Agrigento – AICA, Controcorrente dice che il CdA ha fallito: Bene, nove Comuni dell’area pesano il 42,29%. Basta social, passate ai fatti. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Prima Siciliacque. Prima il “privato” da combattere. Prima la revoca della concessione indicata quasi come la soluzione dei problemi dell’acqua siciliana. Adesso, finalmente, anche Controcorrente sembra essere arrivata al punto che Report Sicilia indica da tempo: il problema dell’acqua nell’Agrigentino è anche un problema di gestione e governance di AICA.
Prima Siciliacque. Prima il “privato” da combattere. Prima la revoca della concessione presentata quasi come la soluzione dei problemi dell’acqua siciliana.
Adesso, finalmente, anche Controcorrente sembra essere arrivata al punto che Report Sicilia indica da tempo: il problema dell’acqua nell’Agrigentino passa inevitabilmente anche dalla gestione e dalla governance di AICA.
Oggi Controcorrente interviene con parole pesantissime: «AICA ha fallito» e il Consiglio di amministrazione dovrebbe valutare un passo indietro.
Bene.
Noi, però, a questo punto andiamo oltre.
Perché soltanto qualche settimana fa Report Sicilia aveva dedicato un articolo proprio a Michele Sodano e Ismaele La Vardera con un titolo che non lasciava spazio alle interpretazioni:
«AICA, basta propaganda social: Agrigento ha bisogno di amministratori, non di influencer. La Vardera e Sodano, studiate!»
Evidentemente La Vardera e Sodano hanno studiato.
Ne siamo contenti.
Perché oggi siamo arrivati esattamente dove li invitavamo ad arrivare: dentro AICA, dentro la sua governance, dentro le responsabilità dei Comuni proprietari.
Ma dopo avere studiato arriva l’esame.
E l’esame non si sostiene con un reel.
Si sostiene nell’Assemblea dei soci.
Avevamo detto “studiate”. Adesso hanno scoperto che AICA appartiene ai Comuni?
Nel nostro precedente articolo avevamo contestato una rappresentazione che consideravamo troppo semplice: quella di un Comune di Agrigento quasi estraneo ad AICA e costretto soltanto a subirne le inefficienze.
Non è così.
AICA è un’azienda consortile pubblica dei Comuni.
Sono i Comuni a rappresentarne la proprietà.
Sono i sindaci a sedere nell’Assemblea.
Ed è l’Assemblea a esercitare funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo secondo l’assetto dell’Azienda.
Per questo avevamo invitato Sodano e La Vardera a studiare prima di continuare a utilizzare i social per spiegare agli agrigentini chi fosse il colpevole della loro sete.
Adesso La Vardera arriva a chiedere le dimissioni del CdA.
Controcorrente afferma addirittura che «AICA ha fallito».
Dunque qualcosa devono avere studiato.
La domanda, adesso, cambia:
che cosa intendono fare con quello che hanno imparato?
Nove Comuni pesano il 42,29%: sono numeri ufficiali AICA
Abbiamo davanti un documento ufficiale AICA.
E questa volta lasciamo parlare esclusivamente i numeri riportati dall’Azienda.
Le quote di rappresentanza dei nove Comuni che prendiamo in considerazione sono:
Agrigento: 15,04%
Sciacca: 10,25%
Favara: 8,27%
Ravanusa: 2,87%
Aragona: 2,39%
Grotte: 1,42%
Siculiana: 1,11%
Montallegro: 0,64%
Joppolo Giancaxio: 0,30%
Totale:
42,29%
Quasi metà della rappresentanza societaria.
Non è una nostra stima.
Non è propaganda politica.
Non è un numero costruito per un post.
È il risultato della somma delle quote riportate nel documento ufficiale AICA.
E allora la questione posta oggi da Controcorrente diventa molto più seria.
Se AICA ha fallito, come sostenete, perché limitarsi a chiedere al CdA di «valutare» spontaneamente un passo indietro?
Perché non utilizzare il peso dei Comuni soci per promuovere un’iniziativa formale?
