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Agrigento, Di Falco chiede chi muove i fili. Ma chi dovrebbe scardinare il sistema se chi si è spartito la torta oggi governa la città?

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Agrigento, Di Falco chiede chi muove i fili. Ma chi dovrebbe scardinare il sistema se chi si è spartito la torta oggi governa la città?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Giò Di Falco è un operatore culturale agrigentino. Uno di quelli che il mondo della cultura cittadina lo conosce dall’interno e che, dopo essere stato progressivamente messo ai margini, ha dovuto lasciare Agrigento per andare a lavorare e insegnare al Nord.

Oggi Di Falco affida ai social una riflessione pesantissima dal titolo “Scardinare o ricollocare? La cancel culture bipartisan del sistema Agrigento”.

Parla del sistema culturale della città, delle promesse di rottura della nuova amministrazione, di Agrigento Capitale Italiana della Cultura, del Teatro Pirandello e soprattutto di quelle relazioni di potere che, secondo la sua lettura, sembrano sopravvivere persino quando cambiano i protagonisti politici.

Alla fine pone una domanda:

“Chi muove davvero i fili?”

Caro Giò, noi di Report Sicilia ci sentiamo di dirti una sola cosa.

Ma chi dovrebbe tagliarli questi fili?

Perché se mettiamo da parte per un momento le parole della campagna elettorale e cominciamo a guardare nomi, associazioni, progetti, finanziamenti e incarichi politici, il quadro diventa molto meno romantico.

E molto più imbarazzante.

Agrigento 2025: milioni di soldi pubblici. E oggi ritroviamo quel mondo al governo della città

Agrigento Capitale Italiana della Cultura non è stata una manifestazione organizzata con qualche migliaio di euro.

Parliamo di milioni di euro di denaro pubblico.

Solo la Regione Siciliana ha previsto un contributo di 4 milioni di euro per il 2024 e un altro milione per il 2025 per la promozione e l’organizzazione delle iniziative collegate ad Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.

Ma il quadro economico è ancora più ampio. La relazione della Corte dei Conti sulla gestione dell’iniziativa ricostruisce un portafoglio finanziario nel quale figurano risorse comunali, regionali, ministeriali, sponsorizzazioni, autofinanziamento, ticketing e merchandising. Nella stessa relazione viene evidenziato, tra l’altro, il peso delle risorse comunali provenienti dalla tassa di soggiorno.

E nel luglio 2025 il Comune pubblicò anche un avviso aperto ad associazioni, fondazioni, enti, istituzioni e comitati per ulteriori progetti culturali, prevedendo affidamenti fino a 15 mila euro per ogni progetto selezionato.

Insomma: una montagna di denaro pubblico ha attraversato il sistema culturale agrigentino.

E allora arriviamo alla domanda che forse dà tanto fastidio.

Dove sono oggi alcuni dei protagonisti di quel mondo?

La risposta, per quanto ci riguarda, la conosciamo.

Li ritroviamo in Consiglio comunale.

Li ritroviamo nella Giunta o tra gli assessori indicati dalla nuova amministrazione.

Li ritroviamo tra i consulenti del sindaco.

E non stiamo parlando soltanto di vaghe frequentazioni o di amicizie.

Parliamo di associazioni e soggetti protagonisti di progetti finanziati nella stagione di Agrigento 2025 ai quali sono riconducibili persone che oggi siedono, anche direttamente e in prima persona, nelle istituzioni cittadine o ricoprono incarichi politici e fiduciari attorno al sindaco.

Questa è la questione.

Ed è enorme.

Prima i progetti e i finanziamenti, oggi Consiglio, Giunta e consulenze

Allora diciamolo senza ipocrisie.

Quando utilizziamo l’espressione “si sono spartiti il malloppo”, parliamo politicamente della spartizione della gigantesca torta di risorse pubbliche destinata alla cultura, ai progetti e agli eventi. Non stiamo affermando che ricevere quei finanziamenti sia stato di per sé illecito.

Ma proprio perché i soldi erano pubblici, abbiamo tutto il diritto di porre una questione politica.

E la questione è questa:

una buona fetta di quel mondo che partecipò alla corsa ai progetti e ai finanziamenti di Agrigento 2025 oggi è rappresentata dentro il nuovo sistema di governo della città.

Consiglieri comunali.

Assessori.

Consulenti del sindaco.

Persone direttamente appartenenti alle associazioni interessate o riconducibili a quelle realtà.

Prima dalla parte dei progetti finanziati. Adesso dalla parte di chi governa.

E sarebbero proprio loro a dover “scardinare il sistema”?

Caro Giò, davvero?

Dovrebbero fare la rivoluzione contro se stessi?

È qui che la riflessione di Di Falco diventa persino più interessante di quanto probabilmente volesse essere.

Perché lui domanda se il sistema sia stato scardinato oppure semplicemente ricollocato.

Noi facciamo un passo ulteriore:

come poteva essere scardinato da chi di quel mondo faceva già parte?

Dovrebbero fare la rivoluzione contro loro stessi?

