Agrigento – La claque di Sodano, gli attacchi alla stampa libera e il tentativo di trasformare chi fa domande in un nemico. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Una conferenza stampa non è un comizio. Non è una festa organizzata per celebrare il sindaco. Non è un teatro nel quale una claque applaude le risposte e contesta i giornalisti che pongono domande scomode.
Eppure è proprio questo il clima che abbiamo visto nel foyer del Teatro Pirandello durante la conferenza sui primi cento giorni dell’amministrazione di Michele Sodano.
Il sindaco non si è presentato da solo davanti alla stampa. Si è portato dietro una platea di sostenitori pronta ad applaudire, approvare e accompagnare la sua narrazione.
Quando il collega Domenico Vecchio, direttore di AgrigentoOggi, ha ricordato che una conferenza stampa non può trasformarsi in una curva da stadio, dal pubblico qualcuno ha persino replicato accusandolo di fare «domande da stadio».
Una scena gravissima.
Non perché un giornalista debba essere sottratto alle critiche, ma perché chi pone una domanda durante un incontro istituzionale non può essere sottoposto al giudizio, agli applausi o alle contestazioni di una platea scelta o comunque ammessa dal sindaco.
Il giornalista rappresenta i cittadini che non sono presenti. La sua domanda deve ricevere una risposta, non essere processata da una claque.
Lo abbiamo scritto immediatamente, manifestando la nostra solidarietà a Domenico Vecchio: quando il “Bravo!” precede persino la risposta, la conferenza stampa smette di essere un luogo di confronto e diventa teatro.
Sodano doveva fermare quella scena
La responsabilità politica non è della singola persona che ha contestato il giornalista.
La responsabilità è di chi ha convocato l’incontro, ha permesso che la sala venisse trasformata in una platea e non ha pronunciato parole nette per fermare quel comportamento.
Michele Sodano era il padrone di casa.
Avrebbe dovuto dire immediatamente che le domande dei giornalisti, comprese quelle più dure e sgradite, non si applaudono e non si contestano. Si ascoltano e si affrontano nel merito.
Non lo ha fatto.
Non risulta che abbia difeso pubblicamente Domenico Vecchio né che abbia preso le distanze dalla trasformazione di una conferenza stampa in una manifestazione di consenso.
Quel silenzio pesa più degli applausi.
Come ha scritto Elio Di Bella nel suo intervento su Report Sicilia, non servono più gli arcieri dell’antica Atene per allontanare chi disturba il potere: possono bastare un applauso al momento giusto e il silenzio di chi dovrebbe garantire la libertà delle domande.
Noi continueremo a raccontare ciò che vediamo
Report Sicilia non appartiene alla claque di nessuno.
Non abbiamo il compito di applaudire il sindaco, di proteggere la Giunta o di trasformare ogni annuncio dell’amministrazione in un successo.
Il nostro compito è verificare gli atti, confrontare le dichiarazioni con i documenti, ricordare le promesse e chiedere conto dei risultati.
Per questo siamo diventati scomodi.
Quando mostriamo una strada sporca, non stiamo sporcando Agrigento: raccontiamo una strada che l’amministrazione non ha pulito.
Quando documentiamo che i bagni pubblici sono ancora chiusi, non stiamo danneggiando l’immagine della città: stiamo denunciando un servizio che il Comune non riesce a garantire.
Quando parliamo dell’emergenza di Maddalusa, non inventiamo un problema politico: raccontiamo il dramma di famiglie che continuano ad acquistare l’acqua a proprie spese.
Quando leggiamo le relazioni finanziarie e troviamo dati discordanti per milioni di euro, non facciamo propaganda: svolgiamo il lavoro che la stampa dovrebbe fare sempre.
Quando chiediamo quali atti concreti abbia firmato il sindaco nei suoi primi cento giorni, non lanciamo un attacco personale. Poniamo una domanda politica legittima.
Cento giorni: quali risultati reali?
Sodano ha presentato 105 provvedimenti come prova del lavoro svolto.
Ma dentro quel numero sono state inserite anche 27 deliberazioni del Consiglio comunale, ordinanze sanitarie obbligatorie come TSO e ASO, costituzioni in giudizio e atti appartenenti all’attività ordinaria dell’Ente.
Il numero può fare effetto durante una conferenza accompagnata dagli applausi. Ma non dimostra che Agrigento sia cambiata.
Abbiamo rivolto alla città alcune domande molto semplici:
- i bagni pubblici sono stati riaperti?
- Agrigento è più pulita?
- le strade sono migliorate?
- Maddalusa ha finalmente l’acqua?
- le scuole sono diventate più sicure?
- il centro storico dispone di servizi migliori?
- quale provvedimento ha cambiato concretamente e strutturalmente il futuro della città?
Non abbiamo preteso che tutti i problemi venissero risolti in cento giorni. Abbiamo chiesto di distinguere i fatti dagli annunci, gli atti dalle intenzioni e i risultati dalle ricognizioni.
