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Agrigento – Crisi idrica, il paradosso di Sodano: Manifesta contro AICA ma il Comune è il maggiore socio. «Perché non chiede la sfiducia alla governance?»

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Agrigento – Crisi idrica, il paradosso di Sodano: Manifesta contro AICA ma il Comune è il maggiore socio. «Perché non chiede la sfiducia alla governance?». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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AGRIGENTO – Il sindaco manifesta insieme ai cittadini, attacca AICA, annuncia diffide, mette a disposizione un’autobotte e si dice pronto persino ad andare con la popolazione negli uffici dell’Azienda Idrica per «battere i pugni sul tavolo».

Ma c’è una domanda che, dopo la manifestazione per l’acqua di Maddalusa, diventa inevitabile: Michele Sodano contro chi sta manifestando?

Perché il Comune di Agrigento non è un soggetto estraneo ad AICA. Ne è socio e detiene una quota che si aggira intorno al 20 per cento, la più rilevante all’interno della compagine dei Comuni. E Sodano, nella sua qualità di sindaco, partecipa inoltre alla governance istituzionale dell’ATI Idrico, l’ente di governo dell’ambito che esercita funzioni fondamentali sul servizio idrico.

Insomma, il sindaco che oggi punta il dito contro AICA rappresenta contemporaneamente il Comune che dell’azienda idrica è il principale azionista.

Ed è questo il grande paradosso politico emerso dalla protesta.

Sodano: «Abbiamo fatto una pesante diffida contro AICA»

Intervistato durante la manifestazione, Sodano rivendica l’azione della propria amministrazione.

«Noi abbiamo agito fin da subito – afferma –. Abbiamo fatto la settimana scorsa, mi sento di dire, anche una pesante diffida contro AICA. Ci hanno risposto con delle rassicurazioni, ma andiamo avanti se queste non riescono a risolvere questo problema».

Il sindaco spiega la propria presenza in piazza con la volontà di essere «sempre vicini alla popolazione, sempre dalla parte dei cittadini, pronti all’ascolto».

Poi, però, arriva una frase che merita attenzione:

«Sappiamo benissimo tutti che non è il Comune forse il posto giusto dove vengono prese tutte le scelte che riguardano la gestione dell’acqua».

Formalmente è vero che il Comune non gestisce direttamente il servizio idrico.

Politicamente, però, il discorso non può terminare qui.

Perché Agrigento è socio di AICA e il suo sindaco siede negli organismi dell’ATI insieme agli altri primi cittadini dell’Ambito.

Il Comune, dunque, non è AICA. Ma non è neppure uno spettatore senza voce in capitolo.

Se la gestione di AICA è così grave, perché Sodano non chiede la sfiducia alla governance?

Ed è proprio qui che si apre la questione politica.

Se Sodano ritiene che il comportamento di AICA sia talmente grave da rendere necessaria una «pesante diffida»; se ritiene necessario consegnare un’autobotte; se è disposto ad accompagnare i cittadini negli uffici dell’azienda per «battere i pugni sul tavolo», allora perché non porta la questione direttamente nell’assemblea dei Comuni soci?

E soprattutto: perché non propone ai colleghi sindaci una presa di posizione politica sulla governance di AICA?

Se la gestione viene ritenuta inefficiente, se migliaia di cittadini continuano a subire disservizi e se il principale Comune socio arriva a diffidare formalmente la propria azienda, la domanda sulla fiducia nei vertici non può più essere considerata marginale.

Sodano dovrebbe spiegare pubblicamente se ritiene che l’attuale governance di AICA, presieduta da Danila Nobile, sia ancora adeguata.

Se la risposta è sì, dovrebbe spiegare perché continua a sparare politicamente contro l’azienda.

Se la risposta è no, dovrebbe spiegare perché non porta davanti agli altri sindaci soci una proposta politica per cambiarla, nelle forme consentite dallo statuto e dagli atti societari.

E sarebbe interessante conoscere anche la posizione degli altri sindaci.

Che cosa pensano del fatto che il rappresentante del Comune con la maggiore partecipazione societaria manifesti contro AICA e la diffidi pubblicamente?

«Abbiamo dato una nostra autobotte ad AICA»

Sodano rivendica anche un’altra iniziativa:

«Ieri abbiamo dato una delle nostre autobotti ad AICA, cercando appunto di risolvere questo problema».

Anche qui, però, la questione merita di essere posta correttamente: l’utilizzo dei mezzi destinati alle attività di Protezione Civile nell’emergenza idrica non può essere trasformato semplicemente nella narrazione di un Comune che “presta” un proprio mezzo ad AICA.

Sono strumenti destinati proprio ad affrontare situazioni emergenziali e a garantire assistenza alla popolazione.

Il problema, semmai, è capire perché nel 2026 sia necessario arrivare a questo punto per garantire acqua a cittadini che da mesi denunciano di non riceverla.

