Agrigento, il “giallo” dell’aumento TARI: L’accordo fantasma, i cinque voti mancanti e quel video verità che Sodano non fa. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Altro che Casa di Carta. A Palazzo dei Giganti, sulla vicenda del PEF, sembra essere andata in scena “Casa della TARI”.
Il copione ormai lo conosciamo: un Piano Economico Finanziario da portare al voto entro il 31 luglio, cinque consiglieri dell’area del sindaco Michele Sodano, la necessità di trovare altri numeri in aula, un accordo politico evocato dallo stesso primo cittadino nella diretta del 31 luglio e poi, sul più bello, il numero legale che viene meno.
Sono trascorsi quindici giorni.
E di quell’accordo continuiamo a non sapere praticamente nulla.
Non sappiamo con chi Sodano lo avesse raggiunto, quando fosse stato definito e soprattutto quale fosse il suo contenuto: semplice garanzia della presenza in aula oppure anche disponibilità a votare il PEF?
E manca ancora un altro protagonista fondamentale della storia: il testo completo della proposta sulla quale il Consiglio comunale era chiamato a pronunciarsi.
Eppure la soluzione sarebbe semplicissima.
Sindaco, pubblichi l’atto e faccia finalmente quel “video verità” che Report Sicilia chiede da giorni.
Cinque più cinque: quando la matematica diventa politica
Partiamo dall’aritmetica.
Sodano poteva contare sui suoi cinque consiglieri.
Ma cinque non erano sufficienti.
Nella seconda convocazione servivano i numeri necessari a garantire la validità della seduta e ad arrivare alla votazione. Da qui la necessità politica di trovare consiglieri appartenenti ad altre forze disponibili almeno a rimanere in aula.
Ed è qui che la vicenda diventa interessante.
Perché lo stesso Sodano, nella diretta del 31 luglio, ha parlato di un accordo.
Non una voce raccolta da Report Sicilia.
Non un retroscena inventato nei corridoi del Comune.
Ne ha parlato il sindaco.
Se dunque l’intesa prevedeva di arrivare almeno a dieci consiglieri presenti, la formula politica appare semplicissima:
cinque consiglieri li aveva Sodano. Altri cinque dovevano arrivare.
Da chi?
Fratelli d’Italia? Difficile. E allora il campo si restringe
Qui comincia il piccolo giallo politico agrigentino.
Alla luce delle tensioni registrate in aula con il gruppo di Fratelli d’Italia, appare politicamente difficile immaginare che proprio da quella parte fosse maturata l’intesa raccontata dal sindaco.
Restano allora, nella geografia del centrodestra consiliare, altre aree politiche sulle quali inevitabilmente si concentra l’attenzione.
Tra queste, l’area politicamente riconducibile al deputato Riccardo Gallo e quella riconducibile al deputato Roberto Di Mauro.
E attenzione: non stiamo affermando che Sodano abbia raggiunto l’accordo con uno dei due.
Stiamo chiedendo a Sodano di dirci se sia così oppure no.
Perché l’accordo lo ha evocato lui.
Ed è proprio la sua dichiarazione ad autorizzare una domanda tanto semplice quanto politicamente interessante:
Sindaco, con chi si era accordato?
Con Gallo?
Con Di Mauro?
Con qualche consigliere autonomamente?
Con un capogruppo?
Con un altro esponente politico?
Oppure la ricostruzione è completamente diversa?
Basta dirlo.
Quanto sarebbe interessante sentirgli dire: «Sì, mi ero accordato con Di Mauro»
Permetteteci allora un pizzico di satira.
Quanto sarebbe interessante una bella diretta di Michele Sodano che cominciasse così:
«Cari agrigentini, sì, mi ero accordato con Roberto Di Mauro».
Oppure:
«No, Di Mauro non c’entra nulla: avevo raggiunto l’intesa con Riccardo Gallo».
O ancora:
«Non era né Gallo né Di Mauro. Vi spiego io con chi avevo parlato».
Tre possibilità.
Una risposta.
Mistero risolto.
Se l’eventuale interlocuzione avesse riguardato l’area di Di Mauro, sarebbe poi interessante comprendere quale ruolo abbiano avuto i consiglieri politicamente vicini a quell’area, compreso Sollano, e se l’intesa riguardasse realmente la presenza necessaria in aula.
