Agrigento – Caso Crosta, atto di indirizzo sulle sanatorie firmato mentre la sua pratica è pendente: Controcorrente implode, il PD che cosa dice?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Con il vicesindaco firma l’Assessora ai Lavori pubblici Mauriccia Miccichè, mentre viene scavalcata Eleonora Sciortino, assessora del PD titolare dell’Urbanistica. “Più firme, più valore”? Le firme non sono ornamenti: moltiplicano le responsabilità. Il Segretario generale intervenga e Prefetto e Procura acquisiscano tutto
Il caso Crosta non riguarda più soltanto la casa di contrada Zingarello, la domanda di sanatoria pendente da oltre quarant’anni e i lavori apparentemente eseguiti nell’ultimo quinquennio.
Adesso investe direttamente il funzionamento della Giunta, la corretta distribuzione delle deleghe, l’imparzialità dell’amministrazione comunale e la credibilità politica della coalizione che ha portato Michele Sodano alla carica di sindaco.
Report Sicilia ha già pubblicato la notizia secondo la quale il vicesindaco Giovanni Crosta avrebbe sottoscritto, insieme all’assessora ai Lavori pubblici Mauriccia Miccichè, un atto di indirizzo finalizzato ad accelerare la definizione delle pratiche di sanatoria.
Non un generico “indirizzo”, dunque, ma un atto di indirizzo politico rivolto agli uffici comunali.
Crosta, però, risulta comproprietario di un immobile sul quale pende proprio una domanda di sanatoria. Avrebbe quindi partecipato alla formazione di un atto riguardante la stessa categoria di procedimenti nella quale possiede un interesse personale.
Non affermiamo che l’atto sia stato predisposto per favorire la pratica di Crosta. Non attribuiamo responsabilità penali, che possono essere accertate soltanto dalla magistratura.
Il problema esiste già, però, sul piano dell’opportunità politica, dell’imparzialità dell’amministrazione e dell’eventuale obbligo di astensione.
Crosta avrebbe dovuto dichiarare la propria posizione e rimanere completamente estraneo alla materia.
Non avrebbe dovuto firmare quell’atto di indirizzo.
Miccichè a quale titolo ha firmato?
Accanto alla posizione di Crosta emerge quella dell’assessora Mauriccia Miccichè.
L’atto di indirizzo sulle sanatorie sarebbe stato firmato da un vicesindaco personalmente interessato da una pratica pendente e da un’assessora titolare delle deleghe ai Lavori pubblici, alle manutenzioni e alla mobilità sostenibile.
A quale titolo Miccichè è intervenuta sulla definizione delle sanatorie edilizie?
Quale sua delega le consentiva di sottoscrivere un atto di indirizzo rivolto agli uffici su una materia riconducibile all’Urbanistica e alla gestione del territorio?
Chi ha predisposto il documento? Chi le ha chiesto di firmarlo? Il sindaco Michele Sodano ne era informato? Esiste una decisione collegiale della Giunta oppure si tratta di un’iniziativa assunta dai due firmatari?
E, soprattutto, Mauriccia Miccichè era consapevole che Crosta fosse personalmente interessato da una pratica di sanatoria ancora pendente?
Se lo sapeva, perché non ha ravvisato l’inopportunità della sua partecipazione?
Se non lo sapeva, perché ha sottoscritto un atto tanto delicato senza verificare la posizione degli amministratori coinvolti?
“Più firme, più valore”? Questa non è una petizione
Viene persino da domandarsi se qualcuno abbia pensato che l’aggiunta della firma di Miccichè potesse attribuire maggiore forza politica al documento: più firme, più valore.
Se fosse questa la spiegazione, sarebbe gravissima.
Non siamo davanti a una petizione nella quale si raccolgono adesioni per mostrare quanto sia condivisa un’iniziativa. Siamo davanti a un atto di indirizzo rivolto agli uffici comunali su una materia delicatissima.
Le firme degli amministratori non sono decorazioni da aggiungere in fondo a un documento per renderlo più autorevole. Ogni firma presuppone una competenza, una responsabilità e la piena consapevolezza del contenuto e delle possibili conseguenze dell’atto sottoscritto.
Miccichè non può avere firmato soltanto per fare numero, per accompagnare politicamente Crosta o per distribuire su più persone la responsabilità dell’iniziativa.
