Agrigento, la determina scopre i conti veri delle indennità: oltre 41 mila euro al mese per la politica. Sindaco, prima di parlare di tagli ad ASACOM e servizi essenziali partiamo da qui?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Adesso i numeri ci sono. E sono ancora più significativi di quelli emersi dalla prima determina pubblicata dal Comune.
La determinazione dirigenziale n. 2466 del 13 agosto 2026 Determina+Dirigenziale+2026-2466 mette infatti nero su bianco, nome per nome, le indennità di funzione spettanti al sindaco Michele Sodano, al vicesindaco, agli assessori e al presidente del Consiglio comunale dopo le elezioni del maggio-giugno 2026.
Ed è un documento importante perché permette finalmente di andare oltre le percentuali e conoscere quanto viene effettivamente riconosciuto ai singoli amministratori, distinguendo anche la quota ordinaria da quella finanziata attraverso il contributo regionale.
Una fotografia che arriva proprio mentre da Palazzo dei Giganti si continua a parlare di difficoltà economiche, di mancato aumento della TARI e delle possibili ripercussioni sui servizi.
E allora una domanda diventa inevitabile: prima di parlare di sacrifici per gli agrigentini e di possibili difficoltà per ASACOM e altri servizi essenziali, perché non partire dai costi della politica?
La determina: 6.273,89 euro mensili complessivi per il sindaco
Il primo dato da correggere rispetto alla fotografia parziale fornita dalla precedente determina è proprio quello relativo al sindaco.
La n. 2466 precisa che l’indennità base mensile del sindaco è di 4.596 euro, quella del vicesindaco di 3.447 euro, quella degli assessori di 2.757,60 euro e quella del presidente del Consiglio di 2.757,60 euro.
Ma a pagina 3 compare un secondo prospetto, fondamentale per capire l’effettiva dimensione delle indennità: accanto alla misura senza incremento viene riportata l’«indennità mensile con contributo regionale».
E qui le cifre cambiano sensibilmente.
Per il sindaco si passa da 4.596 a 6.273,89 euro mensili, grazie a una quota di 1.677,89 euro finanziata dalla Regione Siciliana.
Per il vicesindaco si passa da 3.447 a 4.705,42 euro, con 1.258,42 euro di quota regionale.
Per gli assessori l’importo indicato passa da 2.757,60 a 3.764,34 euro, con 1.006,74 euro di contributo regionale.
Per il presidente del Consiglio comunale si arriva ugualmente a 3.764,34 euro mensili, di cui 1.006,74 finanziati dalla Regione.
Sono numeri contenuti nell’atto ufficiale del Comune.
Nome per nome: ecco cosa prevede la determina
Ma è soprattutto la tabella di pagina 4 a “scoprire le carte”, perché il Comune indica direttamente amministratori, percentuali e importi.
Per Michele Sodano, sindaco, viene indicato il 100%: 4.596 euro sul capitolo comunale più 1.677,89 euro di contributo regionale.
Totale: 6.273,89 euro mensili.
Per il vicesindaco Giovanni Crosta: 3.447 euro più 1.258,42 euro, quindi 4.705,42 euro mensili.
Per il presidente del Consiglio Giovanni Civiltà: 2.758 euro più 1.006,34 euro, per complessivi 3.764,34 euro mensili.
Poi ci sono gli assessori.
Dario Cipolla, essendo indicato al 50%, figura con 1.379 euro più 503,37 euro di contributo regionale.
Roberta Lala è indicata al 100%: 2.758 euro più 1.006,34 euro.
Maria Miccichè: 2.758 euro più 1.006,34 euro.
Giuseppe Riccobene, indicato al 50%: 1.379 euro più 503,17 euro.
Umberto Rumolo: 2.758 euro più 1.006,34 euro.
Eleonora Maria Sciortino, per la quale l’atto riporta «aspettativa dal 01 luglio 2026»: 2.758 euro più 1.006,34 euro.
Elisabetta Torregrossa: 2.758 euro più 1.006,34 euro.
