Agrigento – Maddalusa, Di Leo: «Un sindaco deve applicare la legge». No alla riperimetrazione del Parco. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

«Il compito di un sindaco non è ricercare il consenso, è amministrare la cosa pubblica e applicare la legge». Le parole del procuratore della Repubblica di Agrigento Giovanni Di Leo arrivano nel pieno del caso Maddalusa e inevitabilmente entrano nel dibattito che coinvolge l’amministrazione guidata da Michele Sodano, chiamata adesso a confrontarsi con una delle questioni più delicate ereditate dal passato.
Di Leo non cita direttamente Sodano né gli rivolge un attacco personale. Il suo ragionamento è generale e riguarda sindaci, consiglieri comunali, dirigenti e amministratori, ma assume un peso particolare proprio mentre ad Agrigento si discute di acqua, abusivismo, demolizioni e possibile riperimetrazione del Parco della Valle dei Templi.
Le dichiarazioni sono contenute in una lunga intervista pubblicata questa mattina da La Sicilia, a firma di Gioacchino Schicchi e su Grandangolo.
Secondo Di Leo, se dopo decenni chi vive in una zona vincolata continua a ritenere possibile una soluzione della propria posizione, ciò deriverebbe probabilmente anche da un certo modo di fare politica ad Agrigento, orientato più alla ricerca del consenso che alle esigenze della città.
Da qui il passaggio più forte: «Qui bisogna distinguere tra il fare politica e l’amministrare». E il procuratore aggiunge che il compito di un sindaco, di un consigliere, di un dirigente comunale o di chi ricopre ruoli operativi «non è fare politica, non è ricercare il consenso, è amministrare la cosa pubblica», applicando le leggi.
Demolizioni, il richiamo ai Comuni
Il discorso si sposta quindi sulle demolizioni degli immobili abusivi. Di Leo ricorda la lettera inviata dalla Procura ai Comuni e chiarisce che, quando un’ordinanza di demolizione non viene rispettata, applicare la conseguente sanzione amministrativa «non è una facoltà, è un obbligo».
E fa un esempio concreto: nelle zone vincolate la sanzione è di 20 mila euro. Con cinque sanzioni, osserva, «avrebbero potuto fare una demolizione». L’inerzia potrebbe inoltre determinare responsabilità davanti alla Corte dei Conti.
Non è, dunque, un ordine di demolizione rivolto personalmente a Sodano, ma è un richiamo molto chiaro alle responsabilità delle amministrazioni comunali, compresa quella oggi chiamata a gestire il dossier Maddalusa.
«A Maddalusa ville con piscina»
Sul caso specifico, Di Leo respinge poi la definizione generalizzata di «abusivismo di necessità».
Dai primi sopralluoghi disposti dalla Procura sarebbero emerse anche ville con piscina. Secondo il procuratore, costruire a Maddalusa sarebbe stata una scelta compiuta da chi disponeva delle risorse economiche per farlo, conoscendo peraltro la classificazione dell’area come zona A fin dal 1968.
Netta anche la posizione sulla riperimetrazione del Parco archeologico. Per Di Leo una modifica dei confini entrerebbe in contrasto con principi costituzionali e con la normativa nazionale di tutela della Valle dei Templi: «È una modifica che non può passare».
E agli abitanti di Maddalusa che lamentano di essere senza acqua da due mesi risponde con una frase altrettanto destinata a fare discutere: «Possono rientrare nelle loro case di Agrigento, per quello che mi riguarda». Poi torna sulle piscine: se fossero davvero senza acqua, osserva, sarebbero vuote.
Parole che arrivano mentre l’amministrazione Sodano si prepara al Consiglio comunale aperto del 27 agosto su Maddalusa. Il procuratore non indica al sindaco quale decisione politica assumere, ma traccia un confine molto preciso: la ricerca di una soluzione non può trasformarsi nella disapplicazione delle norme.
Ed è probabilmente questo il passaggio che, da qui al 27 agosto, peserà maggiormente sul confronto politico.
Fonte: La Sicilia, edizione del 14 agosto 2026, intervista al procuratore Giovanni Di Leo a firma di Gioacchino Schicchi.
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Fonte: AgrigentoOggi
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