Se ritiene di avere agito nell’ambito delle proprie attribuzioni, indichi pubblicamente la delega, la disposizione normativa o il provvedimento che le avrebbe consentito di intervenire sulla definizione delle sanatorie edilizie.
Se, invece, la sua firma è stata aggiunta soltanto per dare maggiore peso politico all’atto di indirizzo, ci troveremmo davanti proprio a quelle pratiche della vecchia politica che Sodano e Controcorrente sostenevano di voler superare: più firme per fare massa, competenze scavalcate e responsabilità apparentemente diluite.
Ma le firme non diluiscono le responsabilità.
Le moltiplicano.
Perché è stata scavalcata Eleonora Sciortino?
La domanda principale resta irrisolta: perché coinvolgere l’assessora ai Lavori pubblici e lasciare fuori l’assessora all’Urbanistica Eleonora Sciortino?
Il sito istituzionale del Comune attribuisce alla Sciortino le deleghe alla Pianificazione urbanistica, alla gestione del territorio, al Prg, alle politiche per il centro storico e alla rigenerazione urbana. Sciortino è stata indicata nella Giunta Sodano come espressione del Partito democratico.
La materia delle sanatorie edilizie appare, dunque, direttamente collegata alle sue competenze politiche.
Sciortino è stata informata prima della firma? Ha partecipato alla predisposizione dell’atto di indirizzo? Ha espresso un parere? Ha rifiutato di firmarlo? Ha chiesto di non essere coinvolta? Oppure è stata deliberatamente scavalcata da Crosta e Miccichè?
Sono domande alle quali l’assessora deve rispondere personalmente.
Non può restare in silenzio mentre altri componenti della Giunta intervengono su una materia riconducibile alla delega che il sindaco le ha formalmente affidato.
Se ha condiviso l’atto, deve assumersene pubblicamente la responsabilità.
Se non lo ha condiviso, deve dirlo.
Se è stata scavalcata, deve spiegare se ritenga ancora possibile esercitare autonomamente la propria funzione dentro questa Giunta.
Il PD non può fingere di non vedere
A questo punto deve rispondere anche il Partito democratico.
Che cosa pensa il PD di un atto di indirizzo sulle sanatorie firmato senza l’assessora che lo rappresenta in Giunta e che detiene la delega all’Urbanistica?
Il partito considera normale che una propria assessora venga esclusa da un’iniziativa riguardante una materia di sua competenza?
Ritiene politicamente opportuno che l’atto sia stato firmato da Crosta mentre una sua pratica di sanatoria risulta ancora pendente?
Ha chiesto spiegazioni a Michele Sodano? Ha domandato il ritiro dell’atto di indirizzo? Ha preteso l’astensione del vicesindaco? Ha convocato Sciortino per sapere se sia stata informata o scavalcata?
Oppure, pur di restare dentro la Giunta, preferirà non vedere e non parlare?
Il silenzio del PD, da questo momento, assumerebbe un significato politico preciso. Se non prenderà posizione, dovrà spiegare perché abbia accettato che una delega affidata a una propria rappresentante venga esercitata, nei fatti, da altri componenti dell’esecutivo.
Sciortino non può essere considerata una semplice presenza politica utile a completare l’organigramma della Giunta. Se possiede la delega all’Urbanistica deve poterla esercitare. Se altri intervengono al suo posto, il PD deve difenderne le prerogative oppure ammettere di avere rinunciato al proprio ruolo politico.
Una poltrona non può valere più della dignità politica di un partito e della responsabilità affidata a una sua assessora.
Pubblicate integralmente l’atto di indirizzo
Prima di qualsiasi altra spiegazione, l’amministrazione deve rendere pubblico il documento originale.
La città deve conoscere:
- la data e il numero di protocollo;
- l’oggetto completo;
- la natura e il contenuto dell’atto di indirizzo;
- i nomi e le qualifiche dei firmatari;
- le deleghe richiamate;
- chi lo abbia materialmente predisposto;
- gli uffici e i dirigenti destinatari;
- le pratiche interessate;
- le disposizioni impartite;
- gli eventuali termini assegnati;
- le comunicazioni e le riunioni che lo hanno preceduto;
- gli effetti eventualmente già prodotti.
Non basta definirlo un atto politico per considerarlo irrilevante.