Raffaele Trano: 2.758 euro più 1.006,34 euro.
E in fondo alla tabella compare il dato complessivo che forse più di ogni altro merita attenzione:
30.934,40 euro mensili di indennità di funzione, ai quali si aggiungono 10.987,23 euro di contributo regionale.
Significa complessivamente 41.921,63 euro al mese secondo gli importi riportati nel prospetto della determina.
E questa cifra, attenzione, riguarda il prospetto della determina n. 2466: la successiva determinazione relativa al vicepresidente vicario costituisce un ulteriore elemento da considerare separatamente.
Prospetto delle indennità degli amministratori del Comune di Agrigento
| Amministratore | Carica | Indennità base/comunale | Contributo regionale | Totale mensile |
|---|---|---|---|---|
| Michele Sodano | Sindaco | € 4.596,00 | € 1.677,89 | € 6.273,89 |
| Giovanni Crosta | Vicesindaco | € 3.447,00 | € 1.258,42 | € 4.705,42 |
| Giovanni Civiltà | Presidente Consiglio comunale | € 2.758,00 | € 1.006,34 | € 3.764,34 |
| Marco Vullo | Vicepresidente vicario Consiglio comunale | € 1.654,56 | — | € 1.654,56 |
| Dario Cipolla | Assessore – misura 50% | € 1.379,00 | € 503,37 | € 1.882,37 |
| Roberta Lala | Assessore | € 2.758,00 | € 1.006,34 | € 3.764,34 |
| Maria Miccichè | Assessore | € 2.758,00 | € 1.006,34 | € 3.764,34 |
| Giuseppe Riccobene | Assessore – misura 50% | € 1.379,00 | € 503,17 | € 1.882,17 |
| Umberto Rumolo | Assessore | € 2.758,00 | € 1.006,34 | € 3.764,34 |
| Eleonora Maria Sciortino | Assessore – aspettativa dal 1° luglio | € 2.758,00 | € 1.006,34 | € 3.764,34 |
| Elisabetta Torregrossa | Assessore | € 2.758,00 | € 1.006,34 | € 3.764,34 |
| Raffaele Trano | Assessore | € 2.758,00 | € 1.006,34 | € 3.764,34 |
Altro che 4.596 euro: il punto politico è il totale
Questo documento consente quindi di precisare un aspetto fondamentale.
Dire semplicemente che il sindaco percepisce un’indennità di 4.596 euro non racconta l’intero quadro indicato dalla determina.
L’atto distingue infatti l’indennità finanziata sul capitolo 1109 dalla quota derivante dal contributo regionale sul capitolo 1159.
Per Michele Sodano il totale indicato è dunque 6.273,89 euro mensili.
E lo stesso meccanismo vale, nelle rispettive percentuali, per gli altri amministratori indicati nell’atto.
Va anche detto, per correttezza, che la determina precisa che l’incremento viene finanziato con risorse regionali e richiama espressamente il principio di «non prevedere alcun onere aggiuntivo per il Comune» per il riconoscimento di quell’incremento. Gli importi potranno inoltre essere oggetto di conguaglio sulla base delle somme assegnate dalla Regione per il 2026.
Questo è ciò che dice l’atto e questo va riportato.
Ma la questione politica rimane.
Il Comune conferma le indennità: perché non ridurle volontariamente?
La determina contiene un altro passaggio che merita attenzione.
Il dirigente scrive che, «nelle more di una eventuale diversa determinazione della Giunta Comunale», vengono presi a riferimento gli importi già stabiliti e integrati con il contributo regionale.
Ed è proprio qui che torna la proposta avanzata da Giuseppe Di Rosa.
Se l’amministrazione considera così difficile la situazione finanziaria del Comune da collegare il mancato aumento della TARI alla necessità di rivedere la spesa e alla possibilità di incidere su servizi essenziali, perché la Giunta non assume quella «diversa determinazione» richiamata nello stesso atto?
Perché non ridurre volontariamente le indennità?
Di Rosa aveva proposto un taglio del 20%.