Lo riconosce lo stesso Sodano:

«Nel 2026 è veramente tremendo parlare ancora di acqua perché è quel collo di bottiglia che non permette alla nostra popolazione di vivere dignitosamente e, al contempo, al nostro territorio di potersi sviluppare».

Ed è difficile non essere d’accordo.

Ma proprio perché siamo nel 2026, alle parole devono seguire le decisioni.

Il passaggio su Pitrola non chiarisce il vero punto

Durante l’intervista Sodano interviene anche sulla vicenda del sindaco di Ravanusa Salvatore Pitrola.

Parlando della procedura emergenziale adottata dal collega, afferma di comprenderne le motivazioni, aggiungendo però che Pitrola «dopo pochi giorni lui stesso ha dovuto chiudere, revocarla e oggi è perfino indagato».

Qui è necessaria ancora una volta una precisazione.

Pitrola non risulta indagato per avere proclamato lo stato di emergenza idrica né semplicemente per avere emanato un’ordinanza.

La vicenda giudiziaria riguarda il pozzo comunale utilizzato per la distribuzione dell’acqua e le contestazioni relative alle verifiche igienico-sanitarie.

Sono due piani differenti.

Utilizzare la posizione giudiziaria di Pitrola nel ragionamento sull’ordinanza rischia quindi di generare una sovrapposizione che non aiuta a comprendere la questione.

Il punto posto ad Agrigento rimane un altro: quali strumenti può utilizzare oggi il sindaco per garantire acqua ai residenti di Maddalusa?

Sodano difende la sua ordinanza: «Era l’unico strumento possibile»

Su questo il primo cittadino è categorico.

«Mi sono confrontato con decine di amministrativisti, con decine di segretari comunali», afferma.

Sodano difende quindi il provvedimento già adottato dal Comune, che consente l’intervento della Protezione Civile in presenza di determinati requisiti, tra i quali indica come principale quello dell’unica residenza a Maddalusa, con la valutazione dei singoli casi e delle condizioni di fragilità.

Secondo il sindaco, ad oggi soltanto 15 persone avrebbero attivato la procedura.

Ed è a questo punto che pronuncia una delle frasi più pesanti dell’intervista:

«Non vorrei che una parte di città avesse spinto affinché questo meccanismo, che era l’unico possibile che il Comune era in grado di attivare, fosse stato sabotato».

Un’affermazione che, proprio per la sua gravità politica, meriterebbe un chiarimento.

Chi avrebbe sabotato il meccanismo?

In che modo?

Con quali comportamenti?

E soprattutto: sulla base di quali elementi il sindaco formula questa ipotesi?

Ma la domanda resta: chi ha deciso di interrompere il servizio sostitutivo?

Mentre il Comune rivendica il sistema della Protezione Civile per i casi che rispettano determinati requisiti, rimane senza risposta la domanda che Report Sicilia ha già posto.

Chi ha deciso che AICA non dovesse più effettuare il servizio sostitutivo mediante autobotti ai residenti interessati?

Qual è l’atto?

Qual è la deliberazione?

Qual è la norma o disposizione sulla quale si fonda quella decisione?

E soprattutto: se Sodano considera AICA responsabile del problema al punto da diffidarla, perché il Comune di Agrigento, che ne è il socio con la partecipazione più importante, non utilizza fino in fondo il proprio peso politico e societario?

Il sindaco: «Andiamo tutti da AICA a battere i pugni sul tavolo»

La conclusione dell’intervista rende il paradosso ancora più evidente.

Sodano afferma:

«Siamo pronti con questo popolo ad andare negli uffici di AICA affinché si battano i pugni su un tavolo, perché l’acqua non deve essere più un problema ad Agrigento».

Ma Agrigento non ha bisogno soltanto di un sindaco che accompagni i cittadini a protestare davanti ad AICA.

Ha bisogno di capire che cosa il sindaco di Agrigento intenda fare dentro AICA e dentro l’ATI.

Perché Sodano non è semplicemente il «front office» sul quale ricadono le proteste, come lui stesso si definisce.

Rappresenta il Comune che detiene circa un quinto dell’azienda idrica.

Ed allora, anziché andare a «battere i pugni» davanti alla porta di AICA insieme ai cittadini, potrebbe essere arrivato il momento di batterli nei luoghi nei quali Agrigento ha titolo per far sentire istituzionalmente il proprio peso.

Se la governance funziona, la si difenda assumendosene politicamente la responsabilità.

Se invece, come sembrerebbero suggerire le continue diffide e le durissime contestazioni dello stesso sindaco, la governance viene ritenuta inadeguata, Sodano porti la questione davanti ai sindaci soci e chieda formalmente che venga affrontata.

Perché manifestare contro una società della quale il proprio Comune è il maggiore azionista senza mettere in discussione chi la governa rischia di trasformarsi in un cortocircuito politico.

E per i cittadini di Maddalusa rimane la questione più semplice di tutte.

Non interessa sapere contro chi il sindaco intenda manifestare. Vogliono sapere quando tornerà l’acqua.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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