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Agrigento sommersa dai rifiuti, la denuncia di Giovanni Moscato scatena i cittadini: «A noi non fa più impressione perché ci siamo abituati»

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Agrigento sommersa dai rifiuti, la denuncia di Giovanni Moscato scatena i cittadini: «A noi non fa più impressione perché ci siamo abituati». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

Cosa sta succedendo

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Una frase durissima nella sua semplicità, accompagnata da fotografie che non hanno bisogno di particolari spiegazioni. È la nuova denuncia social di Giovanni Moscato, volto conosciuto ad Agrigento e da anni impegnato nel mondo culturale e teatrale.

Moscato pubblica le immagini di una montagna di sacchi di rifiuti accumulati nel centro cittadino e scrive:

«Agrigento oggi per il turista. A noi non fa impressione perché ci siamo abituati».

Poche parole che hanno provocato immediatamente numerose reazioni. E, leggendo i commenti, emerge qualcosa che va oltre la singola fotografia: cittadini esasperati, altri rassegnati, altri ancora convinti che non si possa continuare ad attribuire ogni responsabilità esclusivamente all’inciviltà.

«Agrigento di cui vergognarsi»

Sotto il post di Moscato si susseguono commenti che restituiscono il clima che si respira in città.

C’è chi scrive «Agrigento di cui vergognarsi», chi osserva che «non è cambiato niente, città sempre più sporca e senza acqua» e chi descrive Agrigento come una città «derubata, colpita al cuore, sedotta e abbandonata».

Gio Svettini indica invece una strada precisa: «Segnalare e perseguire».

Ed è proprio su controlli e responsabilità che si sviluppa una parte interessante della discussione.

Controlli incrociati tra residenti e TARI: la proposta che emerge dai commenti

Rodolfo Terrasi pone il problema di chi produrrebbe rifiuti senza rispettare le modalità della raccolta differenziata e solleva anche la questione di eventuali utenze che potrebbero sfuggire al pagamento della TARI.

Da qui la proposta di effettuare un confronto tra le banche dati comunali.

Nel dibattito interviene Mirella Celauro, spiegando che i Comuni dispongono dei dati relativi all’anagrafe dei nuclei familiari residenti e di quelli relativi alla TARI e che un controllo incrociato potrebbe consentire di verificare eventuali situazioni anomale.

Un principio semplice: quante persone risultano residenti o occupano gli immobili e quante utenze TARI risultano effettivamente attive?

Verificare eventuali sacche di evasione significherebbe non soltanto recuperare risorse, ma anche comprendere meglio quanta parte della produzione di rifiuti possa sfuggire al sistema ordinario.

Naturalmente ogni verifica dovrebbe essere effettuata dagli uffici competenti nel rispetto delle norme e sulla base di dati oggettivi, evitando generalizzazioni nei confronti di qualsiasi categoria di cittadini.

Alfonso Cartannilica: «La città non può restare sommersa dalla spazzatura»

Tra gli interventi più articolati c’è quello di Alfonso Cartannilica, che sposta l’attenzione anche sull’organizzazione complessiva del servizio.

Cartannilica sostiene, in sostanza, che se il sistema non riesce a smaltire la quantità di rifiuti prodotta dalla città non si possa permettere che Agrigento rimanga sommersa dalla spazzatura.

Una considerazione che introduce un punto fondamentale: gli incivili devono essere individuati e sanzionati, ma l’amministrazione deve contemporaneamente garantire che il sistema di raccolta e conferimento funzioni.

Cartannilica richiama inoltre i possibili rischi sanitari, particolarmente rilevanti durante il periodo estivo, quando sacchi e rifiuti lasciati per strada sotto temperature elevate possono rapidamente trasformarsi in un problema che supera quello del semplice decoro urbano.

Marco Falzone richiama invece le conseguenze sull’economia cittadina e sul turismo, chiedendo un intervento deciso e definitivo.

Ed è difficile non collegare questa osservazione alla frase con cui Moscato accompagna le fotografie: «Agrigento oggi per il turista».

Riccobene parla di 72 discariche abusive

Il problema assume dimensioni ancora più significative alla luce delle recenti dichiarazioni dell’assessore comunale all’Ambiente Giuseppe Riccobene, secondo il quale ad Agrigento sarebbero state censite 72 discariche abusive, mentre praticamente ogni giorno ne comparirebbe una nuova.

Un numero che fotografa una vera emergenza.

Ma proprio quel dato dovrebbe indurre l’amministrazione a interrogarsi sull’efficacia del sistema utilizzato fino ad oggi.

Perché se le discariche vengono individuate, bonificate e successivamente ricompaiono, significa che la sola rimozione dei rifiuti non può essere sufficiente.

Occorrono prevenzione, controllo del territorio, identificazione e sanzione degli incivili, verifica delle utenze TARI e rapidità negli interventi di bonifica.

Il vero pericolo è abituarsi

Ma la parte forse più inquietante della denuncia di Giovanni Moscato rimane quella seconda frase:

«A noi non fa impressione perché ci siamo abituati».

È davvero questo il punto sul quale Agrigento dovrebbe interrogarsi.

Ci si può abituare a vedere un sacchetto abbandonato. Poi dieci. Poi una montagna di rifiuti. Ci si abitua al materasso sul marciapiede, al mobile lasciato accanto al cassonetto che non c’è più, alle erbacce, agli ingombranti e alle mini discariche che compaiono continuamente.

E quando il degrado diventa normalità, forse il problema diventa persino più grave del rifiuto stesso.

Non basta più stabilire di chi è la colpa

Gli incivili esistono e devono essere perseguiti. Chi abbandona rifiuti per strada danneggia l’intera comunità e deve risponderne.

Ma dopo settimane di fotografie, segnalazioni e denunce provenienti da diverse zone della città, non può più bastare la contrapposizione tra “è colpa dei cittadini” ed “è colpa del Comune”.

Le responsabilità individuali e quelle dell’organizzazione del servizio sono due questioni differenti e possono esistere contemporaneamente.

L’amministrazione ha il compito di organizzare il servizio, controllare, prevenire e intervenire; i cittadini hanno il dovere di rispettare le regole.

Nel mezzo rimane però Agrigento.

E rimangono quelle fotografie pubblicate da Giovanni Moscato, insieme alle tante che continuano ad arrivare anche alla redazione di Report Sicilia.

Immagini che pongono una domanda molto semplice: possiamo davvero accettare che tutto questo diventi normale?

La risposta dovrebbe essere una sola: no.

Perché forse il segnale più grave non è più soltanto vedere i rifiuti per strada. È arrivare al punto di guardarli e pensare, come amaramente scrive Moscato, che ormai «ci siamo abituati».

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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