Le nostre domande e la nostra analisi sono contenute nell’articolo “Cento giorni di Sodano: cosa è realmente cambiato in meglio ad Agrigento?”.
A queste domande si può rispondere con documenti, numeri e risultati. Non con una claque.
Il sindaco preferisce attaccare chi racconta i fatti
Il problema non nasce nella conferenza stampa dei cento giorni.
Da settimane assistiamo a un metodo ormai evidente: chi segnala un problema viene trattato come un avversario; chi pubblica un documento scomodo viene accusato di fare politica; chi pone una domanda viene delegittimato invece di ricevere una risposta.
Anche Report Sicilia è stato ripetutamente attaccato.
Invece di rispondere nel merito alle nostre inchieste, si tenta di colpire la credibilità della testata e di chi la dirige. Si confonde volutamente il giornalismo con l’opposizione politica, come se verificare gli atti del Comune fosse un comportamento ostile.
È un’operazione vecchia: quando non si può smentire un fatto, si attacca chi lo racconta.
Ma i documenti non si intimidiscono. Le fotografie non si offendono. I numeri non diventano falsi perché al sindaco non piacciono.
I 44 milioni e la verità che cambia
L’esempio più evidente riguarda i conti del Comune.
Il 3 agosto Sodano accusò Franco Miccichè di avere diffuso un’informazione «completamente fallace» parlando di circa 44 milioni in cassa. Disse che i conti erano «tutt’altro che a posto».
Successivamente, però, la relazione di inizio mandato firmata dallo stesso Sodano ha attestato una disponibilità di cassa pari a 49.438.077,84 euro, dei quali circa 15,3 milioni vincolati, concludendo che il Comune non presenta squilibri finanziari e patrimoniali.
Noi abbiamo confrontato le dichiarazioni con gli atti e abbiamo evidenziato la contraddizione.
Avremmo dovuto tacere per non disturbare il nuovo clima di collaborazione tra il sindaco e il centrodestra?
Avremmo dovuto fingere di non vedere che Sodano governa grazie ai voti determinanti delle stesse forze politiche alle quali aveva attribuito la responsabilità delle condizioni della città?
Avremmo dovuto unirci alla claque?
Non lo faremo.
La stampa non deve essere addomesticata
Una stampa che applaude il potere non è stampa. È propaganda.
Una stampa che pubblica soltanto comunicati e fotografie istituzionali non informa i cittadini: protegge chi governa.
Una stampa che tace per paura di perdere rapporti, inviti o favori tradisce la propria funzione.
Noi non chiediamo privilegi. Non chiediamo applausi e non pretendiamo che il sindaco condivida le nostre opinioni.
Pretendiamo, però, rispetto.
Rispetto per le domande, per i documenti pubblicati, per il diritto di critica e soprattutto per il diritto dei cittadini di conoscere ciò che avviene dentro il Palazzo.
L’articolo 21 della Costituzione non tutela il giornalista come appartenente a una casta. Tutela la libertà di informare e il diritto della collettività a essere informata.
Per questo un attacco contro una domanda legittima non riguarda soltanto chi l’ha formulata. Riguarda tutti.
Noi non siamo il problema di Agrigento
Il problema di Agrigento non è Report Sicilia.
Il problema non sono i giornalisti che fanno domande.
Il problema non è chi fotografa i rifiuti, documenta una perdita d’acqua, denuncia una strada dissestata o legge una relazione finanziaria.
I problemi sono i rifiuti, le perdite, le strade dissestate, i servizi chiusi, le scuole insicure, la mancanza d’acqua e gli atti che non vengono spiegati.
Attaccare chi li racconta non li farà scomparire.
Portare una claque in una conferenza stampa non renderà la città più pulita.
Un applauso non aprirà i bagni pubblici.
Una contestazione al giornalista non porterà l’acqua a Maddalusa.
Una nota offensiva non correggerà una cifra sbagliata in un documento ufficiale.
Continueremo a fare domande
Il sindaco deve abituarsi a una realtà molto semplice: amministrare significa anche rispondere.
Rispondere non soltanto agli amici, ai sostenitori e a chi applaude. Rispondere soprattutto alle domande che danno fastidio.
Noi continueremo a farle.
Continueremo a leggere gli atti, a confrontare le parole con i fatti e a pubblicare ciò che riteniamo di interesse per la città.
Se sbagliamo un dato, lo si contesti con un documento. Se una nostra ricostruzione è inesatta, la si smentisca con i fatti. Se una domanda è ritenuta ingiusta, si abbia il coraggio di rispondere.
Ma nessuno pensi di trasformare la stampa libera nel nemico da indicare alla propria tifoseria.
Nessuno pensi di sostituire le risposte con gli applausi.
La claque può riempire una sala e far sentire più forte chi governa. Ma quando si spengono le luci del teatro, Agrigento resta fuori con tutti i suoi problemi.
Ed è lì, lontano dagli applausi, che noi continueremo a raccontarla.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

