la contesa non è un’altra diretta Facebook né un’altra intervista risentita. È un prospetto, comprensibile e firmato dai revisori, che metta in fila: saldo di tesoreria al 31 dicembre 2025 e alla data del passaggio di consegne; quota vincolata e quota non vincolata; totale dei residui passivi; risultato di amministrazione 2025 spacchettato nelle sue quattro componenti; debiti fuori bilancio e passività potenziali; tempi medi di pagamento; stato di attuazione delle opere finanziate.
Finché quel prospetto non esce, il duello resta quello che è: due formule politiche — il «tesoretto da 44 milioni» e i «conti in rosso» — che semplificano una realtà contabile molto più prosaica. Un Comune liquido ma gravato da un disavanzo disponibile, con vincoli e obbligazioni già assunte, e con un bilancio da approvare in fretta. La qualità dell’amministrazione non si misurerà sul numero pronunciato nelle interviste, ma su quattro risultati concreti: riduzione del disavanzo, puntualità dei pagamenti, completamento delle opere, qualità dei servizi.
Tantalo, nel mito, non ne uscì mai. Ai contribuenti agrigentini si può almeno augurare che qualcuno, prima o poi, abbassi il livello dell’acqua invece di limitarsi a raccontarne la profondità.
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