Dovrebbero smontare il sistema di relazioni culturali e associative dentro il quale hanno operato?

Dovrebbero mettere in discussione quel sistema di finanziamenti del quale le associazioni a loro riconducibili sono state protagoniste?

Dovrebbero spiegare oggi, dalle stanze del Comune, come venivano distribuite ieri le risorse alle realtà delle quali alcuni di loro facevano direttamente parte?

È questo il paradosso politico.

E forse spiega molte più cose di mille dietrologie.

Altro che complotti: pubblichiamo nomi, associazioni e soldi

Non abbiamo bisogno di immaginare stanze segrete.

Non abbiamo bisogno di cercare burattinai.

E non abbiamo bisogno neppure di parlare genericamente di “sistema”.

Basta fare una cosa molto più semplice.

Aprire gli atti.

Prendere tutti i progetti finanziati nella galassia di Agrigento 2025.

Mettere accanto a ciascuno l’importo.

Indicare associazione, ente o soggetto interessato.

Ricostruire presidenti, rappresentanti, componenti e soggetti direttamente collegati.

E poi confrontare quei nomi con l’attuale Consiglio comunale, la Giunta e l’elenco dei consulenti del sindaco.

È un lavoro che Report Sicilia può fare e sul quale non abbiamo alcuna intenzione di fermarci.

Perché a quel punto non serviranno interpretazioni.

Parleranno le carte.

E sarà interessante vedere quanti di coloro che hanno partecipato, direttamente o attraverso associazioni a loro riconducibili, alla stagione milionaria di Agrigento Capitale della Cultura oggi siedano dall’altra parte della scrivania.

Uno degli incarichi fiduciari recenti è già pubblico: l’11 agosto il sindaco Michele Sodano ha nominato Giuseppe Mendola esperto per la promozione e lo sviluppo turistico e culturale del territorio.

Ed è proprio per questo che il tema non può essere liquidato come gossip.

Qui stiamo parlando di potere.

La promessa era scardinare. Ma forse hanno soltanto cambiato sedia

Di Falco scrive una frase che fotografa perfettamente il problema:

“Il potere non ha sempre bisogno di conservare gli stessi nomi. Talvolta gli è sufficiente preservare le stesse relazioni”.

Noi aggiungiamo:

a volte non serve nemmeno preservarle. Basta trasferirle dalle associazioni alle istituzioni.

Ed è questo che Agrigento dovrebbe chiedere alla nuova amministrazione.

La discontinuità promessa dov’è?

Perché una cosa è presentarsi agli elettori raccontando di voler rompere un sistema.

Un’altra è vincere e ritrovarsi poi con pezzi di quello stesso mondo associativo e culturale dentro il Consiglio comunale, nella squadra amministrativa o tra i consulenti del sindaco.

Questa non è una questione personale.

È una gigantesca questione politica.

Perché chi ha raccolto consenso promettendo di aprire porte e finestre dovrebbe essere il primo a spiegare alla città perché tanti protagonisti o ambienti della stagione dei finanziamenti culturali siano oggi protagonisti della nuova stagione politica.

Giò, chi dovrebbe scardinare il sistema? Quelli seduti al tavolo?

E allora torniamo a te, Giò.

Tu hai pagato, secondo quanto racconti, il prezzo dell’esclusione.

Sei andato via.

Hai dovuto costruire altrove il tuo percorso professionale.

Altri, invece, sono rimasti.

Alcuni hanno partecipato alla grande stagione culturale finanziata con milioni di euro pubblici.

E oggi quel mondo, direttamente o attraverso persone riconducibili alle medesime realtà associative, è rappresentato persino in prima persona dentro il Consiglio comunale, nella compagine amministrativa e tra i consulenti del sindaco.

E tu chiedi:

“Chi muove davvero i fili?”

Noi ti rispondiamo:

Giò, ma chi dovrebbe tagliarli?

Quelli che sono seduti al tavolo?

Quelli che prima stavano dalla parte delle associazioni e dei progetti e oggi stanno nelle stanze della politica?

Quelli che dovrebbero mettere in discussione un sistema del quale il loro stesso mondo è stato beneficiario?

Forse abbiamo preteso la risposta alla domanda sbagliata.

Perché ad Agrigento il problema potrebbe non essere più capire chi muove i fili.

Il problema è capire chi avrebbe mai avuto interesse a spezzarli.

La città aveva chiesto una rivoluzione.

Avevano promesso di scardinare un sistema.

Ma se una parte consistente di coloro che avrebbero dovuto scardinarlo proviene proprio dal mondo che si è diviso la grande torta dei finanziamenti culturali, forse non abbiamo assistito a nessuna rivoluzione.

Forse è accaduto qualcosa di molto più semplice.

Prima erano intorno al tavolo dei progetti e dei finanziamenti.

Oggi sono intorno al tavolo del potere.

E allora la domanda finale non è più quella di Di Falco.

È la nostra:

avete davvero scardinato il sistema o vi siete semplicemente cambiati di posto a tavola?

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Fonte: Report Sicilia

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