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Agrigento – «La Vardera, vieni con me a Lampedusa»: Di Rosa lo sfida su spiagge, abusivismo e acqua. E apre alla corsa per la Regione

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Agrigento – «La Vardera, vieni con me a Lampedusa»: Di Rosa lo sfida su spiagge, abusivismo e acqua. E apre alla corsa per la Regione. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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⏱️Tempo di lettura: 11 min

Dopo Mondello e Maddalusa, Giuseppe Di Rosa chiama direttamente in causa il deputato regionale: «Prendiamo l’aereo insieme, concessioni e planimetrie alla mano. Misuriamo quanto arenile è davvero libero, apriamo i fascicoli dell’abusivismo e scopriamo come arriva l’acqua alle case abusive. Poi torniamo a Maddalusa e spieghiamo ai cittadini se le regole sono davvero uguali per tutti». E sulla candidatura di La Vardera alla Presidenza della Regione aggiunge: «Visto che lo fai tu, probabilmente potrei pensarci anch’io»

AGRIGENTO – Stavolta non è soltanto una polemica. È un invito con destinazione precisa: Lampedusa.

E dentro quella proposta Giuseppe Di Rosa mette praticamente tutto.

Le battaglie di Ismaele La Vardera sulle spiagge di Mondello.

Le concessioni demaniali di Lampedusa.

Gli ombrelloni e i lettini.

Gli spazi realmente lasciati alla libera fruizione.

L’abusivismo edilizio dell’isola.

E soprattutto una domanda destinata a pesare sulla vicenda Maddalusa:

come viene garantita l’acqua agli immobili abusivi di Lampedusa?

Ma c’è anche la politica.

Perché Di Rosa, già candidato sindaco di Agrigento con 3.546 voti, raccoglie la candidatura annunciata da La Vardera alla Presidenza della Regione e rilancia:

«Visto che lo fai tu, probabilmente potrei pensarci anch’io».

E allora propone qualcosa di ancora più provocatorio.

Niente primo confronto televisivo.

Niente palco.

Niente comizio.

«Ismaele, il primo confronto facciamolo a Lampedusa. Vieni con me».

Mondello sì. Ma perché Lampedusa no?

Il ragionamento di Di Rosa parte dalla battaglia che La Vardera conduce da tempo sulle spiagge di Mondello.

Tornelli, recinzioni, concessioni, accesso alla battigia, spiaggia libera, diritti dei bagnanti.

Di Rosa non contesta quella battaglia.

Fa esattamente il contrario.

Dice: estendiamola.

«Quando si difende il diritto dei cittadini alla libera fruizione del mare e del demanio pubblico – sostiene – si fa una cosa giusta».

Poi, però, arriva la domanda:

«Perché fermarsi a Mondello? Lampedusa non è Sicilia?»

E c’è di più.

Lampedusa appartiene alla provincia di Agrigento.

La stessa provincia nella quale La Vardera è intervenuto sulla questione Maddalusa.

Per Di Rosa, dunque, il principio dovrebbe essere elementare:

«Se vale a Mondello, deve valere anche a Lampedusa».

«Ismaele, non ti dico di andarci: ti dico di venirci con me»

È qui che la polemica diventa una sfida personale e politica.

Di Rosa non chiede a La Vardera di occuparsi genericamente di Lampedusa.

Gli propone di andarci insieme.

«Scegliamo un giorno. Prendiamo un aereo. Tu porta le prerogative che ti derivano dall’essere deputato regionale. Io porterò documenti, domande e quindici anni di battaglie condotte sul territorio agrigentino. E vediamo insieme cosa troviamo».

E il primo posto nel quale Di Rosa vuole andare non è il Municipio.

Sono le spiagge.

Concessioni in una mano e metro nell’altra

La proposta è semplice.

Prima acquisire gli atti.

Concessioni demaniali.

Autorizzazioni.

Planimetrie.

Superfici concesse.

Poi andare fisicamente sulle spiagge.

E misurare.

«Prendiamo le concessioni, prendiamo le planimetrie, prendiamo le superfici autorizzate. Poi andiamo fisicamente sulle spiagge. E soprattutto portiamoci un metro».

L’obiettivo dichiarato è confrontare le superfici autorizzate con quelle realmente occupate da ombrelloni, lettini, pedane e altre strutture e verificare soprattutto quanto spazio resti concretamente a chi vuole usufruire gratuitamente del mare.

Guitgia.

Cala Croce.

Cala Madonna.

Cala Pisana.

Mare Morto.

E tutte le altre zone nelle quali insistono concessioni e attività balneari.

Ombrelloni, lettini e spiaggia libera: quanto spazio rimane veramente?

È forse questo il punto sul quale il confronto con Mondello diventa politicamente più scomodo.

Lampedusa è una delle mete turistiche più importanti del Mediterraneo e durante l’alta stagione una giornata al mare con servizi, lettini e ombrellone può rappresentare una spesa significativa.

Ma Di Rosa evita di mettere sotto accusa gli imprenditori.

«Non intendo fare una guerra agli imprenditori che lavorano rispettando le regole e creando economia».

La domanda è un’altra:

«Chi non vuole o non può pagare ha realmente a disposizione una parte adeguata dell’arenile?»

Ed è qui che il parallelismo diventa inevitabile.

Se a Mondello bisogna difendere ogni metro di spiaggia libera, perché non controllare con la stessa determinazione cosa succede a Lampedusa?

Se a Mondello una concessione deve rispettare rigorosamente la superficie autorizzata, perché non prendere le planimetrie delle concessioni lampedusane e confrontarle con ciò che esiste realmente sull’arenile?

Nessuna accusa preventiva.

Misuriamo.

Il demanio non diventa proprietà privata

Di Rosa insiste su un principio:

una concessione non trasforma il demanio in proprietà privata.

Né a Mondello.

Né a Lampedusa.

Per questo la sfida non riguarda l’esistenza degli stabilimenti balneari, ma il rispetto dei confini delle concessioni e il diritto dei cittadini alla fruizione del mare.

Se tutto è regolare, nessun problema.

Se le superfici materialmente occupate coincidono con quelle autorizzate, gli atti lo dimostreranno.

Ma se emergessero differenze, allora la questione diventerebbe amministrativa prima ancora che politica.

E poi c’è l’altra Lampedusa: quella dell’abusivismo edilizio

Dalla battigia agli immobili.

Perché il secondo dossier indicato da Di Rosa riguarda l’abusivismo edilizio.

La nota richiama un dato storico pesantissimo: nel 2019, quando furono avviate alcune demolizioni sull’isola, risultavano 54 sentenze passate in giudicato per abusivismo edilizio e circa venti provvedimenti di demolizione notificati.

Di Rosa vuole conoscere adesso il quadro aggiornato.

Quanti immobili abusivi risultano nel 2026?

Quante ordinanze di demolizione sono state emesse?

Quante eseguite?

Quanti immobili sono stati acquisiti al patrimonio comunale?

Quanti procedimenti sono ancora pendenti?

E soprattutto: quante situazioni attendono ancora una definizione?

La Regione ha parlato persino di «abusivismo edilizio e commerciale»

C’è poi un passaggio che rende ancora più pesante la sfida.

La nota di Di Rosa richiama una pagina istituzionale della Regione Siciliana dedicata alla Riserva naturale Isola di Lampedusa e alla Spiaggia dei Conigli, nella quale, ricostruendo le criticità storiche del territorio, vengono richiamati anche abusivismo edilizio e commerciale e «illegalità diffusa».

E allora la domanda di Di Rosa diventa politicamente inevitabile:

se un tornello a Mondello merita una battaglia, cosa merita Lampedusa?

Se a Palermo una concessione deve essere verificata centimetro per centimetro, perché lo stesso principio non dovrebbe essere applicato nell’isola più famosa della provincia di Agrigento?

Poi Di Rosa apre il fascicolo più esplosivo: l’acqua

È a questo punto che Lampedusa smette di essere soltanto una questione di spiagge e abusivismo e diventa il termine di paragone con Maddalusa.

Perché la domanda è semplicissima:

come arriva l’acqua agli immobili abusivi di Lampedusa?

Di Rosa non vuole fermarsi alle voci.

Vuole dati ufficiali.

Quante abitazioni urbanisticamente abusive dell’isola ricevono acqua?

Quante dispongono di un’utenza?

Quante vengono eventualmente approvvigionate attraverso autobotti?

Quali documenti vengono richiesti?

Il titolo edilizio viene verificato?

Quali norme vengono applicate?

E soprattutto:

la stessa regola opposta oggi ai cittadini di Maddalusa viene applicata anche a Lampedusa?

«Non voglio togliere l’acqua a Lampedusa, voglio capire come darla a Maddalusa»

È un passaggio fondamentale.

Di Rosa non chiede di chiudere i rubinetti a nessuno.

Anzi.

«Non voglio togliere una sola goccia d’acqua ad una famiglia di Lampedusa. Voglio esattamente il contrario».

La questione posta è molto più insidiosa politicamente.

Se a Lampedusa esiste una procedura amministrativa o giuridica attraverso la quale un bene essenziale viene garantito anche a famiglie che abitano immobili con problemi urbanistici, perché quella procedura non potrebbe essere studiata per Maddalusa?

«Se esiste una soluzione utilizzata a Lampedusa, non dobbiamo eliminarla. Dobbiamo capire perché non possa essere utilizzata anche a Maddalusa».

«Portiamo con noi un cittadino di Maddalusa»

La provocazione continua.

Di Rosa propone di portare sull’isola anche un residente di Maddalusa.

Fargli vedere le spiagge.

Le concessioni.

Le planimetrie.

Gli atti dell’abusivismo.

E infine quelli dell’approvvigionamento idrico.

Poi lasciare parlare le carte.

Se emergerà che gli immobili abusivi di Lampedusa sono esclusi dall’acqua esattamente come quelli di Maddalusa, Di Rosa assicura che sarà il primo a riconoscerlo pubblicamente.

Ma se gli atti dovessero dimostrare che esistono abitazioni abusive regolarmente approvvigionate, allora la domanda del maddalusano sarebbe devastante nella sua semplicità:

«Perché a Lampedusa sì e a casa mia no?»

È esattamente la domanda contenuta nella nota stampa.

E Di Rosa invita pure il sindaco di Agrigento

La sfida, però, non è rivolta soltanto a La Vardera.

Di Rosa invita anche il sindaco di Agrigento.

«Andiamo tutti insieme».

La Vardera.

Il sindaco.

Di Rosa.

E un rappresentante delle famiglie di Maddalusa.

L’obiettivo?

Mettere le due realtà una accanto all’altra e confrontare gli atti.

Perché, se dovesse emergere una differenza sostanziale nel trattamento di situazioni urbanisticamente comparabili, qualcuno dovrebbe spiegarne le ragioni ai cittadini.

Di Rosa alza ancora il tiro: «Di Mauro e Gallo li combatto io da quindici anni»

Poi la nota cambia definitivamente registro.

E diventa politica.

Di Rosa rivendica la propria storia di opposizione ad Agrigento.

«Questa città la vivo e la combatto politicamente da quindici anni».

E scandisce:

«Di Mauro lo combatto io da quindici anni. Gallo lo combatto io da quindici anni».

Il riferimento è a quella politica agrigentina contro la quale Di Rosa sostiene di avere condotto per anni battaglie, denunce pubbliche, accessi agli atti ed esposti.

E manda un messaggio altrettanto chiaro:

«Non ho scoperto le vecchie logiche agrigentine nel 2026».

«Io ci ho messo la faccia. E 3.546 agrigentini hanno scelto quel percorso»

Poi ricorda le elezioni.

Di Rosa è stato candidato sindaco.

Ha ottenuto 3.546 voti.

Non sufficienti per diventare primo cittadino, ma che oggi rivendica come il risultato di un percorso politico e civico costruito negli anni.

«Quei voti non sono nati in due mesi di campagna elettorale. Sono arrivati dopo quindici anni di battaglie pubbliche nelle quali ho messo sempre nome, cognome e faccia».

E poi un’altra stoccata:

«Non è chi oggi fa il sindaco ad avere combattuto per quindici anni Di Mauro, Gallo e gli altri protagonisti delle vecchie logiche agrigentine. Quella battaglia l’ho fatta io».

Ma la vera bomba politica arriva alla fine: «La Vardera candidato alla Regione? Potrei pensarci anch’io»

Ed eccoci alla parte politicamente più interessante della nota.

La Vardera ha già manifestato l’intenzione di correre per la Presidenza della Regione.

