Agrigento – Caso Crosta, lavori recenti su una casa che non avrebbe i requisiti per la sanatoria: Il Vicesindaco ne conosceva epoca e situazione, mostri gli atti o si dimetta. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Non basta una domanda di condono pendente da quarant’anni: se saranno confermate la costruzione successiva al 1976 e la distanza di circa 96 metri dalla battigia, l’immobile non potrà essere sanato. Di Rosa: «Il padre non può avere lasciato in eredità anche i lavori eseguiti dopo la sua morte»
di Giuseppe Di Rosa
Non saranno gli insulti, le petizioni online, le minacce di querela e le dichiarazioni politiche a fermare Report Sicilia. Continueremo a pubblicare documenti, immagini e notizie senza guardare nessuno in faccia.
Ero candidato a sindaco di Agrigento. E allora?
Ho accettato il risultato delle urne e oggi sono l’editore di un giornale che racconta ciò che accade ad Agrigento e in Sicilia. Sono e resto un uomo libero. E oggi sono libero anche di scrivere, di fare domande e di pretendere risposte da chi esercita funzioni pubbliche.
Il caso della casa di contrada Zingarello non nasce da un’avversione personale nei confronti del vicesindaco Giovanni Crosta. Nasce da una questione documentale molto semplice: esistono un titolo edilizio valido, una sanatoria concessa, il nulla osta della Soprintendenza e le autorizzazioni relative alle opere apparentemente eseguite negli ultimi anni?
Finora questi atti non sono stati mostrati.
Al loro posto abbiamo ascoltato comunicati, ricostruzioni familiari, accuse contro Report Sicilia e attestati di solidarietà. Tutto legittimo, ma nulla di tutto questo può sostituire una concessione edilizia, una Cila, una Scia, un permesso di costruire o un’autorizzazione paesaggistica.
Un “like” non è un titolo edilizio. Una petizione non è una sanatoria. Duecento, duemila o ventimila firme non possono rendere legittimo ciò che deve essere verificato dagli uffici e dagli organi competenti.
Crosta conosceva la situazione dell’immobile
Giovanni Crosta ha pubblicamente affermato di avere ereditato, insieme alla sorella, una casa costruita dal padre quando lui era ancora bambino e interessata da una domanda di sanatoria presentata oltre quarant’anni fa.
Queste dichiarazioni dimostrano almeno una cosa: Crosta conosceva l’esistenza dell’immobile, la sua provenienza familiare e la pendenza della pratica di condono.
Sapeva, dunque, che non esisteva ancora una sanatoria definitivamente rilasciata. Sapeva che la regolarità urbanistica e paesaggistica della costruzione non era stata attestata da un provvedimento conclusivo. E, appartenendo quella casa alla propria famiglia, non poteva ragionevolmente ignorarne l’epoca di realizzazione.
Per questo la domanda diventa inevitabile: Crosta era consapevole che l’immobile, qualora costruito dopo il 1976 e a circa 96 metri dalla battigia, non avrebbe avuto i requisiti necessari per ottenere la sanatoria?
Non pretendiamo una risposta a parole. Pretendiamo i documenti.
Mostri il titolo originario, le fotografie allegate alla domanda di condono, le planimetrie, la dichiarazione sull’epoca di costruzione, il parere della Soprintendenza e ogni eventuale provvedimento intervenuto nel corso di questi quarant’anni.
Se tali atti dimostreranno che la nostra ricostruzione è errata, lo riconosceremo pubblicamente. Se, invece, confermeranno che la costruzione è successiva all’entrata in vigore della legge regionale numero 78 del 1976 e ricade entro la fascia dei 150 metri dalla battigia, la pratica non potrà concludersi favorevolmente, salvo specifiche e documentate eccezioni previste dalla legge.
La giurisprudenza amministrativa ha più volte ribadito il carattere assoluto del vincolo e la rigorosa delimitazione delle eccezioni.
La domanda di condono poteva materialmente essere presentata e deve essere istruita. Ma la sua semplice esistenza non dimostra alcuna regolarità. Se mancano i requisiti prescritti, deve essere respinta e non utilizzata come uno scudo comunicativo.
Il padre non può avere lasciato anche i lavori recenti
La ricostruzione dell’eredità non esaurisce la vicenda.
Il padre può avere lasciato agli eredi la casa e la domanda di sanatoria. Non può avere lasciato opere realizzate dopo la propria morte.