Adesso esiste un documento ufficiale che permette di discutere sulla base dei numeri e non delle supposizioni.
ASACOM: su questo non si scherza
Ed è soprattutto sul servizio ASACOM, l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione destinata agli studenti con disabilità, che il confronto deve essere chiarissimo.
Dopo il mancato voto del PEF, proprio il sindaco aveva richiamato pubblicamente questo servizio parlando delle conseguenze finanziarie che sarebbero derivate dalla mancata approvazione.
Ma quando si parla dell’assistenza agli studenti con disabilità, dei servizi sociali e degli altri servizi essenziali, prima di prospettare ridimensionamenti sarebbe opportuno mostrare alla città che ogni altra possibilità di risparmio è stata percorsa.
A maggior ragione oggi che sappiamo, attraverso un atto dello stesso Comune, che il prospetto delle indennità arriva a 41.921,63 euro al mese, considerando insieme gli importi indicati sui due capitoli.
La Regione paga una parte? Sono sempre soldi pubblici
Qualcuno potrebbe obiettare che circa 11 mila euro mensili di quel totale vengono finanziati dalla Regione e non direttamente dalle casse comunali.
È vero.
Lo dice espressamente la determina e sarebbe scorretto nasconderlo.
Ma rimane un’altra considerazione: anche i soldi della Regione sono risorse pubbliche.
E soprattutto rimane una questione di scelta e di esempio politico.
Quando un sindaco chiede alla città di comprendere un aumento della TARI perché necessario al mantenimento degli equilibri e parla contemporaneamente delle difficoltà nel garantire servizi fondamentali, è più che legittimo chiedergli se la politica sia disponibile a rinunciare a una parte delle proprie indennità.
Prima i servizi, poi la politica
Il punto di Report Sicilia non è sostenere che le indennità siano illegittime.
Non lo sono.
Sono previste dalla legge e la determina applica il quadro normativo richiamato nell’atto.
Il punto è completamente diverso.
È una scelta politica.
Il sindaco e gli amministratori possono decidere di dare un segnale?
Possono rinunciare volontariamente a una parte delle somme?
Possono dimostrare che, prima di chiedere un euro in più agli agrigentini, sono pronti a cominciare da loro stessi?
Perché dopo questa determina non basta più dire genericamente che “non ci sono soldi”.
Se mancano risorse per ASACOM, assistenza agli studenti con disabilità, servizi sociali e altri servizi essenziali, allora si mettano sul tavolo tutte le spese.
Comprese quelle della politica.
Poi si potrà discutere dell’aumento della TARI.
Ma almeno una cosa, dopo la pubblicazione della determinazione n. 2466 del 13 agosto, è diventata molto più chiara:
le indennità sono state determinate. I numeri sono pubblici. E adesso Palazzo dei Giganti non può chiedere sacrifici alla città senza spiegare quali sacrifici sia disposto a fare per primo.
Quanto resta realmente delle indennità? Il peso dell’IRPEF
Va naturalmente precisato che gli importi indicati nelle determine comunali rappresentano indennità lorde e non quanto effettivamente finisce nelle tasche degli amministratori. Per comprendere la differenza bisogna considerare anche la tassazione personale. L’IRPEF è infatti un’imposta progressiva per scaglioni: secondo le aliquote considerate, si applica il 23% fino a 28 mila euro di reddito, il 33% sulla parte compresa tra 28.001 e 50 mila euro e il 43% sulla quota che supera i 50 mila euro. Questo significa che chi supera i 50 mila euro non paga il 43% sull’intero reddito, ma soltanto sulla parte eccedente quella soglia. Al prelievo IRPEF vanno poi considerate le detrazioni eventualmente spettanti e le addizionali regionali e comunali. Pertanto, le cifre riportate nell’articolo servono a rappresentare il costo lordo delle indennità previsto dagli atti del Comune, mentre il netto effettivamente percepito da ciascun amministratore dipende dalla propria situazione fiscale personale.
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Fonte: Report Sicilia
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