Un atto di indirizzo rivolto agli uffici può orientare priorità, tempi e modalità dell’azione amministrativa. Proprio per questo deve rispettare la distribuzione delle competenze, l’imparzialità e gli obblighi di astensione.
Occorre verificare se la pratica relativa all’immobile di Crosta rientri tra quelle interessate dall’atto e se il vicesindaco abbia partecipato a riunioni, interlocuzioni o comunicazioni con dirigenti e dipendenti.
Il Segretario generale intervenga immediatamente
Il Segretario generale del Comune di Agrigento non può restare spettatore.
Deve acquisire l’originale dell’atto di indirizzo e verificarne protocollo, firme, destinatari, presupposti, competenze ed eventuali effetti già prodotti.
Deve chiedere una relazione urgente ai dirigenti interessati e accertare:
- se la partecipazione di Crosta imponesse l’astensione;
- perché non sia stata coinvolta l’assessora all’Urbanistica;
- in base a quale delega abbia firmato Mauriccia Miccichè;
- quale competenza abbia esercitato Crosta;
- se il sindaco abbia autorizzato o condiviso l’iniziativa;
- se siano state impartite istruzioni agli uffici;
- se alcune pratiche siano state indicate come prioritarie;
- se l’atto abbia già prodotto attività istruttorie.
Sul piano tecnico, il potere di ritirare, revocare o annullare l’atto dipenderà dalla sua natura e dall’organo che lo ha adottato. Il Segretario generale, però, ha il dovere di attivare immediatamente le verifiche, impedire che un documento potenzialmente viziato produca ulteriori conseguenze e indicare chi sia competente alla sua rimozione.
Crosta e Miccichè devono ritirare l’atto di indirizzo da loro sottoscritto.
Sodano deve sospenderne immediatamente ogni effetto politico e amministrativo.
Lasciarlo operativo durante gli accertamenti sarebbe irresponsabile.
La PEC era già nella disponibilità del Comune
Alle ore 13.25 del 5 settembre Report Sicilia aveva trasmesso una PEC al Comune, al sindaco, al Segretario generale, alla Soprintendenza e agli organi di polizia ambientale.
Avevamo espressamente chiesto che Crosta si astenesse da qualsiasi attività, interlocuzione o procedimento riguardante direttamente o indirettamente la propria casa, la domanda di sanatoria, le utenze e gli accertamenti richiesti.
È quindi indispensabile conoscere la data dell’atto di indirizzo.
È stato firmato prima o dopo l’arrivo della PEC?
Se è stato firmato prima, perché non è stato ritirato subito dopo la segnalazione?
Se è stato firmato dopo, la vicenda assumerebbe una gravità politica ancora maggiore, perché significherebbe che l’amministrazione era già stata formalmente avvertita del possibile conflitto d’interessi.
Sodano aveva letto la PEC? Il Segretario generale l’aveva esaminata? Crosta era stato invitato ad astenersi? Miccichè e Sciortino erano state informate?
Servono date e protocolli. Non altri attacchi contro Report Sicilia.
Prefetto e Procura acquisiscano tutta la documentazione
Le sole verifiche interne al Comune, ormai, non sono sufficienti.
Il Prefetto di Agrigento dovrebbe acquisire l’atto di indirizzo e chiedere al sindaco e al Segretario generale una relazione urgente sulla procedura seguita, sulle competenze esercitate e sulle misure adottate per garantire l’imparzialità dell’amministrazione.
La Procura della Repubblica valuti, nell’ambito delle proprie attribuzioni, l’acquisizione:
- dell’atto di indirizzo originale e degli eventuali allegati;
- del registro di protocollo e dei metadati informatici;
- delle comunicazioni tra amministratori, dirigenti e dipendenti;
- dell’elenco delle pratiche interessate;
- della pratica di sanatoria relativa all’immobile di Crosta;
- dei dati sugli accessi e sulle attività compiute sul fascicolo;
- degli atti edilizi e paesaggistici riguardanti i lavori apparentemente realizzati nell’ultimo quinquennio;
- delle eventuali dichiarazioni di astensione.
Non sosteniamo che siano stati commessi reati o alterati documenti. Chiediamo che autorità esterne garantiscano l’integrità dei fascicoli e accertino se l’azione amministrativa sia rimasta imparziale.
