Al momento stai visualizzando Agrigento, che fine ha fatto Danilo? Dopo il video del Comune emergono nuovi elementi: Ospitato in una struttura parrocchiale, ora la sistemazione sarebbe terminata

Agrigento, che fine ha fatto Danilo? Dopo il video del Comune emergono nuovi elementi: Ospitato in una struttura parrocchiale, ora la sistemazione sarebbe terminata

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Politica
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento, che fine ha fatto Danilo? Dopo il video del Comune emergono nuovi elementi: Ospitato in una struttura parrocchiale, ora la sistemazione sarebbe terminata. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 7 min

AGRIGENTO – Qualche giorno fa avevamo posto una domanda molto semplice: che fine ha fatto Danilo? Oggi Report Sicilia è in grado di aggiungere nuovi elementi alla vicenda. Elementi che, proprio perché riguardano una persona fragile, riportiamo con tutte le cautele necessarie, tutelando integralmente l’identità delle nostre fonti e distinguendo ciò che possiamo documentare pubblicamente da quanto ci è stato riferito.

La storia era cominciata il 23 giugno, quando il sindaco Michele Sodano e l’assessore ai Servizi Sociali Roberta Lala avevano scelto di raccontare attraverso un video l’intervento compiuto in favore di Danilo, che fino a quel momento viveva in una situazione di grave precarietà.

Il messaggio dell’amministrazione era stato forte.

Danilo aveva finalmente un tetto, un posto dove mangiare e dormire e, soprattutto, quella soluzione temporanea avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di un percorso.

Nel video il sindaco parlava infatti esplicitamente della necessità di «intraprendere un percorso» capace di portare Danilo fuori dalla precarietà.

Non si trattava, quindi, soltanto di trovare un letto per qualche notte.

Era stato annunciato qualcosa di più.

Quello che oggi ci viene riferito

Dopo il nostro articolo, Report Sicilia ha raccolto informazioni da una fonte direttamente a conoscenza della vicenda, della quale, per evidenti ragioni di tutela, non forniremo alcun elemento che possa consentirne l’identificazione.

Secondo quanto ci viene riferito, la sistemazione individuata per Danilo sarebbe stata presso una casa di accoglienza legata a una realtà parrocchiale cittadina.

Si tratterebbe di una struttura destinata proprio ad affrontare situazioni di emergenza abitativa, attraverso ospitalità temporanee e non definitive, nell’attesa che per gli ospiti possano essere individuati percorsi successivi insieme ai servizi sociali, alla Caritas e alle realtà del volontariato.

Secondo la ricostruzione fornita a Report Sicilia, sarebbe stato l’assessore Lala a chiedere la disponibilità ad accogliere Danilo nella struttura.

Ed è qui che nasce la prima questione.

Quello presentato pubblicamente come l’alloggio trovato per Danilo sarebbe dunque consistito nell’ospitalità resa disponibile da una struttura parrocchiale e destinata, per sua natura, ad essere temporanea.

Nulla di male, naturalmente.

Anzi, va riconosciuto il valore enorme di chi apre materialmente una porta davanti a una persona che non sa dove andare.

Ma proprio per questo è importante distinguere i ruoli e raccontare fino in fondo ciò che è accaduto.

La fonte: «Dopo l’inserimento non abbiamo più visto la stessa attenzione iniziale»

La parte più delicata della testimonianza riguarda ciò che sarebbe accaduto successivamente.

La nostra fonte sostiene che, dopo avere accompagnato Danilo verso questa soluzione temporanea, l’amministrazione non avrebbe mantenuto nei confronti della struttura e della situazione la stessa presenza e attenzione manifestate inizialmente.

È un’affermazione della fonte, che Report Sicilia non può trasformare automaticamente in un fatto accertato e sulla quale chiediamo pertanto una risposta diretta all’amministrazione comunale.

C’è poi un ulteriore aspetto, ancora più delicato.

Ci viene riferito che durante la permanenza sarebbero sorte difficoltà di convivenza all’interno della struttura.

Secondo la testimonianza raccolta, Danilo avrebbe avuto in alcune occasioni comportamenti incompatibili con le regole della casa e con la tranquillità degli altri ospiti, tanto da rendere necessario interrompere quella sistemazione e cercare una soluzione differente.

Anche queste circostanze rappresentano quanto riferito dalla nostra fonte e non intendiamo trasformarle in un giudizio sulla persona di Danilo, che vive una situazione evidentemente complessa e che merita assistenza, dignità e tutela.

Non è questo il punto del nostro articolo.

Non ci interessa mettere Danilo sul banco degli imputati.

Ci interessa sapere che cosa abbiano fatto e che cosa stiano facendo le istituzioni dopo avere pubblicamente annunciato di averlo preso in carico.

