Agrigento – Acqua e abusivismo, Di Rosa: «Sodano e La Vardera stanno riuscendo nel loro intento: Trasformare l’emergenza in una grande battaglia politica». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il caso Ravanusa arriva su Rai 3 e tra gli ospiti c’è Ismaele La Vardera. Per Giuseppe Di Rosa non è una sorpresa: «Lo diciamo da tempo. Acqua e abusivismo stanno diventando il terreno sul quale costruire una battaglia politica destinata a superare i confini della provincia. E il paradosso di Agrigento è che uno dei protagonisti di questa battaglia è proprio il sindaco, cioè colui che dovrebbe innanzitutto amministrare e risolvere i problemi».
Alla fine stanno riuscendo nel loro intento.
E forse è arrivato il momento di dirlo senza girarci intorno.
L’emergenza idrica nell’Agrigentino e il caso Ravanusa arrivano ancora una volta alla ribalta nazionale. Domani se ne parlerà su Rai 3, a Filorosso. Tra gli ospiti ci sarà anche il deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera.
Una coincidenza?
Per Giuseppe Di Rosa no.
È piuttosto la conferma di una lettura politica che porta avanti da tempo: l’acqua, insieme al tema dell’abusivismo, sta diventando uno dei grandi terreni sui quali costruire consenso, comunicazione e prospettive politiche che vanno ben oltre Agrigento.
Ma con una particolarità che non può essere ignorata.
Ad Agrigento questa battaglia non viene condotta soltanto dall’opposizione.
La conduce anche chi governa.
Sodano non è uno spettatore: è il sindaco
Michele Sodano non è un commentatore della crisi idrica.
Non è un consigliere comunale di opposizione.
Non è un semplice attivista.
È il sindaco di Agrigento.
Ed è proprio questa la contraddizione politica sulla quale occorre interrogarsi.
Da una parte abbiamo il sindaco che partecipa alle battaglie politiche sull’acqua, parla di problema regionale e nazionale, denuncia un sistema che non funziona e si schiera pubblicamente sul tema.
Dall’altra abbiamo lo stesso sindaco che deve amministrare una città nella quale esiste il caso Maddalusa.
E a Maddalusa non servono soltanto manifestazioni, dichiarazioni, petizioni o individuazione delle responsabilità passate.
Serve acqua.
È questa la differenza fondamentale tra chi protesta e chi amministra.
Chi protesta può indicare il problema.
Chi governa deve provare a risolverlo.
La Vardera è il “dante causa” politico di Sodano
E poi c’è Ismaele La Vardera.
È inutile fingere che le due vicende politiche siano separate.
La Vardera ha puntato politicamente su Michele Sodano, Controcorrente lo ha candidato e sostenuto nella corsa alla guida di Agrigento.
Oggi abbiamo quindi un asse politico chiarissimo: La Vardera sul piano regionale e mediatico, Sodano alla guida del Comune di Agrigento.
Ed è proprio per questo che quanto sta accadendo sull’acqua merita una lettura diversa.
Perché se La Vardera, da deputato di opposizione all’Ars, ha tutto l’interesse politico a portare il problema dell’acqua davanti alle telecamere regionali e nazionali, Sodano si trova in una posizione completamente differente.
Sodano è contemporaneamente parte della battaglia politica e amministratore della città nella quale una delle più clamorose emergenze idriche continua a rimanere aperta.
Di Rosa: «È esattamente quello che avevo previsto»
«Lo sostengo da tempo – afferma Giuseppe Di Rosa – e oggi ciò che sta accadendo dovrebbe fare riflettere tutti. L’acqua e l’abusivismo sono diventati due temi politicamente formidabili. La sinistra e una certa cultura politica italiana su ambiente, abusivismo, emergenze e diritti hanno costruito battaglie e carriere per quarant’anni. Sono maestri della comunicazione politica su questi argomenti. E oggi Sodano e il suo dante causa politico La Vardera hanno davanti un’occasione enorme».
Una valutazione politica, naturalmente.
Ma la domanda posta da Di Rosa è difficile da eludere:
a chi conviene politicamente che il problema rimanga acceso?
Perché un problema risolto smette di produrre protesta.
Un rubinetto dal quale torna a uscire acqua non produce servizi televisivi.
Un quartiere nel quale viene garantito un approvvigionamento minimo non produce cittadini esasperati davanti alle telecamere.
Un’emergenza conclusa non produce una battaglia politica.
Un’emergenza permanente, invece, sì.
Il gigantesco paradosso di Maddalusa
Ed eccoci a Maddalusa.
Qui il paradosso raggiunge il suo punto massimo.