Dal confronto tra immagini storiche, fotografie più recenti e riprese effettuate con il drone sembrerebbero emergere lavori e trasformazioni risalenti all’ultimo quinquennio: pavimentazioni, recinzioni, scale, rifiniture e sistemazioni degli spazi esterni.
Spetterà agli accertamenti tecnici stabilire natura, consistenza, data e rilevanza edilizia di ogni intervento. Report Sicilia non sostituisce la magistratura e non emette sentenze penali. Ma pone domande alle quali Crosta non ha ancora risposto:
Chi ha commissionato quei lavori? Chi li ha eseguiti? Chi li ha pagati? Quale impresa è intervenuta? Esistono fatture, contratti e bonifici? Sono state presentate Cila, Scia o altre pratiche edilizie? È stata acquisita l’autorizzazione paesaggistica? Le opere hanno interessato parti già legittime oppure porzioni ancora oggetto di condono?
Se gli interventi risultassero eseguiti senza i necessari titoli, non potrebbero essere attribuiti al padre né presentati come un problema semplicemente ereditato. Sarebbero condotte successive, da ricondurre ai soggetti che le hanno commissionate, autorizzate, pagate o materialmente realizzate.
E se fossero confermate violazioni urbanistiche o paesaggistiche recenti, spetterebbe alla Procura valutare ogni eventuale responsabilità penale.
La sfida pubblica resta sul tavolo
Giovanni Crosta scelga luogo, data e moderatore di un confronto pubblico.
Report Sicilia porterà immagini storiche, riprese del drone e documentazione raccolta. Crosta porti:
- il titolo edilizio originario;
- l’intero fascicolo della domanda di condono;
- le fotografie e le planimetrie allegate alla pratica;
- l’eventuale concessione edilizia in sanatoria;
- i pareri e i nulla osta della Soprintendenza;
- le Cila, le Scia, i permessi e le autorizzazioni paesaggistiche relativi ai lavori dell’ultimo quinquennio;
- i dati dell’impresa esecutrice;
- contratti, fatture e pagamenti;
- le certificazioni degli impianti;
- i documenti sull’approvvigionamento idrico e sullo smaltimento dei reflui.
Se dimostrerà che tutto è regolare, chiederò pubblicamente scusa e Report Sicilia pubblicherà ogni documento con la stessa evidenza riservata all’inchiesta.
Se non può dimostrarlo, si dimetta prima che entrino pienamente in campo la Procura, la Prefettura e gli altri organi competenti.
L’atto di indirizzo che aggrava il problema politico
In questo quadro assume un peso enorme l’atto di indirizzo che Crosta avrebbe sottoscritto insieme all’assessore ai Lavori pubblici Maurizio Miccichè per sollecitare la rapida definizione delle pratiche di sanatoria.
Secondo quanto riferito dalla stampa, sarebbe rimasta fuori l’assessore all’Urbanistica Eleonora Sciortino, che per competenza avrebbe avuto maggiore titolo a occuparsi dell’argomento.
Il problema non è la necessità di definire migliaia di pratiche pendenti. Il problema è che a impartire quell’indirizzo sarebbe stato un amministratore personalmente interessato da una domanda di sanatoria relativa a un proprio immobile.
Non affermiamo che l’atto sia stato adottato per favorire quella specifica pratica. Chiediamo però se Crosta abbia dichiarato formalmente la propria posizione, se si sia astenuto da ogni interlocuzione con gli uffici e se il sindaco e il Segretario generale abbiano adottato misure effettive per prevenire anche soltanto un potenziale conflitto d’interessi.
Crosta detiene, tra le altre, deleghe alla Polizia municipale, alla Trasparenza e anticorruzione, agli Affari legali, al Patrimonio, ai Tributi e al Personale.
Può il soggetto interessato da una verifica conservare la responsabilità politica sugli uffici che, direttamente o indirettamente, potrebbero essere chiamati a effettuarla?
La PEC inviata alle autorità
Il 5 settembre, alle ore 13.25, abbiamo trasmesso una PEC formale al Comune, al sindaco, al Segretario generale, alla Soprintendenza e agli organi di polizia ambientale. La vicenda è stata portata anche all’attenzione del prefetto e della Procura.