La struttura non poteva essere la soluzione definitiva

Un altro elemento appare fondamentale.

La struttura nella quale Danilo sarebbe stato accolto non nasce per garantire una casa definitiva a una singola persona.

L’ospitalità serve a tamponare l’emergenza mentre viene costruita una soluzione successiva.

È anche una questione di equità: occupare indefinitamente uno dei posti significherebbe impedire alla struttura di aiutare altre persone che potrebbero trovarsi nella stessa condizione.

Ecco perché il vero tema non è stabilire se la struttura parrocchiale abbia fatto abbastanza.

Semmai è l’esatto contrario.

Qualcuno quella porta l’ha aperta.

La domanda riguarda ciò che sarebbe dovuto accadere dopo.

Dal video del 23 giugno a oggi: dov’è il percorso annunciato?

Riascoltiamo allora le parole pronunciate pubblicamente il 23 giugno.

Il sindaco parlava di un intervento per «dare un tetto per i venti giorni d’emergenza» e successivamente di un percorso che avrebbe dovuto consentire a Danilo di uscire dalla precarietà.

Quindi l’amministrazione sapeva perfettamente, fin dall’inizio, che quei venti giorni non rappresentavano una soluzione.

Erano soltanto il tempo necessario per costruirne una.

Sono trascorsi quasi due mesi.

Ed è esattamente su questo che chiediamo conto all’amministrazione.

Che cosa è stato fatto durante questo periodo?

È stato predisposto un progetto individuale per Danilo?

Quali servizi lo hanno preso in carico?

Sono state valutate altre strutture?

È stata cercata una soluzione abitativa sostenibile?

È stato coinvolto il sistema delle associazioni e degli enti che possono intervenire in queste situazioni?

E soprattutto: dove si trova oggi Danilo e dispone di una sistemazione adeguata?

Naturalmente non chiediamo cartelle cliniche, diagnosi, dati personali o informazioni che appartengono esclusivamente alla sua sfera privata.

Chiediamo conto dell’azione amministrativa.

La solidarietà non può diventare soltanto un video

C’è un punto sul quale occorre essere estremamente chiari.

Quando una persona fragile viene aiutata, non dovrebbe esserci bisogno di telecamere.

Ma se è l’amministrazione stessa a scegliere di accendere quella telecamera, pubblicare il video e presentare quell’intervento come dimostrazione della propria vicinanza agli ultimi, allora deve accettare che l’informazione chieda anche come sia finita quella storia.

Non funziona che il primo giorno si mostrino il sindaco, l’assessore e Danilo per annunciare che l’amministrazione c’è, mentre quando emergono le difficoltà tutto scompare dal racconto pubblico.

La vera misura di un intervento sociale non è il video realizzato quando si trova un letto per venti giorni. È ciò che accade il ventunesimo giorno.

Ed è proprio del ventunesimo giorno che vogliamo sapere.

Non cerchiamo colpevoli, chiediamo risposte

Report Sicilia ha scelto deliberatamente di non pubblicare l’identità delle persone che ci hanno fornito queste informazioni e di non riportare dettagli che potrebbero indirettamente consentire di individuarle.

La tutela delle fonti viene prima di tutto.

Allo stesso modo evitiamo di utilizzare contro Danilo le difficoltà che ci sono state raccontate.

Una persona in condizione di grave disagio deve essere aiutata anche quando aiutarla diventa difficile. Anzi, è proprio quando emergono i problemi che la presa in carico istituzionale diventa ancora più importante.

Per questo le nostre domande sono rivolte al Comune.

Sindaco Sodano, assessore Lala: Danilo è ancora seguito dai Servizi Sociali del Comune? Quale percorso è stato attivato dopo la prima sistemazione temporanea? È stata individuata una nuova soluzione?

E soprattutto, dopo avere scelto di raccontare pubblicamente l’inizio di questa storia, perché la città non è stata più informata sul suo seguito?

Se l’amministrazione ha continuato a seguire Danilo e ha già trovato una soluzione, saremo ben lieti di raccontarlo e di riconoscerle il merito.

Se invece, esaurita la prima sistemazione garantita grazie alla disponibilità di una realtà del territorio, il percorso annunciato davanti alle telecamere non ha avuto seguito, allora sarebbe giusto dirlo.

Perché aiutare gli ultimi è certamente una delle responsabilità più difficili per chi amministra.

Ma gli ultimi hanno bisogno soprattutto di percorsi, servizi e continuità. Non di diventare protagonisti di un video per poi scomparire, insieme ai loro problemi, quando la telecamera si spegne.

Agrigento, che fine ha fatto Danilo? Il 23 giugno il video del sindaco, poi il silenzio: La città chiede notizie

Leggi anche: Altre notizie su Politica

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento