Agrigento, altri 113 mila euro per le fototrappole: Il “cambiamento” riparte dalle proroghe. È davvero questa la strada?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Cambia l’amministrazione, cambiano il sindaco e gli assessori, cambiano gli slogan. Ma, almeno per il momento, alcuni metodi sembrano restare sorprendentemente uguali.
L’ultimo caso arriva dalla determinazione dirigenziale n. 2479 del 13 agosto 2026 OMISSIS_Determina+Dirigenziale+2026-2479 del Comune di Agrigento. L’oggetto è chiarissimo: proroga del servizio di noleggio e gestione delle telecamere per il controllo ambientale, utilizzate contro discariche abusive e abbandono indiscriminato dei rifiuti.
E qui bisogna partire dai numeri, perché sono i numeri a raccontare meglio di qualsiasi slogan quanto costa questo sistema.
Il conto: oltre 113 mila euro per la nuova proroga
Nel maggio 2025, quindi durante la precedente amministrazione Miccichè, il Comune aveva affidato alla GEOTECH Engineering srl il servizio relativo inizialmente a 25 Box Camera, per dodici mesi, per 106.500 euro oltre IVA, cioè 129.930 euro IVA compresa.
Non solo. L’affidamento prevedeva già l’opzione di rinnovo per un secondo anno, questa volta per 30 dispositivi Camera Cloud, per 85.500 euro oltre IVA.
Successivamente, nel novembre 2025, arrivava un altro affidamento alla stessa società: 5 Box Camera Solar_IA da installare in contrada Baracca, per otto mesi e per altri 25.039,28 euro.
Adesso arriva l’amministrazione Sodano.
E cosa cambia?
Per il momento, su questo fronte, si continua.
La determina del 13 agosto dispone infatti la proroga per dodici mesi dei 30 dispositivi Camera Cloud, per 104.310 euro IVA compresa, e per ulteriori cinque mesi delle cinque telecamere Solar_IA di contrada Baracca, per 8.692,50 euro IVA compresa.
Totale della nuova operazione: 113.002,50 euro.
Più di centotredicimila euro.
E l’atto precisa persino che i servizi prorogati continueranno alle medesime condizioni contrattuali previste dalle determinazioni del 2025.
Ma i risultati degli anni precedenti dove sono?
Ed è proprio qui che nasce la questione politica.
Perché Report Sicilia non scopre oggi il problema dell’abbandono dei rifiuti ad Agrigento.
Per anni abbiamo documentato discariche, sacchetti abbandonati, cumuli di rifiuti e zone della città trasformate in pattumiere. E il problema non riguarda soltanto gli ultimi mesi dell’amministrazione Miccichè: quel sistema di contrasto all’abbandono dei rifiuti, per come si è tradotto concretamente sul territorio negli anni, non ci sembra abbia prodotto risultati proporzionati alle risorse impegnate.
Se il sistema fosse stato così efficace, perché Agrigento ha continuato a convivere con le discariche abusive?
Quante sanzioni sono state elevate grazie alle telecamere? Quanti responsabili sono stati individuati? Quanto è stato effettivamente riscosso? Quante discariche sono state eliminate stabilmente? Qual è il rapporto tra le somme spese e i risultati ottenuti?
Sono dati che l’amministrazione dovrebbe mettere pubblicamente sul tavolo.
Perché 113 mila euro non sono un dettaglio.
Di Rosa aveva proposto un’altra strada: ispettori ambientali e Protezione civile
Eppure un’alternativa era stata indicata.
Giuseppe Di Rosa aveva proposto l’istituzione di un servizio di ispettori ambientali, coinvolgendo un’associazione di volontari della Protezione civile adeguatamente formati e autorizzati secondo le norme applicabili.
Un modello molto semplice nella sua impostazione: uomini e donne sul territorio, presenza visibile, prevenzione, segnalazione degli illeciti, controllo delle aree maggiormente interessate dagli abbandoni e collaborazione con gli organi competenti per arrivare alle sanzioni.
Non soltanto telecamere.
Presidio del territorio.
Una soluzione che, nella proposta politica avanzata da Di Rosa, avrebbe potuto consentire di utilizzare il volontariato organizzato della Protezione civile prevedendo i necessari rimborsi delle spese, con costi potenzialmente molto inferiori rispetto alle somme oggi impegnate per il solo sistema delle telecamere.
Naturalmente spetta all’amministrazione verificare concretamente fattibilità giuridica, competenze, formazione, poteri attribuibili e costi del modello. Ma proprio questo dovrebbe fare una nuova amministrazione: valutare alternative, confrontare costi e risultati e decidere sulla base dell’efficienza.
Perché non provarci?
Perché non mettere a confronto i due modelli?
Aspettiamo ancora il cambiamento
Il problema, ormai, va oltre le fototrappole.
Questa amministrazione si è presentata alla città come il cambiamento rispetto al passato. Ed è proprio per questo che Report Sicilia continuerà a misurarla sulle scelte concrete e non sui video, sui post o sugli slogan.
Perché dal primo giorno continuiamo a vedere proroghe, rinnovi e prosecuzioni di servizi e incarichi provenienti dalla precedente stagione amministrativa.
Può accadere, naturalmente, che una nuova amministrazione debba garantire la continuità dei servizi e non possa cancellare con un tratto di penna contratti e obbligazioni già esistenti.
Ma il tempo passa.
E prima o poi il cambiamento deve diventare visibile anche negli atti amministrativi.
Nel caso delle telecamere, la continuità è evidente: il Comune ricorda nell’atto l’affidamento del maggio 2025, quello aggiuntivo del novembre 2025 e oggi dispone la prosecuzione del servizio per altri dodici mesi, impegnando per il nuovo periodo oltre 113 mila euro complessivi.
Miccichè 2.0? Speriamo di essere smentiti dai fatti
La domanda, allora, diventa inevitabile: dov’è il cambio di passo?
Non vogliamo sostenere che tutto ciò che apparteneva alla precedente amministrazione debba essere cancellato soltanto perché deciso prima. Sarebbe una posizione priva di senso.
Chiediamo qualcosa di molto più semplice: verificare ciò che ha funzionato e soprattutto ciò che non ha funzionato, pubblicare i risultati e cambiare metodo quando il rapporto tra costi e benefici non appare soddisfacente.
Altrimenti il rischio politico è evidente.
Quello di trovarci davanti non alla rivoluzione amministrativa annunciata, ma a una sorta di “Miccichè 2.0”: nuovi protagonisti, nuova comunicazione social, ma vecchi servizi prorogati, vecchi sistemi rinnovati e la macchina amministrativa che continua lungo gli stessi binari.
Noi aspettiamo ancora il cambiamento.
E sugli ispettori ambientali rilanciamo la proposta di Giuseppe Di Rosa: si faccia uno studio serio dei costi, si verifichi la possibilità di utilizzare volontari qualificati della Protezione civile, si confronti quel modello con gli oltre 113 mila euro appena impegnati per la prosecuzione delle telecamere e si rendano pubblici i risultati ottenuti negli anni con queste ultime.
Poi saranno i cittadini a giudicare quale soluzione convenga davvero ad Agrigento.
Perché il cambiamento non si misura da chi occupa Palazzo dei Giganti.
Si misura da quello che cambia dentro gli atti.
E, almeno in questo caso, l’atto del 13 agosto racconta soprattutto una parola: proroga.
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