Abbiamo chiesto l’acquisizione dell’intero fascicolo, un sopralluogo indipendente, il confronto tra lo stato attuale dei luoghi e le planimetrie depositate, la verifica della distanza dalla battigia, dell’epoca delle opere, dei lavori recenti, delle utenze idriche e dello smaltimento dei reflui.
Abbiamo chiesto anche l’astensione di Crosta da ogni procedimento che possa riguardare direttamente o indirettamente la propria posizione.
Prima di attaccare Report Sicilia e di assicurare pubblicamente che al vicesindaco non sarebbe contestato alcun reato, il sindaco dovrebbe rispondere:
Ha disposto un sopralluogo? Ha fatto acquisire il fascicolo? Ha chiesto una relazione all’Urbanistica? Ha separato Crosta dagli uffici incaricati dei controlli? Ha domandato al Segretario generale una valutazione formale sull’eventuale conflitto d’interessi?
Oppure ha assolto politicamente il proprio vicesindaco prima ancora di conoscere tutti gli atti?
Sodano e la proclamata “amministrazione della legalità”
Michele Sodano ha presentato la propria esperienza come “l’amministrazione della legalità”. Ma la legalità non può essere una bandiera da sventolare contro gli avversari e ripiegare quando una questione riguarda il proprio vicesindaco.
Chi si definisce sindaco della legalità deve essere il primo a pretendere controlli indipendenti. Difendere Crosta sul piano umano è legittimo. Blindarlo politicamente senza avere prima pubblicato gli atti è un’altra cosa.
Ancora più grave è avere utilizzato il ruolo di sindaco per definire Report Sicilia una “surreale testata giornalistica” e accusarla di diffondere ricostruzioni false e distorte.
Ho già conferito mandato ai miei legali affinché valutino le iniziative da intraprendere nei confronti del sindaco. Saranno inoltre documentati e sottoposti ai legali tutti i commenti che superino il diritto di critica e si trasformino in insulti o aggressioni personali.
Criticare il nostro lavoro è consentito. Scrivere “vergognatevi”, “persone senza dignità” o invitarmi a “godermi la pensione” non risponde a una sola domanda sulla casa di Zingarello.
Le offese non ci fermeranno. Renderanno soltanto più evidente l’incapacità di rispondere nel merito.
Una parte di Agrigento ha già scelto senza vedere i documenti
Agrigento ha votato dichiarando di voler respingere il vecchio sistema, gli abusi e il malaffare. Oggi, però, una parte della città si schiera con Crosta prima di avere visto un solo documento capace di dimostrare la regolarità della casa e dei lavori recenti.
Non tutta Agrigento. Una parte rumorosa, sostenuta da una petizione online e da una narrazione costruita esclusivamente sulle dichiarazioni di Crosta.
Chi sostiene il vicesindaco ha il diritto di farlo. Ma chi lo difende senza pretendere titoli, planimetrie, autorizzazioni e controlli indipendenti non sta difendendo la legalità: sta chiedendo alla città un atto di fede politica.
Noi non perseguitiamo un uomo. Verifichiamo fatti, atti e lavori apparentemente realizzati su un immobile la cui regolarità non è stata documentata.
I giornali che raccontano soltanto metà della storia
Sorprende anche il comportamento di alcune testate locali.
Sicilia On Press di Favara, per esempio, ha presentato la vicenda parlando di una villa ereditata e di una domanda di condono che “potrebbe portare alla sanatoria”, senza citare, nel contenuto da noi esaminato, l’inchiesta dalla quale il caso è emerso e senza affrontare il nodo dei lavori apparentemente eseguiti nell’ultimo quinquennio.
Ogni giornale è libero di scegliere il proprio taglio. Ma raccontare soltanto l’eredità e la domanda di condono significa lasciare fuori i due elementi decisivi: l’eventuale assenza dei requisiti per la sanatoria e le opere recenti che il padre defunto non può avere realizzato.
Sono stati verificati la distanza dalla battigia e l’anno di costruzione? È stato letto il fascicolo? Sono state chieste le autorizzazioni degli ultimi cinque anni?
Il giornalismo non deve schierarsi con Report Sicilia. Deve cercare i documenti. Ripetere la versione dell’amministratore senza sottoporla a verifica significa offrire ai lettori una ricostruzione incompleta.
