Agrigento – AICA, l’«errore» di Santa Rosa non basta: mostrate la cronologia della pratica. E le carte riaprono il caso delle autobotti private. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

ARERA contempla la vendita dell’acqua all’ingrosso; la stessa documentazione AICA distingue utenze “all’ingrosso o al minuto” e prevede contratti temporanei presso punti di carico con un “codice trasportatore”. Intanto la presidente Danila Nobile sostiene che l’autobotte arrivata a Santa Rosa sia stata resa possibile da due codici temporanei e da un errore del sistema. Report Sicilia chiede la ricostruzione informatica completa: chi ha generato quei codici, quando, quale pratica hanno attivato e come si è arrivati materialmente al rifornimento? E resta un’altra domanda: il precedente rifornimento al canile di Maddalusa con quale titolo avvenne?
AGRIGENTO – Adesso non servono altre spiegazioni generiche. Servono carte, dati e una ricostruzione completa delle operazioni registrate dal sistema AICA.
Perché definire semplicemente un «errore» quanto accaduto alla parrocchia di Santa Rosa non chiude affatto la vicenda.
Al contrario.
La apre ancora di più.
La presidente di AICA Danila Nobile ha spiegato che la pratica relativa alla parrocchia era sospesa e non era stata positivamente acquisita agli atti. Eppure, attraverso due codici temporanei generati al momento della richiesta, è stato possibile inoltrare la domanda per il servizio sostitutivo mediante autobotte.
Secondo Nobile, il sistema non avrebbe recepito la sospensione e quindi non avrebbe rilevato l’anomalia. La presidente ha annunciato verifiche con gli uffici e ha affermato che la pratica è stata successivamente bloccata. La Sicilia
Benissimo.
Allora proprio questa spiegazione consente di fare una verifica molto semplice.
Se è stato un errore, mostrate la cronologia della pratica
Non utilizziamo termini informatici incomprensibili.
Chiediamo qualcosa che qualsiasi cittadino può capire.
La cronologia delle operazioni registrate dal sistema.
Quando è stata presentata la richiesta di Santa Rosa?
Quando sono stati generati i due codici temporanei?
A cosa servivano esattamente?
Quando la pratica è stata sospesa?
Per quale motivo?
Quando è stata richiesta l’autobotte?
Quale dei codici è stato utilizzato?
A quale pratica o posizione era collegato?
Quando il servizio è stato programmato?
Chi ha preso in carico la richiesta?
Quando l’autobotte è stata caricata?
Quando è partita?
Quando è arrivata a Santa Rosa?
E soprattutto:
in quale preciso passaggio il sistema avrebbe dovuto impedire il rifornimento e non lo ha fatto?
Non stiamo affermando che l’errore sia impossibile.
Stiamo dicendo che deve essere dimostrabile.
Un sistema informatico utilizzato per gestire pratiche, codici e richieste conserva normalmente una cronologia delle operazioni. AICA ricostruisca quindi quella sequenza, oscurando naturalmente tutti i dati personali che non possono essere divulgati.
Se si è trattato realmente di un’anomalia informatica, quella ricostruzione sarà la migliore conferma della versione fornita dalla presidente.
Ma c’è una domanda ancora più semplice: come si genera un’autobotte?
È il punto centrale.
Perché la stessa spiegazione della Nobile contiene un elemento fondamentale:
esistevano due codici temporanei.
Non è quindi corretto raccontare la vicenda come se un’autobotte fosse semplicemente finita all’indirizzo sbagliato.
Secondo la stessa presidente, esisteva una pratica, esistevano due codici e attraverso quei codici è stata effettuata la richiesta del servizio sostitutivo. La Sicilia
Allora vogliamo conoscere il funzionamento della procedura.
Perché, secondo le informazioni tecniche raccolte da Report Sicilia sul sistema di gestione e prenotazione delle autobotti, un servizio non viene generato dal nulla: occorrono dati identificativi che consentano alla procedura di collegare richiesta, servizio e destinazione.
AICA ritiene che questa ricostruzione sia sbagliata?
La smentisca.
Ma lo faccia mostrando tecnicamente come funziona il sistema.
Le carte: la vendita dell’acqua all’ingrosso esiste
Ed è qui che la questione Santa Rosa incrocia un problema ancora più importante.
Quello delle centinaia di famiglie che da mesi attendono una soluzione per l’approvvigionamento mediante autobotti.
Report Sicilia ha acquisito documenti che meritano di essere letti uno dopo l’altro.
Il primo è la deliberazione dell’Autorità nazionale 585/2012/R/IDR del 28 dicembre 2012, relativa alla regolazione dei servizi idrici e al metodo tariffario.