Perché da mesi si discute contemporaneamente di acqua e abusivismo.
Esattamente i due argomenti che hanno la maggiore capacità di trasformare una vicenda amministrativa locale in una questione politica nazionale.
Da una parte le case abusive e la necessità di far rispettare la legge.
Dall’altra le persone che dentro quelle case vivono e che hanno bisogno dell’acqua per bere, cucinare e lavarsi.
Noi continuiamo a ripeterlo:
la legalità urbanistica riguarda gli immobili. L’acqua riguarda innanzitutto gli esseri umani.
Se una casa deve essere demolita, la si demolisca applicando la legge.
Se esistono responsabilità amministrative, politiche o penali, vengano accertate.
Ma nel frattempo non si può pensare che la soluzione al problema dell’abusivismo consista nel lasciare le persone senza un approvvigionamento idrico essenziale.
Prima l’acqua, poi l’abusivismo: una miscela politicamente perfetta
Ed è proprio qui che l’analisi politica diventa interessante.
Acqua.
Abusivismo.
Demolizioni.
Ambiente.
Famiglie.
Diritti.
Legalità.
Regione.
Governo nazionale.
Sono tutti gli ingredienti di una battaglia politica capace di uscire rapidamente dai confini di Agrigento.
«Pensate davvero – continua Di Rosa – che chi fa politica non sappia quale potenziale abbiano queste immagini e questi argomenti? Loro con queste battaglie politiche ci campano da quarant’anni. Sanno trasformare una crisi locale in un caso regionale, un caso regionale in una questione nazionale e una questione nazionale in consenso politico.»
Ed è esattamente quello che, secondo Di Rosa, sta cominciando ad accadere.
Ravanusa arriva sulla Rai.
La Vardera arriva sulla Rai.
Domani potrebbe essere Maddalusa.
E dopodomani?
Ma Sodano deve scegliere: amministratore o contestatore?
È qui che Report Sicilia pone una questione politica precisa.
Michele Sodano deve decidere quale ruolo vuole interpretare.
Perché un sindaco può certamente protestare contro la Regione.
Può contestare Aica.
Può chiedere interventi al Governo nazionale.
Può attaccare il sistema idrico.
Può partecipare alle raccolte firme.
Tutto legittimo.
Ma alla fine rimane sindaco.
E quando un cittadino di Agrigento apre il rubinetto e non trova acqua non può sentirsi rispondere soltanto chi abbia sbagliato negli ultimi sessant’anni.
Vuole sapere cosa sta facendo oggi il suo sindaco.
Risolvere Maddalusa toglierebbe forza alla battaglia politica
Ed ecco la domanda più scomoda.
Se domani Sodano trovasse una soluzione amministrativamente e giuridicamente praticabile per garantire l’approvvigionamento minimo a tutti i residenti di Maddalusa, cosa accadrebbe?
Semplice.
Una parte enorme della protesta finirebbe.
Niente più file con le taniche.
Niente più famiglie esasperate.
Niente più immagini di persone senza acqua.
Niente più emergenza quotidiana da raccontare.
Resterebbe il problema urbanistico, che dovrebbe finalmente essere affrontato nelle sedi competenti e secondo la legge.
E allora la domanda diventa inevitabilmente politica:
perché questo problema non viene ancora risolto?
Di Rosa: «Stanno riuscendo a trasformare Agrigento nel loro laboratorio politico»
«Io temo – conclude Giuseppe Di Rosa – che stiano riuscendo esattamente nell’operazione che denuncio da tempo: trasformare Agrigento e la sua provincia in un laboratorio politico costruito sulle emergenze. Acqua, abusivismo, rifiuti, ambiente: ogni problema può diventare una bandiera».
E aggiunge:
«La Vardera fa il suo mestiere di politico e costruisce la propria battaglia. Ma Sodano è il sindaco. Ed è questa la differenza enorme. Non puoi contemporaneamente denunciare il problema come se fossi all’opposizione e dimenticare che sei stato eletto per risolverlo.»
Questa volta, dunque, non basta domandarsi chi abbia creato il problema.
Bisogna chiedersi anche chi politicamente trae vantaggio dalla sua permanenza al centro dell’attenzione pubblica.
E soprattutto bisogna pretendere una risposta semplicissima:
quando arriverà l’acqua?
Perché se l’emergenza continuerà, arriveranno altre televisioni, altre interviste, altri servizi nazionali, altre manifestazioni e altre passerelle politiche.
E qualcuno costruirà consenso.
I cittadini, invece, continueranno a portare le taniche.
Ed è questa la differenza tra vivere politicamente di un problema e risolverlo.
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Fonte: Report Sicilia
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