Cambiano, Legambiente e la sinistra rispondano
Angelo Cambiano, deputato regionale del Movimento 5 Stelle, è diventato un simbolo della battaglia contro l’abusivismo. Che cosa pensa del caso Crosta? Ritiene sufficiente una domanda di sanatoria pendente oppure considera indispensabile verificare epoca della costruzione, distanza dal mare, titoli edilizi e lavori recenti?
E Legambiente? Europa Verde? Sinistra Italiana, Partito democratico e altre forze progressiste?
Le regole valgono soltanto quando riguardano gli avversari o valgono anche per un vicesindaco sostenuto dalla coalizione?
Non chiediamo una condanna preventiva. Chiediamo che sia applicato lo stesso rigore invocato in tutte le altre vicende di abusivismo edilizio.
La Vardera non conosce Sodano: il rischio di un altro strappo politico
A Ismaele La Vardera lo avevo detto: quando invitava a dare spazio a Michele Sodano, gli risposi che non lo conosceva abbastanza e che non conosceva fino in fondo la storia politica della sua famiglia.
Gli dissi anche: finché ci sono io ad Agrigento, prima di arruolare qualcuno chiedimi chi è e ti preparo una relazione.
La Vardera ha contribuito politicamente all’elezione di Sodano. Oggi rischia di essere il primo a subire un tradimento politico, se il sindaco sceglierà di difendere Crosta, rompere con Controcorrente e conservare la poltrona grazie a una maggioranza diversa da quella presentata agli elettori.
Un cambio di fronte non sarebbe, del resto, una novità assoluta nella storia politica di Sodano. Eletto deputato con il Movimento 5 Stelle, nel febbraio 2021 si astenne sulla fiducia al Governo Draghi e venne espulso dal gruppo pentastellato. Si trattò allora di una scelta politica rivendicata dallo stesso Sodano; oggi quel precedente dimostra comunque che, quando ritiene esaurito un rapporto, non esita a rompere con la forza che lo ha portato nelle istituzioni.
Non affermiamo che esista già un accordo segreto. Formuliamo una previsione politica: Sodano potrebbe presentare un nuovo esecutivo come un “governo fuori dalla politica”, tecnico o civico, ottenendo l’appoggio esterno del centrodestra riconducibile alle aree di Roberto Di Mauro e Riccardo Gallo.
Non dovrebbe neppure transitare formalmente in un’altra formazione. Gli basterebbe restare sindaco grazie a una maggioranza consiliare diversa da quella che lo ha eletto.
I numeri rendono possibile questo scenario: le liste collegate a Sodano hanno eletto cinque consiglieri su ventiquattro, mentre gli altri diciannove seggi sono andati alle forze avversarie, in larga parte riconducibili al centrodestra.
Se accadesse, il cosiddetto “governo fuori dalla politica” sarebbe il più politico possibile: un’amministrazione tenuta in vita dall’esterno proprio da quelle forze che il progetto del cambiamento prometteva di superare.
Mostrare gli atti o dimettersi
La questione non sarà risolta insultando Di Rosa, screditando Report Sicilia o raccogliendo firme.
Si risolverà rispondendo a domande precise:
Quando è stata costruita ogni parte dell’immobile? Qual è la distanza esatta dalla battigia? Quali porzioni sono comprese nella domanda di sanatoria? Perché una pratica pendente da oltre quarant’anni non è stata ancora definita? Quali lavori sono stati eseguiti nell’ultimo quinquennio? Chi li ha commissionati e pagati? Con quali autorizzazioni? Da dove arriva l’acqua? Dove finiscono i reflui? Crosta si è astenuto da ogni attività amministrativa collegata alle sanatorie e agli uffici chiamati a controllarlo?
Report Sicilia continuerà a cercare queste risposte.
Gli insulti non ci fermeranno. Le pressioni non ci fermeranno. Le minacce di querela non ci fermeranno.
Sono stato candidato sindaco e oggi sono l’editore di Report Sicilia. Non rinnego né l’una né l’altra cosa. Sono e resto un uomo libero e non temo nulla e nessuno.
Crosta mostri tutti i documenti e dimostri che la casa e i lavori recenti sono regolari. Se non può farlo, si dimetta prima che siano la Procura, la Prefettura e gli altri organi competenti a trarre le proprie conclusioni.
Sodano, invece, scelga se vuole essere ricordato come il sindaco della legalità o come il sindaco che, per difendere il proprio vicesindaco e conservare il potere, ha sacrificato la promessa sulla quale aveva chiesto la fiducia della città.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