La deliberazione è autentica ed è tuttora disponibile nell’archivio ufficiale di ARERA. Arera
Nell’articolo 1 dell’allegato che ci è stato fornito, tra i servizi oggetto della regolazione compaiono:
captazione;
adduzione;
potabilizzazione;
vendita di acqua all’ingrosso;
distribuzione e vendita di acqua agli utenti finali;
oltre agli altri servizi del ciclo idrico.
E ARERA, nelle proprie FAQ ufficiali, chiarisce ulteriormente che le attività di erogazione di acqua all’ingrosso vengono classificate tra le attività del servizio idrico integrato e contempla specificamente le tariffe dell’acqua potabile all’ingrosso. Arera
Quindi almeno un punto è fuori discussione:
la vendita di acqua all’ingrosso esiste nell’ordinamento regolatorio del settore idrico.
Non l’ha inventata Report Sicilia.
Ma attenzione: questo non significa che chiunque possa comprare acqua
Facciamo immediatamente una precisazione per evitare interpretazioni sbagliate.
La deliberazione ARERA non significa che qualsiasi cittadino possa presentarsi con un’autobotte, acquistare acqua e rivenderla liberamente.
Non significa neppure che il possesso di un semplice codice ATECO sia sufficiente.
Esistono requisiti commerciali, sanitari, amministrativi e di trasporto.
Ed è proprio la documentazione di AICA che abbiamo acquisito a dimostrarlo.
Il punto è un altro:
esiste giuridicamente la vendita all’ingrosso e la stessa AICA ha predisposto procedure nelle quali compare espressamente la figura del trasportatore.
E infatti AICA scrive: «all’ingrosso o al minuto»
Secondo documento.
Una pagina pubblicata da AICA sulle categorie d’utenza distingue espressamente le utenze:
«per livello: all’ingrosso o al minuto».
Poi le distingue per qualità dell’acqua, continuità nel tempo, uso, tipologia di consegna e altre caratteristiche.
È un documento della stessa azienda.
E quindi la domanda diventa inevitabile:
cosa significa concretamente per AICA la categoria “all’ingrosso”?
A chi può essere applicata?
Con quali condizioni?
Con quale tariffa?
E soprattutto, perché questa possibilità non può concorrere alla costruzione di una soluzione per le aree non servite dalla rete?
Il documento AICA dell’8 luglio 2025 è ancora più interessante
Terzo documento.
È intestato:
«Contratto di somministrazione temporanea del Servizio Idrico Integrato – fornitura presso punto di carico».
Revisione 00 dell’8 luglio 2025.
E basta guardare i campi predisposti da AICA.
In alto compare:
«Codice Trasportatore».
Poi:
Contratto numero.
Codice servizio.
Tariffa applicata.
Volume impegnato.
E nella parte relativa ai dati anagrafici compare una parola inequivocabile:
«Trasportatore».
Non stiamo interpretando.
Stiamo leggendo.
AICA aveva predisposto un contratto di somministrazione temporanea presso un punto di carico destinato a un trasportatore.
E c’è un altro modulo ancora
La documentazione acquisita da Report Sicilia contiene anche una:
«Richiesta singola di preventivo e attivazione temporanea per punto di carico».
Revisione del 22 ottobre 2025.
Ed è particolarmente importante leggere quali requisiti deve dichiarare il richiedente.
Tra questi compaiono l’iscrizione al Registro delle imprese con attività pertinente, l’iscrizione all’Albo nazionale degli autotrasportatori, il possesso del piano di autocontrollo HACCP e la denuncia di inizio attività del settore alimentare presso l’ASP.
Questa carta dice una cosa fondamentale.
AICA ha previsto una procedura per operatori professionalmente e sanitariamente qualificati che chiedono una fornitura temporanea presso un punto di carico.
E allora il dibattito cambia completamente.
Il codice ATECO da solo non basta, ma il trasportatore qualificato esiste
Su questo dobbiamo essere rigorosi.
Non scriveremo che basta possedere un codice ATECO per avere automaticamente diritto ad acquistare e rivendere acqua potabile.
Le stesse carte AICA dimostrano che non è così.
Servono ulteriori requisiti.
Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più forte.
Se un’impresa possiede un’attività compatibile, è regolarmente iscritta per il trasporto, dispone dei requisiti sanitari richiesti, utilizza mezzi idonei e accetta le condizioni stabilite dal gestore:
qual è esattamente la norma che impedisce ad AICA di venderle acqua presso un punto di carico affinché venga trasportata a utenti di aree non servite, secondo una procedura pubblica, tracciata e controllata?
Se esiste, pubblicatela.
Articolo.
Comma.
Regolamento.
Parere legale.
Non:
«non si può».
Dopo quasi cinque mesi non basta più.
Perché Voltano lo faceva?
C’è poi un precedente locale che non può essere ignorato.
Prima dell’attuale assetto, Voltano, che gestiva parte dell’approvvigionamento idrico provinciale, consentiva ai trasportatori, secondo la documentazione e le testimonianze raccolte da Report Sicilia, di acquistare acqua presso i punti di carico.
Il trasportatore pagava l’acqua e svolgeva successivamente il servizio verso gli utenti finali.
Se quel sistema era legittimo, bisogna spiegare cosa sia cambiato giuridicamente.
Se invece AICA o ATI sostengono che non lo fosse, indichino gli atti che lo dimostrano.
Perché non può essere sufficiente dire:
prima si faceva, oggi non si può più fare.
Per quale norma?
Anche Salvatore Licari aveva posto la questione
Il dottor Salvatore Licari aveva già sollevato pubblicamente il problema richiamando proprio la deliberazione ARERA 585/2012, il regolamento AICA, le forniture temporanee, il contratto dell’8 luglio 2025 e altri precedenti.
Secondo Licari, alle imprese che trasportano acqua potrebbe essere costruito un sistema assimilabile alla vendita all’ingrosso, naturalmente con controllo pubblico delle condizioni, del prezzo e delle destinazioni.
È la posizione di Licari.
Non una sentenza.
Non la trasformiamo in una verità giuridica definitiva.
Ma oggi abbiamo davanti documenti sufficientemente precisi perché ATI e AICA debbano rispondere nel merito.
E c’è persino il problema dell’applicazione utilizzata dai trasportatori
Report Sicilia è inoltre a conoscenza di contestazioni rivolte in passato ad alcuni trasportatori per presunti utilizzi non corretti dell’applicazione utilizzata per la gestione delle autobotti.
Secondo quanto ci viene riferito, almeno alcune anomalie inizialmente imputate agli operatori sarebbero state successivamente ricondotte a problemi dello stesso sistema informatico.
Su questo chiediamo ad AICA una risposta documentale.
Se non è vero, lo smentisca.
Se invece è accaduto, il caso Santa Rosa assume un significato ancora maggiore.
Perché non è accettabile che il funzionamento del sistema diventi rigidissimo quando bisogna contestare un’operazione a un trasportatore e improvvisamente fallibile quando occorre spiegare perché sia partita un’autobotte che, secondo la presidente, non sarebbe dovuta partire.
E adesso torniamo a Santa Rosa
La ricostruzione attribuita alla presidente è chiara:
la pratica era sospesa;
non era stata acquisita positivamente;
erano stati generati due codici temporanei;
attraverso quei codici è stata presentata la richiesta;
il sistema non aveva recepito la sospensione;
l’autobotte è partita;
successivamente la posizione è stata bloccata. La Sicilia
Non abbiamo bisogno di accusare nessuno di avere mentito.
Abbiamo uno strumento molto più serio.
Verificare.
AICA pubblichi una relazione tecnica e amministrativa che ricostruisca l’intera sequenza delle operazioni.
Se davvero è stato un errore, quella documentazione lo dimostrerà.
Se invece sono state necessarie operazioni consapevoli per trasformare quei codici in una richiesta effettiva e quindi in un servizio, anche questo emergerà.
Ma allora il canile?
E qui torniamo alla domanda alla quale Report Sicilia non ha ancora ricevuto una risposta pubblica capace di chiudere il caso.
Mesi fa abbiamo documentato il rifornimento mediante autobotte di una struttura utilizzata come canile nell’area Maddalusa-Babbaluciaro.
Il problema non era e non è dare acqua agli animali.
Hanno diritto ad averla.
La questione era un’altra.
Con quale titolo venne effettuato quel rifornimento?
Esisteva un contratto?
Un codice?
Una pratica?
Una fornitura temporanea?
Quale procedura venne utilizzata?
Dopo Santa Rosa la domanda diventa inevitabile:
anche quella autobotte fu un «errore»?
Se no, spiegate quale procedura la rese perfettamente regolare.
Perché quella risposta potrebbe essere molto utile anche per capire cosa si può fare per Maddalusa.
Il punto non è sanare gli immobili
È necessario ripeterlo.
Nessuno sta chiedendo ad AICA di sanare un immobile abusivo.
Nessuno sta chiedendo di installare illegalmente un contatore.
Nessuno sta chiedendo di costruire una rete idrica violando i vincoli.
La domanda è diversa:
può un’impresa qualificata acquistare acqua presso un punto di carico e trasportarla, secondo regole sanitarie e amministrative precise, a una persona che vive in un’area non servita?