Attenzione: non diciamo che il 42,29% basti da solo a mandare a casa il CdA
Su questo vogliamo essere chiarissimi.
Report Sicilia non sostiene che il 42,29% consenta automaticamente di revocare domani mattina il Consiglio di amministrazione.
Esistono uno Statuto, quorum, maggioranze e procedure che devono essere rispettati.
Ma esiste anche la politica.
E nove Comuni che insieme rappresentano il 42,29% hanno certamente un peso enorme per convocarsi, assumere una posizione comune, coinvolgere altri soci e verificare se esistano i numeri necessari per intervenire sulla governance.
Quindi basta alibi.
Partite dal 42,29% e cercate il resto.
Se davvero credete a ciò che state dichiarando.
C’è persino il precedente: nel 2023 fu l’Assemblea a far cessare il CdA
E chi volesse sostenere che i sindaci non possano incidere realmente sulla governance dovrebbe fare, anche lui, qualche ora di studio.
Perché è già successo.
Nel febbraio 2023 fu proprio l’Assemblea dei soci di AICA a deliberare la cessazione del Consiglio di amministrazione.
Non è quindi fantapolitica.
Non stiamo chiedendo a Sodano, La Vardera o Controcorrente di inventare uno strumento che non esiste.
La sede esiste.
Gli strumenti societari esistono.
Il precedente esiste.
E soprattutto esistono i Comuni proprietari.
Sodano, adesso che ha “studiato”, utilizzi il suo 15,04%
Il primo al quale rivolgiamo la domanda è Michele Sodano.
Secondo il documento ufficiale AICA che abbiamo esaminato, Agrigento dispone del 15,04% delle quote di rappresentanza.
È la quota più elevata tra quelle riportate.
Quindi il sindaco di Agrigento non è semplicemente il rappresentante di una città che subisce i disservizi di AICA.
Rappresenta uno dei principali proprietari dell’Azienda.
E allora, visto che abbiamo invitato anche lui a studiare, adesso vogliamo conoscere il risultato.
Sodano condivide la posizione di Controcorrente secondo cui AICA ha fallito?
Se la risposta è no, difenda pubblicamente l’attuale CdA.
Se la risposta è sì, utilizzi politicamente e istituzionalmente il 15,04% di Agrigento e si faccia promotore di un’iniziativa tra i Comuni soci.
Perché studiare serve proprio a questo: a sapere quali strumenti si hanno quando arriva il momento di governare.
E La Vardera? Prima Siciliacque, adesso vuole la testa di AICA
Il percorso politico di Ismaele La Vardera merita ancora maggiore attenzione.
Per mesi il bersaglio principale è stato Siciliacque.
La concessione.
Il privato.
La necessità di cambiare il sistema a monte.
Report Sicilia aveva contestato quella narrazione perché rischiava di trasformare una vicenda enormemente complessa in una contrapposizione perfetta per i social.
Avevamo posto invece una domanda scomoda:
AICA paga l’acqua che acquista?
Perché se il gestore territoriale accumula debiti nei confronti del fornitore e contemporaneamente attraversa enormi difficoltà finanziarie e operative, forse non basta cambiare il bersaglio a monte.
Bisogna guardare anche dentro AICA.
Adesso La Vardera chiede la testa del CdA.
E Controcorrente sostiene che AICA abbia fallito.
Dunque possiamo dirlo:
La Vardera ha studiato.
Evidentemente il nostro invito non era poi così sbagliato.
Ma adesso che ha studiato dovrebbe sapere anche un’altra cosa: AICA appartiene ai Comuni e il luogo nel quale incidere sulla governance non è Facebook.
È l’Assemblea.
Controcorrente, prendete il telefono e chiamate nove sindaci
La proposta, quindi, è semplicissima.
Controcorrente sostiene che AICA abbia fallito?
Prenda il telefono.
La Vardera vuole le dimissioni del CdA?
Faccia altrettanto.
Sodano condivide?
Cominci lui.
