Restare, partire, tornare: ad Agrigento un confronto aperto sulle prospettive dei giovani siciliani. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

L’associazione Chiamata Sicilia ha riunito istituzioni, scuola, università, associazioni e cultura per interrogarsi sulle condizioni che rendono possibili il restare, il partire e il tornare.
Agrigento, 4 agosto 2026 – Si è svolto lunedì 3 agosto, nella sala conferenze di Casa San Filippo, nel Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, l’incontro pubblico “Restare, partire, tornare. Quali prospettive per i giovani siciliani?”. Promosso da Chiamata Sicilia e aperto alla cittadinanza, l’appuntamento ha proposto un confronto tra esperienze, competenze e sguardi diversi su una domanda che attraversa le biografie di tante ragazze e tanti ragazzi dell’Isola: come rendere la scelta di restare, di partire o di tornare una possibilità libera, informata e sostenuta da opportunità reali?
L’iniziativa ha chiamato attorno allo stesso tavolo mondo della scuola, università, associazionismo, cultura e istituzioni. Non per offrire una risposta semplice a un tema complesso, ma per individuare strumenti, alleanze e proposte capaci di trasformare il dibattito sulla mobilità giovanile in una riflessione più ampia sullo sviluppo del territorio, sul lavoro, sulla formazione, sulla partecipazione e sulla qualità delle relazioni comunitarie.
Il sostegno delle istituzioni e della Curia
La serata si è aperta con una presenza istituzionale significativa. È intervenuta la Vice Prefetto Vicario, Dott.ssa Vaccaro, in rappresentanza della Prefettura di Agrigento. Chiamata Sicilia ha inoltre voluto rivolgere un ringraziamento pubblico al Prefetto Caccamo per il messaggio di sostegno dedicato all’iniziativa e all’associazione: un segnale di attenzione verso un confronto che mette al centro il futuro dei giovani e la responsabilità condivisa di costruire condizioni favorevoli sul territorio.
Nel corso dell’evento è intervenuto anche Padre Pontillo, in rappresentanza della Curia e del Vescovo. La sua presenza ha rafforzato il valore di un dialogo che non riguarda soltanto le politiche economiche o le opportunità professionali, ma anche la capacità di una comunità di riconoscere i desideri, le fragilità e le aspirazioni delle nuove generazioni. Prefettura, Curia, Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi e realtà associative hanno così offerto un quadro concreto delle energie e degli strumenti già disponibili ad Agrigento: luoghi, competenze, reti e istituzioni che possono contribuire, se coordinate, a generare nuove possibilità.
Chiamata Sicilia ha ringraziato anche il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi per il patrocinio e il direttore, Dott. Roberto Sciarratta, per la disponibilità che ha consentito lo svolgimento dell’incontro a Casa San Filippo. Un riconoscimento è stato rivolto inoltre al Soroptimist Club Agrigento, presente attraverso la presidente Maria Anna Barraco.
Che cos’è Chiamata Sicilia
Chiamata Sicilia è una rete di giovani professionisti siciliani, presenti nell’Isola e in diverse realtà nazionali e internazionali, che mette in comune competenze, esperienze e relazioni per contribuire al futuro della Sicilia. L’associazione nasce dall’idea che le sfide del territorio non possano essere affrontate in solitudine: richiedono comunità, confronto tra generazioni e connessioni tra chi studia, lavora, fa impresa, opera nella cultura, nell’associazionismo o nelle istituzioni.
La rete agisce attraverso quattro direttrici. La prima è l’advocacy: un dialogo con le istituzioni e azioni di sensibilizzazione sui temi che riguardano il futuro dell’Isola. La seconda riguarda le iniziative culturali e territoriali, dagli eventi ai percorsi educativi, dai progetti nelle scuole alle campagne sui temi sociali e culturali. La terza è un’attività di think tank, dedicata all’analisi, alla ricerca e all’elaborazione di proposte con esperti e realtà esterne. La quarta è la costruzione di una community: connessioni tra giovani, professionisti, associazioni, imprese e istituzioni, per rendere la rete una risorsa generativa e aperta.
“Restare, partire, tornare” si colloca precisamente in questa visione: non un episodio isolato, ma un momento di ascolto e di costruzione di alleanze, affinché il dibattito sui giovani siciliani non si fermi alla denuncia della partenza, ma si traduca in progetti e azioni verificabili.
La voce degli studenti e il ruolo della scuola
L’intervento della professoressa Angela Rancatore, docente di lingua inglese presso il Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “Raffaello Politi” di Agrigento, ha posto al centro la voce degli studenti. Dalla sua esperienza educativa è emersa una richiesta precisa: ragazze e ragazzi chiedono strumenti per orientarsi e scegliere, ascolto per essere riconosciuti nella propria unicità e occasioni per sentirsi protagonisti del proprio futuro.
Accanto a queste richieste, sono emerse due paure ricorrenti: l’invisibilità e l’irreversibilità. La prima nasce dal timore di non essere visti, ascoltati o valorizzati; la seconda riguarda la percezione della partenza come una scelta obbligata, senza alternative e senza un possibile ritorno. In questo senso, il desiderio di confrontarsi con il mondo e crescere non va confuso con una rassegnazione appresa, con l’idea che “se vali devi andartene”. La scuola, ha sottolineato Rancatore, non deve indicare una sola strada, ma aiutare ogni studente a riconoscere la propria.
Orientare, quindi, significa aprire possibilità: conoscere opzioni, incontrare esperienze, maturare decisioni più consapevoli. Orientamento in classe, counselling, testimonianze, visite e open day sono strumenti concreti che possono accompagnare i giovani nella scoperta e nella valorizzazione dei talenti. La scuola è chiamata a rendere legittime entrambe le scelte, restare o partire, liberando i ragazzi dal senso di colpa e trasformando la rassegnazione in consapevolezza.
Un altro tema portato dalla docente è stato quello della memoria locale. La memoria, quando è attiva, non immobilizza: aiuta a conoscere il passato e a progettare il futuro. Il rischio è la nostalgia, che può trasformare l’identità in rimpianto; la possibilità, invece, è fare della storia e delle risorse di Agrigento una leva per immaginare una città nuova. Da qui anche l’idea di un possibile “Agrigento Next Lab”, un laboratorio permanente tra scuola, università, imprese e istituzioni, capace di lavorare su sfide reali – turismo per la Generazione Z, intelligenza artificiale nei musei, rigenerazione urbana – attraverso team multidisciplinari, design thinking, risultati concreti e un impatto misurabile sui giovani.
Coordinare le energie del territorio
Il professor Giacomo Minio, docente di Economia applicata ai Beni culturali all’Università di Palermo, ha richiamato l’esigenza di una maggiore coordinazione e organizzazione tra le diverse istituzioni, aziende e realtà presenti sul territorio. Agrigento e la Sicilia dispongono di un patrimonio culturale, paesaggistico e umano di grande valore; la sfida, ha evidenziato, è trasformare queste risorse in un sistema capace di produrre sviluppo, lavoro e attrattività.
Il punto non è soltanto disporre di beni culturali o di singole eccellenze, ma costruire una regia condivisa: mettere in relazione formazione, università, imprese, pubblica amministrazione, terzo settore e filiere culturali e turistiche. In questo percorso, l’osservazione di modelli economici che hanno funzionato in altre città italiane e internazionali può offrire indicazioni utili, a condizione di non importarli meccanicamente ma di adattarli alle caratteristiche, alle vocazioni e ai bisogni specifici di Agrigento.
La coordinazione, dunque, è stata indicata come una condizione essenziale per superare la frammentazione: progetti, competenze e finanziamenti possono diventare più efficaci quando si inseriscono in una strategia comune, orientata a obiettivi misurabili e condivisi. È in questo spazio che il patrimonio culturale può smettere di essere percepito come un costo e diventare una leva di occupazione, innovazione e qualità della vita.
Cultura, lavoro e nuove provenienze
Marco Savatteri, autore, regista e compositore teatrale, ha raccontato il ruolo della cultura come esperienza creativa, professionale e comunitaria. Il teatro e le attività culturali non rappresentano soltanto un settore in cui lavorare: possono generare opportunità, attivare competenze, creare relazioni e restituire a un territorio la capacità di essere attrattivo.
La sua testimonianza ha mostrato come, attraverso la cultura, sia possibile portare ad Agrigento giovani e professionisti provenienti da realtà diverse, anche da Genova, Lodi, Amalfi, Palermo e da altre città. È un elemento particolarmente significativo nel confronto sul “restare, partire, tornare”: il territorio non è solo il luogo dal quale qualcuno parte, ma può diventare anche un luogo in cui si arriva per lavorare, creare e condividere un’esperienza. Questa capacità di attrazione nasce dalla qualità dei progetti, dalla rete degli artisti e dalla possibilità di fare della cultura un lavoro concreto e non un’attività marginale.
La presenza e la testimonianza degli artisti che hanno partecipato all’evento hanno reso visibile questa prospettiva: la cultura può contribuire a cambiare il racconto di Agrigento e della Sicilia, offrendo ai giovani occasioni per esprimersi, formarsi, incontrare linguaggi diversi e costruire percorsi professionali.
Progettazione europea e impatto sociale
Gaetano Di Ballo, co-fondatore e presidente di T.T.T. aps, ha posto l’accento sull’importanza della progettazione europea. La capacità di intercettare programmi e strumenti di finanziamento comunitari può consentire a enti, associazioni e reti territoriali di mobilitare ulteriori risorse per progetti socialmente rilevanti, con obiettivi chiari e una ricaduta concreta sulle comunità.
La progettazione europea richiede competenze, partenariati e una visione di medio periodo, ma può essere uno strumento prezioso per collegare i bisogni locali a opportunità più ampie. Non si tratta di inseguire i finanziamenti come fine in sé: il valore sta nella possibilità di sostenere interventi capaci di affrontare questioni sociali, educative e culturali, costruendo collaborazioni tra soggetti diversi e rafforzando la capacità progettuale del territorio.
Nel racconto delle attività associative è emerso anche il progetto della biblioteca di Villaseta, esempio di un’iniziativa che non è necessariamente legata a un finanziamento europeo, ma che nasce dall’ascolto di un bisogno e dalla volontà di restituire uno spazio di crescita e comunità. Esperienze di questo tipo mostrano come i progetti possano prendere forma da risorse differenti – pubbliche, private, comunitarie – quando esiste una rete capace di leggere il territorio e di attivarsi.
a cura dell’associazione Chiamata Sicilia
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Fonte: Report Sicilia
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