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Servizio Antiveleni dell’Asp di Agrigento, nuovo intervento a Ragusa. Ma è davvero un’“emergenza” da celebrare?

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Un paziente intossicato, una richiesta urgente proveniente da un’altra provincia e il reperimento in tempi rapidi del farmaco necessario. È il nuovo intervento del Servizio Antiveleni dell’Asp di Agrigento, chiamato a supportare questa volta una struttura sanitaria dell’Asp di Ragusa.

La vicenda risale al fine settimana dell’8 agosto. Da Ragusa è arrivata la richiesta di assistenza per un paziente che aveva assunto una consistente quantità di farmaci, tra cui acido valproico e trazodone. Il Servizio Antiveleni agrigentino ha preso in carico la richiesta e ha provveduto a individuare e rendere disponibile il trattamento necessario.

A gestire l’emergenza è stata la dirigente farmacista in servizio di reperibilità, che ha attivato le procedure previste per assicurare la disponibilità del farmaco nel minor tempo possibile.

Un’attività importante, senza dubbio. Ma proprio perché si tratta di un servizio sanitario istituzionalmente deputato a gestire questo genere di situazioni, qualche riflessione sul modo in cui l’episodio viene comunicato appare inevitabile.

Nel comunicato dell’Asp l’episodio viene presentato come una nuova conferma del «ruolo strategico» del Servizio Antiveleni e come l’ennesima dimostrazione della sua «efficienza». Parole certamente comprensibili nell’ambito della comunicazione istituzionale, ma che rischiano di trasformare in un risultato eccezionale ciò che, a ben vedere, costituisce la normale ragione d’essere di un Servizio Antiveleni.

Reperire un antidoto o un trattamento specifico quando un ospedale ne fa richiesta urgente, soprattutto quando il servizio dispone di personale reperibile e di scorte destinate proprio alle emergenze, non dovrebbe essere considerato un evento straordinario da celebrare come una particolare operazione di successo. È, piuttosto, il compito per il quale quella struttura esiste ed è organizzata.

Il punto non è dunque mettere in discussione la professionalità degli operatori, né tantomeno sminuire l’importanza di aver garantito tempestivamente un farmaco a un paziente che ne aveva bisogno. Al contrario: è proprio perché si tratta di una funzione essenziale che dovrebbe essere considerata ordinaria e garantita con continuità.

Il rischio, altrimenti, è quello di costruire una narrazione nella quale ogni prestazione sanitaria correttamente erogata viene trasformata in un’impresa eccezionale. Una logica che può risultare poco convincente soprattutto in un sistema sanitario nel quale i cittadini si aspettano, legittimamente, che i servizi funzionino ogni giorno e non soltanto quando c’è l’occasione di comunicarlo.

L’Asp richiama anche un precedente intervento, effettuato nel mese di luglio a favore dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani, per la disponibilità urgente del fomepizolo destinato a un giovane colpito da un’intossicazione accidentale.

Anche in quel caso il Servizio Antiveleni agrigentino aveva risposto alla richiesta di un’altra provincia, mettendo a disposizione un antidoto di difficile reperibilità.

È certamente un elemento che testimonia l’utilità della rete regionale e la necessità di mantenere scorte di farmaci e antidoti che possono diventare determinanti nelle emergenze tossicologiche. Ma anche in questo caso sarebbe forse più corretto parlare di funzionamento della rete sanitaria piuttosto che di interventi eccezionali.

Il valore di un servizio pubblico, del resto, non dovrebbe essere misurato soltanto dalla capacità di raccontare i propri interventi, ma dalla sua capacità di assicurare quotidianamente le prestazioni per le quali è stato istituito.

Il Servizio Antiveleni è incardinato nell’Unità operativa complessa di Farmacia dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.

La disponibilità di antidoti e farmaci specifici, insieme a un’organizzazione capace di garantire la reperibilità, rappresenta certamente un patrimonio prezioso per la sanità siciliana. E il fatto che altri ospedali dell’Isola possano rivolgersi ad Agrigento quando hanno necessità di medicinali difficilmente reperibili è un dato positivo.

Ma proprio per questo non servono necessariamente toni celebrativi.

Un servizio sanitario che funziona sta facendo il proprio lavoro. E quando lo fa bene, il merito va riconosciuto agli operatori che garantiscono professionalità e tempestività, senza però trasformare la normale amministrazione sanitaria in una sequenza di annunci di straordinarietà.

La vera notizia, semmai, sarebbe dover registrare che un Servizio Antiveleni non è riuscito a rispondere a una richiesta urgente.

In questo caso la risposta c’è stata, ed è un fatto positivo. Ma non dovrebbe essere un’eccezione: dovrebbe essere la regola.

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Fonte: Scrivo Libero

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