Le carte che pubblichiamo non consentono da sole di rispondere definitivamente sì.
Ma rendono altrettanto insufficiente rispondere semplicemente no.
ARERA riconosce la fattispecie dell’acqua all’ingrosso. Arera
AICA parla di utenze «all’ingrosso o al minuto».
AICA ha predisposto un contratto di somministrazione temporanea presso un punto di carico.
AICA ha previsto un codice trasportatore.
AICA ha predisposto una richiesta di attivazione temporanea per il punto di carico imponendo precisi requisiti professionali e sanitari.
Quindi la questione merita una risposta giuridica seria.
E arriviamo alla governance
Questa vicenda non nasce ieri.
La presidenza Nobile è stata accompagnata sin dall’origine da contestazioni.
Report Sicilia aveva già sollevato dubbi sulla verifica dei requisiti professionali richiesti per l’ingresso nel CdA, sostenendo che dal curriculum pubblicato non emergesse con sufficiente chiarezza il requisito di esperienza apicale indicato nell’avviso.
L’Assemblea dei Comuni soci arrivò a una conclusione diversa e procedette alla nomina.
Va quindi ribadito correttamente:
non risulta una pronuncia che abbia dichiarato illegittima la nomina di Danila Nobile.
Ma quella contestazione resta agli atti del dibattito pubblico.
Poi sono arrivate altre vicende.
La precedente Consulta delle associazioni estromessa e successivamente da ricostituire.
La gravissima situazione finanziaria ereditata dall’azienda.
Lo scontro sulle autobotti.
Maddalusa.
Le contestazioni dei trasportatori.
Il caso del canile.
E adesso Santa Rosa.
A questo punto devono decidere i sindaci
Non spetta a Report Sicilia rimuovere un presidente.
E non spetta a un giornale trasformare contestazioni amministrative in responsabilità penali.
Ma spetta ai Comuni proprietari dell’azienda valutare politicamente e amministrativamente i risultati della governance che hanno nominato.
Ed è questa la richiesta che poniamo oggi:
convocate l’Assemblea dei Comuni soci di AICA e verificate formalmente se esista ancora la fiducia nell’attuale CdA.
Non con un comunicato.
Con una discussione pubblica e documentata.
Portate al tavolo la gestione delle autobotti.
Portate Maddalusa.
Portate la documentazione relativa ai trasportatori e ai punti di carico.
Portate il caso del canile.
Portate la relazione tecnica su Santa Rosa.
E poi ogni sindaco assuma la propria posizione.
Per Report Sicilia questa governance deve essere sottoposta a una verifica immediata
La nostra valutazione editoriale è chiara e la distinguiamo dai fatti.
Riteniamo che l’accumularsi di queste vicende renda necessaria una verifica immediata della permanenza della fiducia nell’attuale CdA.
Saranno i Comuni soci, nelle forme previste dallo Statuto, a decidere cosa fare.
Ma continuare semplicemente come se nulla fosse accaduto non risponderebbe alle domande che ormai arrivano da mesi da cittadini, operatori e amministratori.
E soprattutto non risolverebbe Maddalusa.
Presidente Nobile, niente più «fidatevi»: mostrate le carte
Santa Rosa offre ad AICA una possibilità molto semplice.
Dimostrare la propria versione.
Pubblicate, nel rispetto della privacy, la cronologia delle operazioni registrate dal sistema.
Spiegate come sono stati generati i due codici temporanei.
Spiegate perché sono rimasti utilizzabili dopo la sospensione.
Spiegate come attraverso quei codici sia stata richiesta l’autobotte.
Spiegate quali controlli precedono materialmente la partenza del mezzo.
E già che ci siete rispondete alla domanda che attende da mesi:
con quale procedura venne rifornito il canile?
Poi spiegate ai cittadini perché nei vostri stessi documenti compaiono la vendita all’ingrosso, il punto di carico, il codice trasportatore, la tariffa applicata e il volume impegnato, mentre per centinaia di famiglie continuiamo a discutere se sia possibile trovare una modalità legale per comprare e trasportare acqua.
Questa volta non servono interpretazioni.
Servono le carte.
Perché se Santa Rosa è stato davvero un errore, la cronologia informatica lo dimostrerà.
E se la vendita dell’acqua ai trasportatori qualificati non è consentita nel modello che proponiamo, ATI e AICA indichino finalmente la norma precisa che lo impedisce e perché i documenti che abbiamo davanti prevedono invece trasportatori e punti di carico.
Dopo quasi cinque mesi di emergenza, gli agrigentini non chiedono miracoli.
Chiedono acqua, regole comprensibili e la stessa regola per tutti.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.







