Agrigento – Quando il potere dà le pagelle ai giornalisti. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Cda del Teatro Pirandello: smentire è un diritto del sindaco, dare le pagelle ai giornalisti locali proprio no.
«Il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza», scriveva Indro Montanelli.
Ad Agrigento, di questi tempi, è il potere che pretende di misurare la distanza. E, già che c’è, di stabilire chi merita di scrivere e chi no.
La smentita è un diritto, la pagella no
Il sindaco Michele Sodano ha definito quanto pubblicato da un quotidiano online sul futuro Cda del Teatro Pirandello “tanto dettagliato quanto privo di fondamento”. Ci mancherebbe: smentire è un diritto, anzi è il più antico e il più legittimo degli strumenti di chi governa. Il lettore prende nota e aspetta i fatti.
Solo che quel pezzo non ha inventato una materia dal nulla. Del rinnovo dei vertici della Fondazione si parla in città da giugno: il sindaco ha incontrato il presidente Alessandro Patti, il vicepresidente Andrea Cirino si è dimesso dichiarando di voler lasciare spazio alla nuova amministrazione, il Cda in carica — nominato dalla precedente amministrazione — arriva comunque a scadenza naturale in autunno. Il collega può avere sbagliato i nomi, forse. Non ha scritto della luna.
Il giornalismo, in tutto il mondo, funziona così: una fonte ritenuta affidabile riferisce che una decisione è in corso, il cronista la scrive, a proprio rischio e pericolo. A volte ha ragione ed è uno scoop. A volte la cosa era vera e poi è sfumata, magari proprio perché qualcuno l’ha letta sul giornale e ha cambiato idea. Non tutto ciò che non accade non era in fieri. Aspettare la velina non è prudenza: è un altro mestiere, e si chiama ufficio stampa.
Chi rilascia il certificato di “contezza reale”
Poi è arrivata la consigliera comunale Elvira Mangione, che ricorda il monito di un suo docente: non scrivete se non avete contezza reale. Principio eccellente, lo sottoscrivo. Ma la certezza che il collega non l’avesse, chi la fornisce? Non i fatti, che stanno ancora nel cassetto delle nomine da fare. La fornisce la smentita del Palazzo. Il sillogismo è questo: il potere nega, dunque il giornalista ha sbagliato. In tribunale si chiama inversione dell’onere della prova. Nelle aule di scienze della comunicazione, immagino, avrà un nome più elegante.
Il resto è più serio. L’invito a diffidare, quello a leggere “solo” chi racconta in modo onesto, e infine il conteggio: qualcuno ad Agrigento che scrive bene c’è, ma sono pochi. Qui non siamo più alla critica, siamo alla pagella. Un’eletta in carica da due mesi divide la stampa cittadina in buoni e meno buoni: senza un nome, senza un articolo citato, senza un fatto contestato. L’innominato è l’arma più comoda che esista, perché colpisce tutti e non consente a nessuno di replicare.
E il criterio, in quelle pagelle, non è mai scritto ma ad Agrigento lo leggono tutti: il bravo giornalista è quello che scrive cose che piacciono, il meno bravo è quello che dà fastidio. Non è un metro di qualità. È un metro di obbedienza.
L’Albo è uno solo
Al sindaco, che promette merito contro spartizione, si può solo rispondere: benissimo, lo giudicheremo dagli atti, che resta l’unico modo serio di giudicare chi amministra. Ma un’amministrazione che rivendica discontinuità dovrebbe cominciare proprio dal rapporto con la stampa: smentire nel merito, esibire le carte, garantire il diritto di replica. Mai, in nessun caso, distribuire patenti.
Perché la patente di giornalista, in Italia, la rilascia l’Ordine. L’Albo è uno solo e nessun consiglio comunale ne ha mai avuto il duplicato. Montanelli, dall’Albo, se lo fece cancellare da Mussolini per certi articoli dalla Spagna che non erano piaciuti: chi mette insieme scranno e voti in condotta dovrebbe almeno conoscere la genealogia del gesto.
Che la stampa dia fastidio al potere è nell’ordine delle cose, e vale per qualunque colore governi, ieri come oggi. Che il potere risponda insegnando ai cronisti il mestiere, no. Non chiediamo simpatia: sarebbe il primo sintomo che stiamo sbagliando qualcosa. Chiediamo di essere lasciati lavorare, e di essere smentiti con i documenti, non con le pagelle.
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Fonte: Report Sicilia
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