Più tempo trascorre, più diventa urgente cristallizzare documenti, comunicazioni e sequenze temporali.
La Vardera prenda atto: Controcorrente è implosa
Ismaele La Vardera deve prendere atto della realtà: Controcorrente ad Agrigento è politicamente implosa.
Il movimento aveva promesso discontinuità, legalità, trasparenza e coraggio. Oggi il sindaco sostenuto da Controcorrente difende un vicesindaco interessato da una pratica di sanatoria, mentre emerge un atto di indirizzo che Crosta avrebbe firmato per accelerare la definizione delle sanatorie.
La Vardera ha chiesto il passo indietro di Crosta. Sodano ha scelto di difenderlo. Crosta è rimasto al proprio posto. Il PD tace. L’assessora competente risulta scavalcata e l’assessora ai Lavori pubblici avrebbe firmato senza che sia stato ancora spiegato a quale titolo.
Che cosa resta di Controcorrente?
Un movimento che non riesce a far rispettare le proprie decisioni? Un sindaco che ne utilizza il simbolo per vincere le elezioni e poi ignora la linea politica? Una Giunta nella quale le deleghe possono essere scavalcate senza alcuna spiegazione?
La Vardera non può continuare a limitarsi alle dichiarazioni. Deve decidere se ritirare il sostegno politico a Sodano oppure assumersi la responsabilità di ciò che questa amministrazione sta diventando.
Sodano ormai al livello di Miccichè e dei suoi predecessori
Michele Sodano aveva promesso una nuova stagione. Aveva definito la propria come “l’amministrazione della legalità” e annunciato la rottura con i metodi del passato.
Oggi, sul piano del metodo politico, si sta mostrando allo stesso livello dell’amministrazione dell’ex sindaco Franco Miccichè e di molti suoi predecessori: difesa preventiva degli uomini della Giunta, sovrapposizione di competenze, atti non immediatamente pubblicati, silenzi degli alleati e attacchi contro chi chiede trasparenza.
Non è un’equiparazione giudiziaria e non è un’accusa penale. È un giudizio politico.
Il cambiamento non consiste nel sostituire nomi e fotografie. Consiste nel comportarsi diversamente quando una questione delicata investe direttamente un componente dell’amministrazione.
Un sindaco realmente diverso avrebbe pubblicato immediatamente l’atto di indirizzo, ne avrebbe sospeso gli effetti, avrebbe imposto l’astensione a Crosta, tutelato la competenza della Sciortino e chiesto al Segretario generale una relazione urgente.
Sodano ha preferito difendere Crosta e attaccare il giornale che ha sollevato il caso.
Adesso non può più sostenere di non sapere.
Le risposte non possono più attendere
Mauriccia Miccichè deve spiegare a quale titolo abbia firmato l’atto di indirizzo e se conoscesse la posizione personale di Crosta.
Eleonora Sciortino deve chiarire se sia stata informata, consultata, esclusa oppure se abbia condiviso l’iniziativa.
Il PD deve dire se considera accettabile che la propria assessora all’Urbanistica venga scavalcata su un atto riguardante le sanatorie.
Il Segretario generale deve attivare immediatamente le verifiche e indicare il percorso per la sospensione e il ritiro dell’atto.
Sodano deve pubblicare il documento e spiegare se lo conoscesse e lo condividesse.
Crosta deve chiarire perché non si sia astenuto e deve rimettere immediatamente le deleghe collegate agli uffici che potrebbero essere chiamati a controllarlo.
La Vardera deve decidere se Controcorrente possieda ancora una linea politica oppure sia ormai soltanto il contenitore elettorale utilizzato per portare Sodano al Comune.
L’atto di indirizzo deve essere pubblicato e ritirato. Prefetto e Procura devono valutare l’acquisizione dell’intera documentazione.
Se Crosta ha firmato un atto di indirizzo sulle sanatorie mentre la propria pratica era pendente, la sua permanenza nella funzione di vicesindaco è diventata politicamente insostenibile.
Se Sodano continuerà a proteggerlo, la responsabilità diventerà dell’intera amministrazione.
E se il PD continuerà a tacere mentre una propria assessora viene scavalcata su una delega tanto importante, dovrà spiegare agli agrigentini che cosa sia disposto ad accettare pur di restare dentro la Giunta.
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Fonte: Report Sicilia
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