Ma proprio perché non vogliamo trasformare le domande in accuse, deve essere Sodano a raccontare come sono andate le cose.
Presenza in aula o voto favorevole? Non è la stessa cosa
C’è poi una distinzione tutt’altro che secondaria.
Qual era esattamente l’accordo?
Garantire cinque presenze per mantenere il numero legale?
Oppure garantire anche cinque voti favorevoli?
Perché sono due cose profondamente differenti.
Un consigliere può restare in aula e votare contro.
Può astenersi.
Può consentire che il Consiglio decida senza necessariamente condividere la proposta dell’amministrazione.
Se invece l’accordo prevedeva anche il voto favorevole, allora politicamente la vicenda assume un peso ancora maggiore.
Significherebbe che una parte del centrodestra avrebbe preventivamente concordato con l’amministrazione Sodano il sostegno a un provvedimento destinato a incidere sulla TARI.
Ed è esattamente per questo che la città ha diritto di sapere.
L’accordo era legittimo. Il mistero è perché non raccontarlo
Chiariamo anche questo.
Cercare un accordo politico non è uno scandalo.
Sodano dispone di una rappresentanza consiliare insufficiente per governare autonomamente ogni passaggio dell’aula.
È quindi normale che cerchi interlocuzioni.
Il problema nasce quando il sindaco utilizza pubblicamente il mancato rispetto di quell’intesa per accusare il centrodestra di avere fatto uno “sgambetto” alla città, ma poi non spiega chi avrebbe assunto l’impegno successivamente disatteso.
L’accordo, insomma, esiste quando bisogna denunciare il tradimento.
Diventa improvvisamente invisibile quando bisogna pronunciare i nomi.
Una forma piuttosto creativa di trasparenza con omissis.
Quindici giorni dopo aspettiamo ancora il “video verità”
Sono trascorsi ormai quindici giorni dalla diretta del 31 luglio.
Sodano utilizza molto i social.
Comunica.
Fa video.
Racconta l’attività dell’amministrazione.
E allora perché proprio su questa vicenda il telefono sembra essere diventato improvvisamente così pesante?
Non chiediamo una produzione cinematografica.
Non servono droni, grafiche o colonna sonora.
Basterebbero il sindaco, uno smartphone e una frase:
«L’accordo era stato raggiunto con…»
Poi potrebbe spiegare quando, dove e soprattutto su cosa.
Se qualcuno gli aveva dato la propria parola e successivamente non l’ha mantenuta, Sodano avrebbe tutto l’interesse politico a raccontarlo.
Noi saremmo i primi a scriverlo.
Ma il vero protagonista scomparso è il documento del PEF
C’è però qualcosa di ancora più importante dell’accordo.
Il documento.
Quello che il Consiglio comunale doveva votare.
Sono trascorsi quindici giorni e continuiamo a chiedere che la proposta completa venga resa pubblicamente e facilmente consultabile attraverso gli strumenti istituzionali del Comune.
Perché tutta la gigantesca polemica successiva nasce da quell’atto.
Dopo il mancato voto abbiamo sentito parlare di circa 400 mila euro, equilibrio finanziario, programmazione compromessa, servizi essenziali e persino ASACOM.
Benissimo.
Allora facciamo la cosa più semplice del mondo:
leggiamo ciò che i consiglieri dovevano votare.
Gli ASACOM erano realmente dentro quel provvedimento?
È questa la domanda che diventa decisiva.
Il provvedimento conteneva un emendamento che destinava risorse agli ASACOM?
C’era una specifica previsione finanziaria per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli studenti con disabilità?
C’erano somme espressamente destinate ai servizi sociali?
C’erano altri interventi per i cosiddetti servizi essenziali?
Se sì, pubblicate le pagine e chiudiamo immediatamente la discussione.
Se invece il documento sottoposto al Consiglio riguardava il PEF e l’incremento della TARI e non conteneva alcun emendamento specificamente destinato agli ASACOM o agli altri servizi essenziali, allora il racconto politico fatto alla città dopo il mancato voto merita qualche spiegazione in più.
Perché una cosa è sostenere che maggiori entrate contribuiscano complessivamente agli equilibri finanziari dell’ente.
Un’altra è evocare direttamente un servizio delicatissimo come quello destinato agli studenti con disabilità lasciando intendere un collegamento immediato con la mancata approvazione dell’aumento.