Chiamate i sindaci di:
Agrigento, Sciacca, Favara, Ravanusa, Aragona, Grotte, Siculiana, Montallegro e Joppolo Giancaxio.
Insieme rappresentano il 42,29%.
Poi ponete loro una domanda:
ritenete anche voi che questa governance abbia fallito?
Se la risposta è sì, si verifichino immediatamente Statuto, quorum e maggioranze e si cerchino gli altri Comuni necessari per portare la questione nell’Assemblea dei soci.
Questa sarebbe un’iniziativa politica.
Questa sarebbe amministrazione.
Questa sarebbe assunzione di responsabilità.
Se invece quei sindaci vogliono tenersi questo CdA, abbiano il coraggio di dirlo
C’è naturalmente anche un’altra possibilità.
Può darsi che Controcorrente dica che AICA ha fallito e che alcuni sindaci politicamente vicini non siano affatto d’accordo.
Perfetto.
Lo dicano.
Agrigento vuole cambiare il CdA?
Sciacca?
Favara?
Ravanusa?
Aragona?
Grotte?
Siculiana?
Montallegro?
Joppolo Giancaxio?
Nove Comuni.
Nove risposte.
Sì oppure no.
Così almeno i cittadini sapranno chi considera realmente fallimentare questa governance e chi, invece, vuole mantenerla al proprio posto.
Non si può chiedere sui giornali un «passo indietro» e poi diventare improvvisamente prudenti quando bisogna trasformare quella richiesta in un atto societario.
Gli invasi pieni e i rubinetti a secco: allora il problema non poteva essere soltanto Siciliacque
Ed eccoci al punto dal quale nasce la presa di posizione di Controcorrente.
Gli invasi sono pieni.
I rubinetti, in troppe zone, rimangono a secco.
Abbiamo visto perfino un noto lido agrigentino costretto a utilizzare bottigliette d’acqua per alimentare una cisterna.
Se l’acqua esiste a monte ma non arriva regolarmente all’utente, bisogna analizzare l’intera filiera:
approvvigionamento, acquisto dell’acqua, debiti, adduzione, reti, perdite, distribuzione, organizzazione e governance.
Ed è esattamente quello che sostenevamo quando qualcuno preferiva concentrare tutta la comunicazione politica su Siciliacque.
Forse oggi è diventato più chiaro.
AICA non è “quella che deve portare l’acqua”: AICA è anche dei vostri Comuni
Questa è forse la lezione più importante di tutto lo studio.
Quando manca l’acqua è troppo semplice dire:
«Deve pensarci AICA».
Certo, AICA è il gestore.
Ma chi controlla politicamente AICA attraverso la proprietà pubblica?
I Comuni.
Quindi i sindaci non possono contemporaneamente presentarsi come proprietari quando devono nominare e indirizzare e trasformarsi in semplici spettatori quando arrivano i disservizi.
Essere soci significa avere poteri.
Ma significa anche avere responsabilità.
Il 42,29% non è un like. Adesso vediamo se avete studiato davvero
Qualche settimana fa Report Sicilia aveva scritto:
«La Vardera e Sodano, studiate!»
Oggi possiamo aggiornare quell’invito.
La Vardera e Sodano hanno studiato?
Sembrerebbe di sì.
Adesso La Vardera vuole la testa del CdA.
Controcorrente dice che AICA ha fallito.
Adesso, però, arriva la prova pratica.
Prendete quel 42,29%.
Verificate chi è realmente disponibile a cambiare governance.
Cercate gli altri sindaci necessari.
Applicate lo Statuto.
E portate la questione nell’Assemblea dei soci.
Perché il 42,29% non è un like.
Non è una visualizzazione.
Non è un follower.
È peso nell’Azienda.
E Agrigento non ha bisogno di influencer che ogni giorno le raccontino chi è il nuovo colpevole della crisi idrica.
Ha bisogno di amministratori che conoscano gli strumenti a loro disposizione e abbiano il coraggio di utilizzarli.
Vi avevamo detto di studiare.
Adesso che, finalmente, sembra lo abbiate fatto, non resta che una cosa:
governare.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

