Agrigento – “Il cibo di Rubik” di Liliana La Magra: memoria, sapori, profumi e rinascita. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Eventi.
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“Il cibo di Rubik” di Liliana La Magra: la presentazione al Riad-Farm Cultural Park tra memoria, sapori, profumi e rinascita
FAVARA. Si è svolta nella serata di ieri, 5 agosto 2026, la presentazione di “Il cibo di Rubik. Storie di sopravvivenza”, la prima delle fatiche letterarie che Liliana La Magra ha deciso di dare alla stampa. L’evento, promosso dalla casa editrice Medinova di Antonio Liotta per incontridautore- che ha pubblicato l’opera all’interno della collana CiboCulture- ha avuto il sinergico patrcinio della Farm Cultural Park, del Centro Studi Antonio Russello, della Pro Loco Castello e delle testate giornalistiche Sicilia Target e Sicilia On Press.

Il giardino del Riad: lo spazio scenico perfetto per la presentazione

La scelta della location si è rivelata quanto mai azzeccata e concettualmente centrale. La presentazione ha preso vita nel giardino del Riad – Farm Cultural Park,
Non si è trattato di una semplice cornice estetico-scenografica, ma dello spazio scenico naturale entro cui trovano senso le vicende narrative del libro. Nel racconto dell’autrice, infatti, il giardino è la prospettiva vitale attraverso cui si snodano le generazioni: dalla figura del nonno e della nonna, alla madre, fino a Liliana stessa e alle sue figlie. È il luogo ancestrale dell’orto contadino, dove si coltiva la terra con il sudore della fronte e dove i prodotti nascono biologici e genuini.
In questo contesto, la narrazione riconduce costantemente il passato al presente, con uno sguardo teso al futuro, trasformando i paesaggi, i ronzii delle api, le mani laboriose che impastano e i profumi della natura e delle pietanze preparate con amore e cura in una concretezza immediata. Attraverso le sue pagine, la dimensione fisica della materia culinaria compie una vera e propria metamorfosi diventando immateriale: la straordinaria potenza del cibo risiede proprio nella sua capacità di attraversare il ricordo. È forse l’immateriale più importante di tutti: basta l’effluvio del basilico o dell’origano per riportare in vita chi non c’è più, per ricordare una madre o un nonno e per riconnetterci all’essenza profonda di ciò che siamo stati. L’elemento immateriale del ricordo finisce così per dare sostanza alla materialità stessa della vita.
Il dibattito e le letture
A dialogare con l’autrice durante la serata sono stati Gabriella Bruccoleri, autrice della prefazione al volume e curatrice della collana CiboCulture insieme a Guido Bissanti, e al giornalista Giuseppe Piscopo.
A rendere vive le tematiche dell’opera, l’intervento di Antonio Moscato, presidente della Pro loco Castello e le letture a cura di Lilia Alba, Sara Chianetta e Franca Di Stefano, capaci di far risuonare nella corte del Riad tutta la poesia, i sapori, i profumi, la nostalgia e la voglia di rinascita di cui è impregnato il testo.

Un “gioco di incastri” per salvare l’anima: dalla guerra al lockdown
Come emerso dagli interventi, il titolo racchiude una metafora ricca di significato: il celebre rompicapo a sei facce diviene simbolo delle molteplici sfaccettature della cultura gastronomica siciliana — sapori, colori, memorie, resilienza, creatività e autoironia — dove la tavola azzera i confini e diventa primo luogo di accoglienza e dialogo.
L’idea del volume è maturata durante i giorni più bui dell’isolamento pandemico da Covid-19. Chiusa tra le quattro mura domestiche, Liliana La Magra ha cercato riparo nei ricordi d’infanzia e nella figura del nonno Angelo Inzalaco. Durante la Seconda Guerra Mondiale, prigioniero dei militari inglesi in Africa, l’uomo era solito ripetere: “In guerra mi salvai perché sapevo cucinare”. Presentatosi ai suoi carcerieri rivendicando con orgoglio «Sono siciliano e sono cuoco!», Angelo riuscì a garantire la sopravvivenza propria e degli altri grazie alla sua abilità ai fornelli in momenti di estrema penuria.
Evocando quei gesti antichi — il profumo del basilico nelle stanze, l’origano sui cuddiruna, le sfinge, la parmigiana e il pane sfornato per la famiglia — l’autrice ha trasformato la reclusione forzata in un viaggio di rinascita verso le proprie radici tanto da farle scrivere a fine volume …”mi sentivo viva. Finalmente viva!”
Un’eredità culturale per il futuro
Il libro è impreziosito dall’introduzione firmata da Antonio Patti, figura di spicco della cultura favarese scomparso prematuramente, che con Antonio Liotta diede vita al progetto della collana CiboCulture.
Scritto con uno stile semplice, partecipe ed emozionante, “Il cibo di Rubik” supera la forma del semplice ricettario per farsi testimone intergenerazionale: un invito rivolto ai giovani a custodire la memoria, le proprie origini e la forza salvifica delle passioni.

La serata, caratterizzata da una numerosa e partecipe cornice di pubblico, si è infine conclusa… “inevitabilmente”, con un piacevole rinfresco conviviale a base di squisite e profumate “mmiscati” (in favarese) con sopra del sesamo preparate affettuosamente dall’autrice .
L’articolo “Il cibo di Rubik” di Liliana La Magra: memoria, sapori, profumi e rinascita proviene da Sicilia ON Press.
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Fonte: Sicilia On Press
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