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Agrigento – Crosta si dimette, Sodano grida al complotto: Se conosce il “sistema”, lo denunci e spieghi perché lascia andare il suo “fratello”

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Agrigento – Crosta si dimette, Sodano grida al complotto: Se conosce il “sistema”, lo denunci e spieghi perché lascia andare il suo “fratello”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Il sindaco descrive l’ex vicesindaco come innocente, indispensabile e vittima di una destabilizzazione. Se ne è davvero convinto, perché non gli ha chiesto di ritirare le dimissioni? E perché non porta alle autorità nomi, fatti e prove?

Giovanni Crosta si è dimesso dalle cariche di assessore e vicesindaco di Agrigento, sostenendo di essere vittima di «speculazioni politiche strumentali» e di non possedere più la serenità necessaria per amministrare.

Michele Sodano è andato molto oltre. Ha definito Crosta un professionista indiscusso, un amministratore pienamente all’altezza e «la prima vittima di un sistema» che starebbe reagendo senza scrupoli contro la sua amministrazione. Lo ha chiamato «fratello» e gli ha chiesto scusa per la tempesta mediatica.

Parole pesantissime. Ma proprio per questo il sindaco deve adesso rispondere a due domande elementari.

Se considera Crosta estraneo a qualsiasi responsabilità, indispensabile per Agrigento e vittima innocente, perché non gli ha chiesto pubblicamente di ritirare le dimissioni e continuare ad amministrare?

Se invece è davvero a conoscenza di un “sistema senza scrupoli” impegnato a destabilizzare il governo cittadino, perché non presenta una denuncia indicando nomi, fatti, circostanze e prove?

Un sindaco non può lanciare accuse indistinte

Sodano non è un commentatore dei social. È il sindaco di Agrigento.

Non può evocare oscuri sistemi, manovre e tentativi di destabilizzazione senza spiegare chi starebbe agendo, con quali condotte e per conto di quali interessi. Se possiede elementi concreti, ha il dovere istituzionale di portarli immediatamente alla Prefettura e all’autorità giudiziaria.

Se non li possiede, smetta di utilizzare espressioni che indicano implicitamente come nemico chi ha svolto un’inchiesta giornalistica documentata.

Report Sicilia non ha inventato il caso Crosta. Lo ha scoperto, documentato e portato all’attenzione degli organi competenti.

L’indagine giornalistica è stata realizzata da Report Sicilia attraverso fotografie, riprese, confronti storici e documenti amministrativi. Giuseppe Di Rosa ha inoltre sottoscritto un esposto, assumendosi ogni responsabilità e chiedendo verifiche formali.

Questo fa un giornale. Pubblica i fatti, pone domande e consegna gli elementi alle autorità.

Le prove non sono “clamore mediatico”

Il provvedimento della Soprintendenza certifica che Giovanni Crosta presentò personalmente, il 23 maggio 2011, l’istanza per il nulla osta paesaggistico in sanatoria.

Certifica anche che le integrazioni richieste il 23 giugno 2011 — tra le quali la relazione descrittiva dell’abuso, il progetto architettonico, l’epoca di costruzione e la copia integrale della domanda di sanatoria — non furono mai trasmesse.

Dopo quindici anni il procedimento è stato chiuso con parere negativo per persistente carenza documentale.

Questi non sono pettegolezzi, odio o speculazioni politiche. Sono atti ufficiali.

Restano da verificare separatamente gli interventi apparentemente eseguiti negli ultimi anni, la presenza dei titoli edilizi e paesaggistici, l’identità del committente e dell’impresa esecutrice, l’approvvigionamento idrico e lo smaltimento dei reflui.

Nessun giornale può anticipare responsabilità penali. Ma nessun sindaco può neppure dichiarare sostanzialmente chiusa la questione prima che gli accertamenti siano stati completati.

Perché accettare la perdita di un uomo così indispensabile?

Nel messaggio di Sodano, Crosta viene descritto come un amministratore eccezionale: reperibile giorno e notte, determinato, efficace, coraggioso e capace di combattere ogni illegalità.

Il sindaco afferma persino che Agrigento abbia bisogno di persone come lui e auspica un suo futuro ritorno.

E allora la contraddizione è evidente.

Se Sodano crede davvero a tutto ciò che ha scritto, avrebbe dovuto chiedere a Crosta di ritirare le dimissioni e difenderlo attraverso la pubblicazione immediata di tutti i documenti. Avrebbe dovuto spiegare alla città perché l’ex vicesindaco potesse rimanere al proprio posto senza conflitti d’interesse.

Invece Crosta si dimette e Sodano si limita a salutarlo come una vittima.

Le possibilità sono due: o il sindaco non crede fino in fondo alla difesa pronunciata pubblicamente, oppure accetta di perdere quello che definisce uno dei migliori amministratori senza compiere alcun atto concreto per impedirlo.

In entrambi i casi, le parole non coincidono con i comportamenti.

Le parole di Sodano alimentano l’ostilità contro Report Sicilia

Giuseppe Di Rosa e Report Sicilia sono già stati destinatari di insulti, attacchi personali e tentativi di delegittimazione sui social.

Definire Crosta vittima di un sistema e parlare di una destabilizzazione senza indicare i presunti responsabili rischia di caricare ulteriormente contro il giornale una parte dell’opinione pubblica.

Sodano dovrebbe fermare questa deriva, non alimentarla.

Se il sindaco ritiene che Report Sicilia abbia commesso illeciti, presenti una denuncia e ne assuma la responsabilità. Se invece non è in grado di contestare i documenti pubblicati, chieda scusa al giornale e a Giuseppe Di Rosa.

Non è accettabile utilizzare il prestigio della carica per lanciare accuse indistinte, lasciando che siano poi i sostenitori politici a trasformarle in insulti e aggressioni digitali.

Adesso servono accertamenti esterni e indipendenti

Le parole di Sodano rendono ancora più evidente la necessità che gli accertamenti non rimangano confinati all’interno del Comune.

Il sindaco ha già espresso una valutazione politica nettissima: per lui Crosta è una vittima, nonostante le verifiche sugli interventi recenti debbano ancora essere completate.

Poiché una parte degli accertamenti dovrebbe essere effettuata dalla Polizia municipale e dagli uffici comunali, appare opportuno che la Procura della Repubblica valuti l’acquisizione degli atti e gli approfondimenti di propria competenza.

Non si afferma che Crosta abbia già commesso determinati reati. Si chiede a un’autorità esterna e indipendente di verificare se i lavori apparentemente eseguiti negli ultimi anni fossero assistiti dai necessari titoli edilizi e paesaggistici e se emergano eventuali responsabilità.

Qualora gli uffici comunali rilevassero fatti astrattamente configurabili come reato, avrebbero l’obbligo di riferirli all’autorità giudiziaria. Le dimissioni non modificano questo dovere.

Le dimissioni non cancellano nulla

Crosta lascia la giunta, ma il caso amministrativo rimane interamente aperto.

Le dimissioni non sanano l’immobile, non sostituiscono il nulla osta paesaggistico, non autorizzano retroattivamente eventuali lavori e non cancellano le contraddizioni delle dichiarazioni iniziali.

Sodano può chiamare Crosta «fratello» e descriverlo come vittima. Ma, se è davvero convinto dell’esistenza di una manovra contro la sua amministrazione, presenti una denuncia.

E se è davvero convinto che Crosta sia innocente, indispensabile e pienamente all’altezza, spieghi perché non gli abbia chiesto di ritirare le dimissioni.

Finché non risponderà, il suo messaggio apparirà per ciò che politicamente sembra: una difesa retorica buona per i social, priva però del coraggio necessario per trasformare le parole in atti concreti.

Report Sicilia ha pubblicato documenti e presentato un esposto. Adesso Sodano faccia altrettanto: meno proclami, più carte.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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