Agrigento affonda e la consigliera Elvira Mangione spara sulla stampa: invece di vergognarsi del degrado, attacca chi lo racconta. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando un consigliere comunale, invece di interrogarsi sulle condizioni della città che rappresenta, decide di puntare il dito contro i giornalisti e di spiegare ai cittadini quale stampa sarebbe degna di essere letta.
Elvira Mangione, consigliera comunale di Agrigento, lo ha fatto attraverso un post sui social, lanciando un avvertimento agli agrigentini sulla stampa locale e arrivando ad associare la critica giornalistica addirittura a una forma di intimidazione.
È un salto logico e politico che non può essere lasciato passare sotto silenzio.
Perché una cosa deve essere chiarissima: un giornale che racconta ciò che non funziona, che denuncia le inefficienze, che mette sotto i riflettori una città sporca, servizi carenti, quartieri dimenticati e cittadini esasperati non sta intimidendo nessuno. Sta facendo il proprio lavoro. E lo fa, spesso, tra mille difficoltà, con sacrifici enormi, senza gli apparati di un’amministrazione pubblica, senza stipendi garantiti dalla politica e senza la possibilità di nascondersi dietro comunicati autocelebrativi. La stampa locale lavora ogni giorno. Raccoglie notizie, verifica, telefona, ascolta cittadini e istituzioni, segue le vicende della città e pubblica anche quando la notizia è scomoda. E proprio perché svolge questo lavoro, ha il diritto — anzi, il dovere — di criticare un’amministrazione quando ritiene che stia lavorando male. Questa è la democrazia.
Il problema nasce quando qualcuno confonde la critica con l’intimidazione. Dire che un’amministrazione è incapace, inefficiente, assente o deludente, quando lo si argomenta attraverso fatti e circostanze, non significa minacciare nessuno. Significa esprimere un giudizio politico e giornalistico.
Se la consigliera Mangione ritiene che un articolo sia falso, ha tutto il diritto di contestarlo. Se ritiene che una ricostruzione sia sbagliata, può rispondere nel merito. Se dispone di dati che dimostrano il contrario, li pubblichi.
Ma sostenere, anche solo insinuare, che la critica di un giornale possa trasformarsi in un “atto intimidatorio” è qualcosa di molto più serio. Perché rischia di delegittimare proprio quella stampa che, piaccia o non piaccia, ha il compito di controllare il potere attraverso l’informazione.
E allora una domanda alla consigliera va fatta: perché preoccuparsi tanto dei giornalisti?
Agrigento non ha forse problemi più urgenti? Non sarebbe più utile occuparsi della sporcizia che invade la città? Dei servizi che non funzionano come dovrebbero? Delle periferie che chiedono attenzione? Dei cittadini che protestano? Del degrado che ogni giorno viene segnalato?
Un consigliere comunale è stato eletto per occuparsi di questo. Non per stabilire quali giornali gli agrigentini debbano leggere.
La stampa non ha bisogno del permesso della politica per fare il proprio mestiere. E soprattutto non deve chiedere il permesso a un consigliere comunale prima di scrivere che un’amministrazione sta sbagliando. È esattamente il contrario. È la politica che deve accettare di essere osservata, criticata e, quando necessario, contestata.
Chi amministra una città deve avere la schiena abbastanza dritta da sopportare anche le critiche più dure. Se ogni articolo negativo viene vissuto come un attacco personale, forse il problema non è il giornalista. Forse è la difficoltà ad accettare che qualcuno racconti una realtà diversa da quella che si vorrebbe raccontare.
E qui arriviamo al punto più importante.
Nessun giornalista serio pretende di essere infallibile. Ma nessun amministratore serio dovrebbe pretendere una stampa addomesticata. La città non ha bisogno di giornali che applaudono. Ha bisogno di giornalisti liberi.
Agrigento ha bisogno di chi racconti quello che vede, anche quando fa male. Ha bisogno di chi dia voce ai cittadini, anche quando quella voce diventa scomoda per chi governa.
E se un’amministrazione ritiene di essere stata giudicata ingiustamente, non deve chiedere ai cittadini di smettere di leggere. Deve dimostrare, con i fatti, che le critiche sono sbagliate. È questa la differenza tra una politica che accetta il confronto e una politica che vorrebbe soltanto applausi.
Perciò, consigliera Mangione, nessuno pretende che lei condivida ciò che scrive la stampa. Ma faccia una cosa molto più utile: faccia la consigliera comunale. Controlli, segnali, proponga, incalzi la sua amministrazione, chieda risposte e pretenda che Agrigento funzioni.
I giornalisti continueranno a fare il loro mestiere. E continueranno a raccontare Agrigento senza chiedere il permesso a nessuno. Perché il vero problema di questa città non sono i giornali che raccontano ciò che non va.
Il vero problema è quando ciò che non va diventa talmente evidente da rendere insopportabile perfino leggerlo sui giornali.
Consigliera Mangione non disturbi per favore chi ogni giorno cerca di rappresentare, quando esistono (e con voi continuano) i grandi problemi cittadini. Del resto è stata eletta per questo. Non disturbi chi lavora seriamente e onestamente per il bene comune di tutti.
E lei, ahimè, fa parte di questi tutti.
Lavori, o almeno si sforzi di farlo.
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Fonte: Sicilia24h
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