Di Rosa non si limita a prenderne atto.

Rilancia.

«Tu ti sei già proposto come candidato alla Presidenza della Regione Siciliana. E visto che lo hai fatto tu, ti confesso che probabilmente potrei pensarci anch’io».

Una provocazione?

Di Rosa stesso la definisce tale «ma fino a un certo punto».

Perché propone già quello che potrebbe diventare un primo confronto politico fra due possibili candidati.

E non vuole farlo in televisione.

Il primo confronto per Palazzo d’Orléans? Su un aereo per Lampedusa

«Invece di cominciare con un dibattito dentro un teatro o con un confronto televisivo, cominciamo da Lampedusa».

La Vardera da candidato dichiarato.

Di Rosa da possibile candidato.

E magari con loro anche il sindaco di Agrigento.

Il programma è già scritto:

spiagge.

Demanio.

Concessioni.

Abusivismo edilizio.

Acqua.

Altro che confronto televisivo.

Il primo faccia a faccia potrebbe avvenire con una planimetria in mano e i piedi sulla sabbia.

«La Vardera e il sindaco mi spieghino come arriva l’acqua alle case abusive»

È questa probabilmente la frase politicamente più pesante dell’intera nota.

Di Rosa si rivolge direttamente a La Vardera:

«Ismaele, vieni con me a Lampedusa. E insieme al sindaco di Agrigento spiegatemi cosa succede alle abitazioni abusive dell’isola quando hanno bisogno dell’acqua».

Poi corregge immediatamente il destinatario:

«Anzi, non spiegatelo a me. Spiegatelo ai cittadini di Maddalusa».

Ed è qui che la sfida smette di essere personale.

Perché se gli atti dimostrassero che a Lampedusa nessun immobile abusivo viene approvvigionato, Di Rosa promette di riconoscerlo.

Ma se dimostrassero il contrario, la domanda diventerebbe inevitabile:

Perché a Lampedusa l’abusivismo non impedirebbe l’acqua e a Maddalusa sì?

Mondello, Lampedusa, Maddalusa: può esistere una legalità a tre velocità?

Alla fine resta questo.

Ed è probabilmente il punto politicamente più forte dell’intera iniziativa.

A Mondello la battaglia è sulla libera fruizione del mare.

A Lampedusa Di Rosa chiede di verificare spiagge, demanio, concessioni, abusivismo edilizio e acqua.

A Maddalusa centinaia di famiglie attendono invece una soluzione ad una vicenda diventata ormai simbolo dello scontro tra legalità urbanistica e diritto ad un bene essenziale.

Tre luoghi.

Tre problemi apparentemente diversi.

Una sola domanda:

le regole sono davvero uguali per tutti?

«Ismaele, scegli il giorno. Aereo, documenti e metro alla mano»

La nota di Di Rosa finisce quasi come comincia.

Con un invito.

Ma questa volta c’è anche sullo sfondo Palazzo d’Orléans.

«Ismaele, tu sei già candidato alla Presidenza della Regione. Io, visto che lo fai tu, probabilmente potrei decidere di farlo anch’io».

E allora:

«Vieni con me a Lampedusa».

Non per un comizio.

Non per una fotografia.

Non per un video da pubblicare sui social.

Ma per controllare.

«Portiamo concessioni e planimetrie. Andiamo sulle spiagge con un metro. Controlliamo quanto arenile rimane realmente libero. Verifichiamo eventuali occupazioni irregolari del demanio. Apriamo i fascicoli dell’abusivismo edilizio. E alla fine chiediamo tutti i dati sull’acqua destinata agli immobili abusivi».

Poi il ritorno ad Agrigento.

Destinazione Maddalusa.

Documenti di Lampedusa da una parte.

Documenti di Agrigento dall’altra.

E le famiglie davanti.

A quel punto, dice Di Rosa, non serviranno più «dirette Facebook, slogan o dichiarazioni».

Servirà una risposta.

Una soltanto:

«Le regole sono davvero uguali per tutti?»

Di Rosa chiude così:

«Io sono pronto. Non ti chiedo di andarci. Ti chiedo di venirci con me. Scegli il giorno. Aereo, documenti e metro alla mano. Poi saranno gli agrigentini, i lampedusani e soprattutto i maddalusani a giudicare».

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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