Il documento risolverebbe tutto.
Per questo continuiamo a chiederlo.
Il PEF di Schrödinger
E qui possiamo concederci un’altra piccola parentesi satirica.
Siamo davanti al PEF di Schrödinger.
Finché non apriamo la scatola, quel documento può contenere contemporaneamente l’aumento della TARI, gli ASACOM, i servizi sociali, il risanamento finanziario, lo scerbamento e magari anche la soluzione definitiva al traffico di Agrigento.
Poi però qualcuno chiede:
«Possiamo leggerlo?»
E la scatola rimane chiusa.
Noi vorremmo semplicemente aprirla.
Se troveremo dentro ciò che il sindaco e la sua maggioranza hanno raccontato, lo scriveremo.
Se troveremo soltanto il provvedimento relativo al PEF e all’aumento TARI, scriveremo anche quello.
E nel frattempo scopriamo che per la politica i soldi ci sono
Il tutto assume un sapore ancora più particolare dopo le determine sulle indennità pubblicate dal Comune.
Abbiamo scoperto che l’indennità mensile lorda complessiva del sindaco Michele Sodano arriva a 6.273,89 euro, quella del vicesindaco a 4.705,42 euro, mentre presidente del Consiglio e assessori aventi diritto alla misura intera arrivano a 3.764,34 euro mensili.
Una parte degli importi è finanziata dalla Regione, certamente.
Sono somme previste dalla legge, certamente.
Ma restano le indennità complessivamente riconosciute.
E ai consiglieri comunali è stato riconosciuto il gettone nella misura massima.
Tutto perfettamente legittimo.
Ma se la situazione finanziaria è tanto drammatica da dovere evocare gli ASACOM perché non passa un incremento TARI, continuiamo a chiedere:
perché la politica non comincia a dare l’esempio riducendo volontariamente le proprie indennità?
Prima l’aumento, poi lo “sgambetto”, ma l’accordo resta segreto
Ricapitoliamo.
L’amministrazione porta il PEF in Consiglio.
Cinque consiglieri del sindaco non bastano.
Secondo la ricostruzione politica sulla quale chiediamo espressamente una conferma o una smentita, altri cinque avrebbero dovuto garantire i numeri necessari.
Sodano parla pubblicamente di un accordo.
Il numero legale viene meno.
Il centrodestra viene accusato di avere fatto uno sgambetto alla città.
Vengono evocati ASACOM e servizi essenziali.
Quindici giorni dopo, però, non conosciamo ancora l’interlocutore dell’accordo e chiediamo ancora di vedere integralmente l’atto sul quale si sarebbe dovuto votare.
Non male per un’amministrazione che della trasparenza ha fatto uno dei propri vessilli.
Sindaco, magari era Di Mauro? Ce lo dica lei
E allora chiudiamo con la domanda più semplice.
Sindaco Sodano, era Roberto Di Mauro l’interlocutore?
Era Riccardo Gallo?
Era qualcun altro?
Non dobbiamo essere noi a indovinare.
E non sarebbe neppure scandaloso se fosse stato Di Mauro.
Sarebbe politica.
Anzi, sarebbe molto interessante capire come una coalizione nata nel segno del cambiamento e composta da PD, Cinque Stelle ed ex Cinque Stelle, Italia Viva, ambientalisti, progressisti e Controcorrente abbia cercato i numeri necessari per far approvare un provvedimento che avrebbe comportato un aumento della TARI.
Ma bisogna raccontarlo.
Soprattutto dopo avere accusato pubblicamente qualcuno di non avere rispettato l’intesa.
Faccia questo benedetto video verità
La soluzione resta semplicissima.
Sindaco, accenda il telefono.
Mostri la proposta completa del PEF.
Spieghi se dentro vi fosse davvero qualcosa destinato specificamente agli ASACOM e agli altri servizi essenziali.
Poi dica:
«L’accordo per garantire i numeri in aula lo avevo raggiunto con…»
Due minuti.
Tre, se vuole essere particolarmente dettagliato.
E finalmente potremo smettere di fare domande.
Fino ad allora continueremo.
Perché la trasparenza è bellissima quando viene pronunciata nelle dirette Facebook.
Ma diventa molto più interessante quando arrivano i documenti, i numeri e soprattutto i nomi.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

